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            18 Maggio 2024
            Mothers' Instinct Anne Hathaway Jessica Chastain Recensione Cinemando
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            MOTHERS' INSTINCT, CI MANCAVA PROPRIO UN ALTRO FALSO HITCHCOCKIANO

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Mothers' Instinct
            USCITA ITALIA: 9 maggio 2024
            REGIA: Benoît Delhomme
            SCENEGGIATURA: Sarah Conradt
            CON: Jessica Chastain, Anne Hathaway, Josh Charles, Anders Danielsen Lie
            GENERE: thriller, drammatico
            DURATA: 94 min

            VOTO: 4

            RECENSIONE:

            Il direttore della fotografia Benoît Delhomme esordisce alla regia con un thriller di chiara ispirazione hitchcockiana, con protagoniste due attrici che condividono molto più di quanto si possa pensare e che interpretano due versioni della medesima storia (collettiva e socio-culturale). Tuttavia, né vederle insieme sul grande schermo, né tantomeno la griffe del maestro della suspense giustificano e permettono di riacquistare un minimo di piacere in una prevedibile e impalpabile storia di cattivo vicinato.

            Non è certo un segreto che sia hitchcockiana la radice di Mothers’ Instinct, esordio alla regia per il direttore della fotografia francese Benoît Delhomme (impegnato in film come La teoria del tutto, Free State of Jones, Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità) all’insegna del remaking (del mediocre film Doppio sospetto di Olivier Masset-Depasse, a sua volta tratto dal romanzo Oltre la siepe di Barbara Abel) e di un thriller psicologico, dai risvolti anche orrorifici, che parla di perdita, elaborazione del lutto, manipolazione emotiva e - ovviamente - di una maternità morbosa e perversa. Basti notare il look scelto per le due protagoniste, che supera da subito i motivi di ricostruzione e ambientazione (la pellicola si ambienta infatti negli anni ‘40), assumendo le indubitabili fattezze di omaggio, di dichiarazione della matrice filmica del progetto.

            Anne Hathaway e Jessica Chastain - due star che condividono molto più di quanto si possa pensare (non solo la vittoria di un premio Oscar), come il trovarsi in fasi abbastanza equiparabili, ergo di crisi, incertezza, stallo, delle proprie rispettive carriere - sono infatti agghindate e truccate in un vertiginoso e feticistico sdoppiamento, in tutto e per tutto di scuola hitchcockiana, del prototipo femminile, dell’idea di musa che ha sempre contraddistinto il cinema del maestro della suspense. Poco importa se il modello di base sia Grace Kelly o Kim Novak: Alice e Celine - questi, i nomi dei personaggi interpretati dalle due attrici, le madri del titolo - sono chiaramente due facce della stessa medaglia, due versioni della medesima storia. Una che supera i confini del loro “tranquillo” sobborgo, dei loro giardini e delle loro tipiche villette a schiera, riecheggiando una condizione collettiva, socio-culturale, di ruoli e stereotipi soffocanti, di privazioni e impossibilità di emanciparsi, autodeterminarsi, condurre e decidere liberamente della propria vita.

            Purtroppo però, tutto quanto è rimandato al pressapochismo di una minima, quasi impercettibile suggestione, di uno spunto mai realmente sviluppato e promosso a valore precipuo e specifico dell’operazione, a discorso effettivo. Del resto, è rimandato - e perciò di fatto inesistente - pure il mistero, malgrado sia poi tutto ciò che conta per Mothers’ Instinct, che di Hitchcock ha quindi solo la griffe, un riferimento che può essere soltanto ruffiano, sufficiente giusto a darsi un tono, oppure ancora un espediente paragonabile, trattato alla stregua di decor o di un polveroso pezzo da museo.

            Mothers' Instinct Anne Hathaway Jessica Chastain Recensione Cinemando

            Invero, mentre si assiste al consumarsi, avvilupparsi e sciogliersi di questa storiaccia di pessimo vicinato, incidenti “inscenati”, non detti, (pochi) segreti e (ancor meno) ambiguità, la vera rivelazione, ciò che può sorprendere sono semmai la prevedibilità e la pochezza del racconto e dei suoi sviluppi, l’inconsistenza o, per meglio dire, l’inesistenza di un barlume di idea, qualunque essa sia: di cinema, di sguardo, politica, o anche tutt’e tre combinate. Il funzionamento è, in tal senso, analogo a quello di un Cattiverie a domicilio, di uno sfizio meno eccentrico e più banale, solo(!) un rigido giochetto di thrilling, una sfida alla percezione di chi guarda.

            A dirla tutta, però, né seguire questa piccola e insulsa storia nel suo darsi ai nostri occhi, né un utilizzo talora felice di luci e colori dal taglio espressionista, né tantomeno vedere insieme sul grande schermo due attrici di tutto rispetto - le quali riescono comunque a schivare le insidie (inconsapevoli) di un’impalcatura filmica sgraziata, e a tenere, con eleganza e classe, le redini di un racconto implausibile e impalpabile dal primo all’ultimo minuto - giustificano e permettono di riacquistare un minimo di piacere nell’esperienza. O di speranza per un'opera affettata, acerba, sbiadita e stereotipata al pari della sua fotografia, che gira talmente tanto a vuoto da dilatare i suoi 90 minuti di durata fino a farli sembrare interminabili, mancando proprio dello sforzo e, appunto, dell’istinto necessari per farsi ricordare e mettendo soprattutto a dura prova la sospensione dell’incredulità.

            Ciò non toglie che a qualcuno Mothers’ Instinct possa pure soddisfare. Ma a volte, se accontentarsi è bene, non accontentarsi è meglio. Specie se, come in questo caso, il destino del film non pare importare nemmeno a chi vi è coinvolto.

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