logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            28 Aprile 2024
            La moglie del presidente Catherine Deneuve Recensione Cinemando
            parallax background

            LA MOGLIE DEL PRESIDENTE È UN DELIZIOSO RITRATTO DI DONNA

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Bernadette
            USCITA ITALIA: 24 aprile 2024
            USCITA FRA: 4 ottobre 2023
            REGIA: Léa Domenach
            SCENEGGIATURA: Léa Domenach, Clémence Dargent
            CON: Catherine Deneuve, Denis Podalydès, Michel Vuillermoz, Sara Giraudeau
            GENERE: commedia, drammatico, biografico
            DURATA: 95 min

            VOTO: 7

            RECENSIONE:

            Catherine Deneuve è la première dame Bernadette Chodron de Courcel ne La moglie del presidente dell'esordiente alla regia Léa Domenach. Ennesimo, legittimo racconto sull'emancipazione e autoaffermazione di una donna contro un maschilismo vanesio e infantile, questa deliziosa pellicola riconferma e rinnova il mito di un’icona del cinema per cambiare la storia e, attraverso la finzione, permettere forse a Bernadette di diventare l'icona che mai è riuscita ad essere nella realtà.

            A volte, durante la visione di un film, l’immersione nel racconto a schermo è tale, il lavoro di concerto di tutte le varie componenti, degli ingredienti della finzione, è a tal punto efficiente e sinergico, che ci lascia andare facilmente e completamente, smettendo in un certo senso il ruolo di spettatore, dimenticandosi quasi di esserlo.

            È esattamente questo l’effetto che si ha guardando La moglie del presidente di Léa Domenach, sceneggiatrice francese che esordisce alla regia all’ombra (o alla luce) di una grande donna politica, purtroppo caduta nell’oblio della storia, mai trasformatasi in un’icona riconosciuta e riconoscibile da tutti, e non soltanto dai francesi. Bernadette Chodron de Courcel, questo il suo nome, non è mai riuscita ad essere - complice una biografia fortunatamente diversa - come quella Lady D a cui, da giovane, assomigliava all’inverosimile, e a cui può essere comunque paragonata in più di un senso. Pur venendo da una famiglia dell’alta aristocrazia francese, di questo suo lignaggio, più che un vanto, ha fatto un segno di eleganza, misura, dignità. Inoltre, i suoi interessi filantropici e il suo cuore sono sempre stati i meno fortunati e le persone umili, i malati e gli indigenti, i bambini e gli anziani all'interno degli istituti ospedalieri. Ciò nondimeno, ella è conosciuta e passerà purtroppo alla storia in quanto moglie del ventiduesimo presidente della Repubblica francese Jacques Chirac.

            Questo, la giovane debuttante lo sa molto bene e lo sfrutta in modi sia proverbiali e connaturati alle derive e correnti del nostro tempo, che freschi, originali, arguti ed estremamente ironici. Lo avrete subito intuito: La moglie del presidente è l’ennesimo (legittimo) racconto di emancipazione e autoaffermazione femminile, solo ambientato fra i corridoi dell’Eliseo. E quindi, il racconto del progressivo affrancarsi di Bernadette da una maschilismo vanesio, ergo dall’ombra e dalla figura del marito, al cui successo sembrerebbe aver contribuito in maniera sostanziale - quest’ultimo rappresentato come un uomo infantile, insicuro, più fortunato che brillante; uno che desidera conquistare il potere per starsene in pantofole sul divano a leggere riviste o a guardare programmi su manufatti antichi; che fa il piacione con tutti ed è incapace, soprattutto, di frenare i bisogni dei propri lombi -, e così abbracciare la versione migliore di sé stessa: sagace, attenta, empatica, generosa, dotata di una perspicacia che ne fa perfetto termometro delle situazioni (e non solo politiche).

