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            8 Dicembre 2023
            Prendi il volo Recensione Cinemando
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            PRENDI IL VOLO È L'ABC DEL FAMILY MOVIE

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Migration
            USCITA ITALIA: 7 dicembre 2023
            USCITA USA: 22 dicembre 2023
            REGIA: Benjamin Renner
            SCENEGGIATURA: Mike White
            CON LE VOCI DI: Kumail Nanjiani, Elizabeth Banks, Awkwafina, Danny DeVito, Keegan-Michael Key, David Mitchell, Carol Kane
            GENERE: animazione, avventura, commedia, fantastico
            DURATA: 82 min

            VOTO: 6.5

            RECENSIONE:

            Uscire dal proprio nido: è di questo che parla Prendi il volo di Benjamin Renner, l'avventura natalizia con Illumination torna a puntare all'essenzialità delle storie, dando vita quasi ad una sintesi, all'ABC del family movie. Un film già visto e raccontato tante volte, ma che la casa di produzione riesce a rendere comunque piacevole e scorrevole grazie alla sua idea lieve di intrattenimento e a qualche intuizione speciale.

            Uscire dal proprio nido. O, detto in termini correnti, uscire dalla propria zona di comfort. È questa la base essenziale, il requisito minimo di ogni avventura, di ogni viaggio dell’eroe, come della vita e dell’inevitabilità di crescere, di evolversi. Su questa banale e semplicissima massima, sono sorti centinaia di migliaia di racconti, miti e favole fino ad arrivare ad oggi. Fino, ad esempio, ai film d’animazione, i quali, proprio a partire da questa necessità di affrontare i pericoli che il destino (o chi per lui) pone di fronte al nostro cammino - per diventare versioni migliori o peggiori di noi stessi - hanno poi formulato variazioni, elaborazioni, sviluppi che ne hanno sancito, a loro volta, l’evoluzione.

            È allora all’essenzialità delle storie che - in linea con la politica e la poetica che accomuna tutti i prodotti targati Illumination - punta Prendi il volo del francese Benjamin Renner (qui alla sua prima esperienza oltreoceano, dopo due gioiellini quali Ernest & Celestine e Le Grand Méchant Renard et autres contes...), tramite le peripezie di una famiglia di germani reali: papà Mack, mamma Pam, i piccoli Dax e Gwen e lo starnazzante zio Dan; che sceglie di abbandonare lo stagno e la foresta oltre i quali non si è mai avventurata in direzione della Giamaica. Ha così inizio un road movie per tutta, ma proprio tutta, la famiglia in cui, di proverbiale incontro in previsto e rassicurante ostacolo, i cinque pennuti (in particolare, i genitori e il figlio maggiore) non solo apriranno gli occhi sul mondo là fuori, ma spalancheranno anche l’occhio interiore, spieranno dentro sé stessi e forse troveranno una nuova armonia, una nuova energia come stormo, ma anche come coppia. In altre parole, umanamente e socialmente.

            Più concretamente, ci troviamo di fronte appunto ad una parabola iniziatica e (ri)formativa che si scinde in tre parti conseguenti, intersecanti, coincidenti, in tre anime individuali (che, in tutta sorpresa, interessano anche i personaggi adulti e) che trovano in seguito il proprio posto nel gruppo, dalla morale estremamente sintetica, lineare, tutti i crismi e le volute del caso. Questo, Renner e lo sceneggiatore Mike White lo mettono in chiaro fin dai primi dieci minuti del racconto, che, sfoggiando una splendida animazione 2D dal tratto illustrativo e pittorico, prende di petto la principale difficoltà degli animali protagonisti, come singoli e, di conseguenza, come famiglia: la paura dell’ignoto, dicevamo - dovuta soprattutto ad un’esistenza confortevole e confortata -; semplicemente rappresentando la favola della buonanotte che Mack e Pam raccontano ai loro figli.

            Il dilemma sorge, specie per quel che riguarda i modi e l’approccio, quando si trovano a dover chiudere la storia e a fornire una lezione ai figli. Il padre vuole mettere in guardia i figli, a tal punto da scioccarli con suggestioni ed immagini molto violente. La madre invece, pur non scartando il sunto della novella, vuole essere ottimista e rassicurare i piccoli che, al mondo, esistono comunque animali gentili e disponibili ad aiutare il prossimo. Se il primo vede tutto scuro, la seconda tende alla sfumatura, al grigio. Eppure, entrambi parlano per preconcetti, per insicurezze personali, per sentito dire, per istinto di sopravvivenza animale. Tutte cose che svaniscono, disarmando qualsiasi forma di metodo innato, non appena scelgono (per un motivo, c'è da riconoscerlo, forse fin troppo puerile e risibile) di andare all’avventura.

            Ciò detto, (eccezion fatta per un opportuno sottotesto animalista) tutti i discorsi di Prendi il volo sono concentrati lì, in quel prologo, sono già dati nelle loro tesi e possibili confutazioni, mentre quel che accade superata la soglia di casa loro è solo un invito a vivere, che non significa solo godersi tutto, pericoli compresi, ma anche cambiare posizione, cambiare idea. Per chi guarda, invece, l’invito è quello che ormai conosciamo: godersi la solita gioia semplice e spontanea che pervade ed alberga in quest’altro ABC, in questo sunto del family movie. Ancora più esile e risicato di un qualsiasi altro prodotto della casa, ma devoto indefessamente allo stesso tipo di intrattenimento lieve, ritmato e spensierato che regala con franchezza e lealtà, quello di Renner è un film visto già tante altre volte (qualcuno potrebbe dire abbastanza), rivisitato da tanti studi di animazione - non ultimi Disney, Pixar, Sony, per non parlare del cinema dell’estremo oriente -, magari con un lavoro sul design più ispirato, una scansione narrativa più memorabile ed un crescendo emotivo maggiormente intenso.

            Eppure, saranno la naturale simpatia che scaturiscono ogni singola volta - qualsiasi sia il caso e il contesto narrativo -, le creature animate di questo studio, la sincerità degli scambi che li legano, il carnevale caleidoscopico, esplosivo e anche vertiginoso che delizia ed appaga l’occhio (in cui è evidente lo zampino del regista francese), gli inaspettati, ma ottimi innesti horror di qualche segmento, oppure ancora il gioco di percezione e consapevolezza che sottende una sequenza come quella del “hippie-resort per oche”; ma Prendi il volo può dirsi un tentativo molto felice. La riconferma di uno standard produttivo che sa il fatto suo, risponde ad una logica editoriale estremamente consapevole e diretta, e negli anni ha regalato tante soddisfazioni alla casa di Chris Meledandri. Per cui sarebbe forse giunto il momento di prendere anch'essa il volo, di accettare dei rischi, di crescere ed evolversi. O forse no(?).


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