
VOLARE NON ARRIVA NEMMENO AL CHECK-IN
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Volare
USCITA ITALIA: 22 febbraio 2024
REGIA: Margherita Buy
SCENEGGIATURA: Margherita Buy, Doriana Leondeff, Antonio Leotti
CON: Margherita Buy, Anna Bonaiuto, Giulia Michelini, Euridice Axen, Elena Sofia Ricci
GENERE: commedia, drammatico
DURATA: 100 min
Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2023
VOTO: 5
RECENSIONE:
L'attrice Margherita Buy esordisce dietro la macchina da presa con Volare, film in cui tratta e sviluppa la propria comprovata aviofobia, cercando al contempo di comprimere e sintetizzare tutto il proprio vissuto da attrice, tutti i personaggi e i ruoli che l’hanno contraddistinta. Il risultato è una commedia bizzarra e paradossale, dai contorni weird, che, pur forte di un cast di comprimari e grandi professionisti, non riesce a collimare i difetti di una sceneggiatura un po' svogliata, priva di un vero e proprio centro, e di visione incerta.
Anna Bettini, ma (quasi) tutti la chiamano e la conoscono col nome d'arte AnnaBì, è una delle attrici più amate della televisione italiana, anche se, da un po’ di tempo, i ruoli che interpreta non sono particolarmente brillanti. Il suo personaggio più celebre è infatti un’agente della Guardia di Finanza, protagonista della fiction (à la Mediaset) Eroi della finanza. Ciò detto, pur lavorando in “prodotti buonisti per quattro deficienti che ancora stanno davanti alla TV”, come li definisce qualcuno, e sentendosi continuamente alla fine della sua carriera, Anna avrebbe tutte le qualità per poter aspirare a qualcosa di più ambizioso, se non proprio a fare un debutto sulle scene internazionali. A contattarla, un giorno, è nientemeno che uno dei registi coreani del momento, che ha visto in lei la musa del suo prossimo, grande film.
C’è giusto un piccolo, piccolissimo problema: AnnaBì è piena di paure, ansie, fobie che non è mai riuscita a superare e che, nonostante la sua bravura da attrice, non riesce a mascherare molto bene. Non ultima, l'aviofobia, letteralmente la paura di volare, con cui dovrebbe fare i conti qualora volesse accettare quest’ultimo ruolo e trasferirsi in Corea del Sud per le riprese. Cosa che, ovviamente, non accade, costringendola a rinunciare a questa preziosa opportunità. Nel frattempo, succede però che Serena, la sua unica figlia, viene ripescata dalla prestigiosa università di Stanford, negli Stati Uniti, e avrebbe naturalmente piacere che la madre l'accompagnasse. Ad Anna cade letteralmente il mondo addosso. Sconfortata e non volendole dire un altro no, la donna sceglie perciò di iscriversi ad un corso organizzato da ITA Airways per superare questa sua paura…
È questo l’incipit da cui prende il via Volare (esiste forse titolo più azzeccato?), esordio alla regia di Margherita Buy, la quale mette davvero tutta sé stessa per l’occasione, partendo proprio dalla sua comprovata aerofobia. Del resto, lo si intuisce fin dai primi istanti quanto autobiografico - o, comunque, ispirato a fatti, episodi, cose di vita vera - sia questo suo lavoro, che non a caso gioca anche sul terreno dell’ironia o, per meglio dire, dell'autoironia, dell’assurdità, della caricatura, inclusa di contorni molto appannati da weird movie onirico e allucinatorio.
Ovvio centro geocentrico di questa vignetta, di questo ritratto deformato del sé personale, ma soprattutto divistico, Buy cerca allora di comprimere e sintetizzare tutto il proprio vissuto da attrice, tutti i personaggi e i ruoli (da Maledetto il giorno che t’ho incontrato di Verdone, a Le fate ignoranti di Özpetek, passando per la collaborazioni con Nanni Moretti) che l’hanno contraddistinta, delineandone negli anni l’immagine - pubblica e iconica - di donna schiacciata fra desideri individuali e convenzioni sociali, afflitta d nevrosi, insicurezze, angosce esistenziali insanabili che assumono le naturali fattezze della commedia più bizzarra e paradossale.

Un segno che prosegue mimeticamente qui, in Volare, nuovo percorso del proprio itinerario cinematografico, ma grazie a cui intende anche tracciare una linea di separazione, di cesura, specie nel finale - per quanto liberatorio solo a metà. Eppure, anche se tutti i riflettori sono puntati su di lei, Buy capisce l'importanza e si accerchia di conseguenza di un formidabile cast di comprimari, egregi caratteristi e professionisti del nostro cinema, così come da una grande stella quale Anna Bonaiuto nei panni di un personaggio che ricorda molto quello della compianta Marzia Ubaldi nella serie Call My Agent.
Ed è citando la serie remake di Sky che arriviamo a toccare il primo dei molti difetti che, purtroppo, impediscono a questo esordio di spiccare (pardon) il volo e andare al di là di una commedia che allieta e conforta, ma non soddisfa più di tanto. Laddove il soggetto, un minimo curioso, lo è, la maggior parte delle turbolenze si concentra nella sceneggiatura firmata dalla stessa Buy, assieme a Doriana Leondeff e Antonio Leotti. Questa può contare su una serie di intuizioni, idee che provengono evidentemente dall’esperienza della neoregista, ma che, quando non accantonate del tutto, sono sviluppate nel più facile e meno generoso dei modi, molto spesso frettolosamente. Soffocata e sospinta da questo accumulo di input e tracce appena accennate, la scrittura viene meno alla brillantezza dei dialoghi, dei momenti più esilaranti, oltre che delle gag, dando quindi l’impressione di un racconto anche poco coeso e coerente. Altre volte ancora, Buy azzarda, ma non si impegna più di tanto, incurante del rischio di derivazione e proverbialità che naturalmente alcuni dei suoi spunti favoriscono, incluso il chiaro rifarsi alla già citata serie Sky: dal rapporto “malato” di Anna con la sua agente alla presenza di una rivale Elena Sofia Ricci nei panni (certo iperbolici) di sé stessa.
Pure l’idea del corso per superare la paura degli aerei - che ha il pregio di favorire una porzione di storia solo apparentemente corale ma fresca - viene portata avanti calcolando male tempi, fasi, progressione, rendendo impercettibile la crescita del personaggio, al di là di guizzi registici e creativi degni di uno spot qualsiasi, e lasciando agli interpreti - questi, talmente tanto a briglia sciolta, da sovrapporsi, parlarsi sopra, con relativo fastidio dello spettatore - l’incombenza di portare un minimo di comicità e verve al tutto. Di portare, insomma, quella cifra che Buy (come regista e attrice) abbraccia invece ad intermittenza, ora dimostrandosi a suo agio e padrona della propria visione registica e della scena, ora apparendo imbrigliata quasi per caso nel personaggio che si è scritta e nel film che pilota, con generale svogliatezza, più che all’atterraggio, al capolinea.
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