            La moglie del presidente Catherine Deneuve Recensione Cinemando

            Nel dipingere questo ritratto di donna, Domenach - astuta come la sua protagonista - riconosce il carattere innanzitutto finzionale del suo progetto, cosa che le permette di districarsi con mirabile nonchalance tra i fatti della recente storia politica di Francia e, allo stesso tempo, scivolare dentro e fuori il filone biografico. Giocare, insomma, con lo stereotipo del film con velleità informative e pseudo-documentaristiche, inventando situazioni a proprio gusto, lavorando di sottigliezza con il registro della commedia (si pensi anche solo alla scelta della facce maschili, come lo Chirac di un Michel Vuillermoz che ricorda Rowan Atkinson e il suo Mr. Bean, oppure all’uso spiritoso del coro, a cui sono delegati i momenti formali del biopic, che apre, chiude e si intromette qua e là durante il film, ricalcando l’evoluzione, anche caratteriale, del personaggio di Bernadette), e rendendo non solo adatta e sensata, ma pure vantaggiosa la scelta - con l’ingombranza divistica che ne deriva - di una Catherine Deneuve sempre incantevole.

            La sua Bernadette è appunto "la sua": un’interpretazione di quella passata alla cronaca, oltre che un’occasione per riflettere, aggiornare, (ri)scrivere la propria immagine, la propria marca d'attrice, come già avveniva nel caso emblematico dell’ultimo Le verità di Kore-eda, e come, del resto, sempre avviene per la Madame, che peraltro aveva già interpretato un personaggio simile in Potiche - La bella statuina di François Ozon. Né “antica” né forzatamente “trendy”, ma semplicemente e piacevolmente vintage, Deneuve riesce a rendere - grazie anche alla deliziosa complicità con il compagno di scena Denis Podalydès - le numerose sfaccettature, le diverse sfere dell’esistenza privata e politica, tutta la complessità di una donna che, pur con i suoi dolori e le sue contraddizioni, sembra aver sviluppato una capacità unica e indicibile di leggere e capire quel che le accade attorno tanto da rimanerne al di fuori, da essere insieme di un’epoca passata e di quella presente, da restare ferma, solida, irriducibile mentre tutto ciò che la circonda cambia vorticosamente.

            E il merito va riconosciuto, in primis, alla sceneggiatura della stessa Domenach e di Clémence Dargent. Le due intuiscono infatti come e quanto la vera forza di Bernadette sia frutto di un compromesso (di politica matrimoniale) e di una fedeltà talora imperscrutabile nei confronti del marito. Solo continuando ad essere la moglie del presidente (e, per una volta, il titolo italiano ha quasi più pregnanza di quello originale), solo mimetizzandosi (come sintetizza visivamente il meraviglioso poster) nello stereotipo della première dame costretta a stare un passo dietro al marito, il personaggio(!) di Deneuve riesce a ribaltarlo, questo stereotipo, a ribaltare la percezione che gli elettori hanno di lei, a smuovere la propria situazione, a lasciare davvero il segno, a sfiorare quell’iconismo che, come sopra, la Bernadette reale non è mai riuscita ad avere.

            Se a questa idea di "micro-rivoluzione" e a quella misura e pacatezza tipiche del miglior dramedy nazionalpopolare, si allinea poi una regia consapevole e accorta, devota oltremodo al piacere del raccontare, dell’allestire situazioni, del trarre quanto di meglio dalla semplicità della propria natura e dei suoi strumenti, ebbene, il risultato non può che essere quello di cui parlavamo in apertura. O, in altre parole, un delizioso film che riconferma e rinnova il mito di un’icona del cinema per cambiare la storia: quella che è stata e che avrebbe dovuto essere.

            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            0

            Articoli correlati

            La recensione de Il caso 137, il nuovo film thriller di Dominik Moll con protagonista Léa Drucker presentato a Cannes 2025.
            25 Aprile 2026

            Il caso 137, la verità in differita


            Leggi di più
            La recensione di Michael, il film biografico di Antoine Fuqua sulla vita di Michael Jackson con protagonista Jaafar Jackson.
            23 Aprile 2026

            Michael è un’operazione degna di Joseph Jackson


            Leggi di più
            La recensione di È l'ultima battuta?, il terzo film da regista di Bradley Cooper con Will Arnett e Laura Dern.
            17 Aprile 2026

            In È l’ultima battuta? Bradley Cooper impara la misura


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati