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            4 Aprile 2024
            Godzilla e Kong Il nuovo impero Recensione Cinemando
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            GODZILLA E KONG - IL NUOVO IMPERO, COME GUARDARSI ALLO SPECCHIO

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Godzilla x Kong - The New Empire
            USCITA ITALIA: 28 marzo 2024
            USCITA USA: 29 marzo 2024
            REGIA: Adam Wingard
            SCENEGGIATURA: Terry Rossio, Simon Barrett, Jeremy Slater
            CON: Rebecca Hall, Brian Tyree Henry, Dan Stevens, Kaylee Hottle, Alex Ferns
            GENERE: fantascienza, azione, thriller, avventura
            DURATA: 115 min

            VOTO: 5.5

            RECENSIONE:

            Dopo essersi scontrati ripetutamente in Godzilla vs. Kong, i due Titani per eccellenza del cinema sono chiamati ad unire le forze in Godzilla e Kong - Il nuovo impero, quinto inserto del Monster Verse e discesa ulteriore nell'approccio fumettoso e pop, ipercolorato e plasticoso, fracassone e iperbolico, finanche nerd di Adam Wingard. Nel bene e nel male: tra una visione spericolata, magari naïf, del blockbuster, e un'altra invece pericolosamente demenziale.

            Cosa c’è da dire, di nuovo, di un film che, con tutta probabilità, sarà ricordato per un lucertolone che si fa una pennica attorcigliato come un gatto dentro al Colosseo e per uno scimmione a cui un assurdo veterinario, a metà tra Dottor Dolittle e Ace Ventura, fa un’operazione di estrazione e implantologia dentale? Cos’altro bisognerà mai inventarsi per descrivere una pellicola come Godzilla e Kong - Il nuovo impero di Adam Wingard e un franchise come il Monster Verse targato Warner Bros./Legendary? Cosa ci offre l'ultima creatura di un universo che, con la solita onestà e schiettezza, dichiara la propria etica spettacolare, stima il proprio peso specifico, il proprio dato di realtà, il proprio stato di salute all’interno dell’industria, sa proporsi in maniera lampante al loro pubblico - e di cui proprio quei due segmenti appena citati costituiscono la più schiacciante delle istantanee.

            E ancora, cosa aggiungere al discorso che non sia già stato considerato anche solo per il precedente Godzilla vs. Kong (sempre figlio dell’approccio nerd e di un retrogusto tipicamente ottantino)? Sì, perché anche se i mostroni si trasformano, cambiando livrea e colore (neanche fossero auto in un Fast & Furious) od ottenendo potenziamenti sempre più derivativi e parossistici (come, ad esempio, il Power Glove tra Thanos e i Transformers); e per quanto possa cambiare la grammatica dei titoli, la quinta iterazione cinematografica dell’universo kaiju inaugurato ormai dieci anni fa [a sua volta, trentottesimo film su Godzilla e tredicesimo su King Kong] è la coda, il contraccolpo inevitabile del suo predecessore. Un suo strascico assecondante. Un altro, fanciullesco omaggio da fan che si compie nel suo riecheggiare un tipo di operazioni per cui, un tempo, erano conosciuti gli amici dell’Estremo Oriente. Una discesa ulteriore nella versione e visione fumettosa e pop, ipercolorata e plasticosa, fracassona e iperbolica dei due Titani per eccellenza della storia del cinema - che tuttavia, bisogna riconoscerlo, è pure l’unica ad aver davvero attecchito e ad essersi guadagnata una seconda volta.

            Godzilla e Kong Il nuovo impero Recensione Cinemando

            D’altronde, è su una catabasi ulteriore che si innesca la storia di Godzilla e Kong - Il nuovo impero. Difatti, salutatisi e mai più reincrociatisi dallo scontro e temporanea alleanza per salvare la Terra da un Mecha-Godzilla sfuggito al controllo degli umani suoi (autodistruttivi) inventori, lo scimmione - vero protagonista della storia - e il lucertolone - qui ridotto a spalla - vengono richiamati da un misterioso messaggio di soccorso nelle profondità insidiose della terra cava. Qui giace, nel livore di migliaia di anni, un nemico antichissimo, antidiluviano, primordiale, la cui rivincita potrebbe portare ad una “Terza Guerra Mondiale”, se non addirittura ad una nuova “Era Glaciale”.

            La tronfia esagerazione - lo abbiamo e avete capito - è l’energia che sostenta il film di Adam Wingard e la sceneggiatura dei ritrovati Terry Rossio, Simon Barrett e Jeremy Slater, ma in questo caso specifico la macchina viene lasciata in folle e senza freno a mano, sospingendo e scarrozzando lo spettatore in un viaggio girovago ai quattro angoli del globo terraqueo, in superficie (Italia, Francia, Spagna, Egitto, Brasile, Artide) e al suo interno. In altre parole, ciò a cui ci si ritrova di fronte è l’ennesimo, informe, smisurato frullatore postmoderno e tritatutto ipertestuale che però abbandona definitivamente il gioco della politica, delle potenze militari e delle multinazionali (già ridotto a mero accenno in Godzilla vs. Kong) e supera addirittura la parascienza, per abbracciare il puro esoterismo di civiltà sommerse e generiche profezie, e abbandonarsi del tutto all’esotismo (anche fantastico e fantascientifico) annoverato tanto dai romanzi d’avventura ottocenteschi, quanto dalle nuove derive e dal nuovo filone avventuroso offerti dal mondo globalizzato.

            Ciò nondimeno, in questo suo essere, per l’appunto, un more-of-the-same aggiornato, potenziato ad hoc, corazzato a dismisura, la pellicola di Wingard tallona un discorso magari fin troppo inconsapevole per potersi definire strettamente “poetica”, ma che, pur nella vaghezza degna di un’elucubrazione, contribuisce a connotare e fornire un valore aggiunto a quest’ultima frazione del Monster Verse. Il quale si rivolge e parla pertanto di un mondo (più simile a quello reale di quanto si pensi) in cui le creature gargantuesche ridimensionano - teoricamente e nella pratica - la nostra statura, la nostra supposta gravità (e gravitas), il nostro crederci specie dominante. Godzilla, Kong e tutti gli altri mostri - che “erano qui prima di noi” - diventano, in tal senso, il riflesso della nostra ingloriosa, risibile, forse anche ridicola piccolezza, dell’inconsistenza del nostro esistere, così come della bestialità di alcuni nostri comportamenti.

            Quella stessa progressiva disumanità e disumanizzazione che anima il ribaltamento del capostipite (il Godzilla di Gareth Edwards), ancora fortemente umanista e antropocentrico. Complici un design ispiratissimo (specie per quel che riguarda il villain: un mix di Re Luigi de Il libro della giungla, il Grinch, la mascotte degli Iron Maiden e un carattere degno di uno spaghetti western) e una perfezionata realizzazione digitale, i Titani, le loro storie e i loro percorsi di crescita individuale(!) finiscono infatti per diventare il fulcro dell’intreccio. Anzi, sono proprio i personaggi più espressivi e sfumati, l’autentico cuore emotivo di Godzilla e Kong - Il nuovo impero. Viceversa, la compagine umana viene man mano marginalizzata, resa funzionale nel suo mero esistere, nel suo essere pubblico inerme e microscopico e, di conseguenza, ideale veicolo della partecipazione dello spettatore.

            Godzilla e Kong Il nuovo impero Recensione Cinemando

            Ciò detto, sebbene, a differenza del predecessore, l'ultimo tentativo di Wingard ritrovi quel giusto spirito compagnesco e amichevole (tutto concentrato nella presenza scenica e nella credibilità di un Dan Stevens in perpetua rifrazione di Chris Pratt), un piccolo ingrediente segreto non basta. Non basta eccome a pareggiare una sceneggiatura che è, sì, ben cosciente della sua essenza, ma che, nell’esatto momento in cui tocca il “materiale umano”, confonde il grado zero dell’intrattenimento, la primordialità spettacolare, la levità e la frivolezza d’intenti, col didascalismo, l’indifferenza, la proverbialità, oltre a infinite reiterazioni e continue riformulazioni dello stato dei fatti. A tal punto da svalutare offensivamente(?) e ridimensionare a sua volta l’attenzione, le facoltà logiche e cognitive o, in altre parole, l’intelligenza di chi guarda.

            Suonerà paradossale, magari bizzarro, eppure l’unico modo per non incorrere in simili ingenuità e anomalie, per risultare addirittura più esasperati, e avere forse qualcos’altro, qualcosa di davvero interessante da dire, sarebbe eliminare qualsiasi traccia homo sapiens e lasciare il palcoscenico e il compito di umanità ai soli Godzilla e Kong - scegliete voi se “versus” o “featuring”. Fare, in definitiva, un film d’animazione (fotorealistico) che indulga sui lucertoloni dormienti nel Colosseo, sulle piramidi detronizzate e sui grattacieli infranti e calpestati, sullo spirito da cartoon della domenica mattina, sull’epicità “tamarra” di un picchiaduro o di un incontro di wrestling senza vinti né vincitori, parti e partiti. Un’utopia al limite dell’oscenità e del puro ludibrio voyeuristico della distruzione. Un po’ come se ci guardassimo.

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