
MARY E LO SPIRITO DI MEZZANOTTE È UN (BEL) FILM CONVENZIONALE
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: A Greyhound of a Girl
USCITA ITALIA: 23 novembre 2023
REGIA: Enzo D'Alò
SCENEGGIATURA: Enzo d'Alò, Dave Ingham
CON LE VOCI DI: Mia O'Connor, Sharon Horgan, Brendan Gleeson, Rosaleen Linehan, Charlene McKenna
GENERE: animazione, drammatico, commedia, fantastico, avventura
DURATA: 88 min
Presentato in anteprima alla 73ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino
VOTO: 6+
RECENSIONE:
Enzo D'Alò, uno, se non l'unico regista italiano in grado di misurarsi con il mondo dell'animazione, ma anche dei più piccoli, torna al cinema con l'adattamento di un romanzo per ragazzi dell'irlandese Roddy Doyle. Mary e lo spirito di mezzanotte è un film convenzionale nei sentimenti e nella morale, ma che, come sempre accade, cela al suo interno punte di genialità e di maestria.
Mary e lo spirito di mezzanotte, il settimo lavoro di Enzo D’Alò - uno dei pochi registi italiani che sa (e vuole, a quanto pare) misurarsi con l’animazione - è un film abbastanza, se non molto convenzionale. Senza dubbio più convenzionale di quanto possa risultare oggi (ri)vedere e (ri)scoprire la libertà creativa e compositiva di una delle sue opere più amate e celebrate, La gabbianella e il gatto (da Sepúlveda). Ciò nonostante, come quasi tutti i film convenzionali e meno ispirati, cela al suo interno qualche intuizione mirabile, pregiata che attestano la presenza di un autore che riesce ad emergere con naturalezza e vivacità tra le pieghe del racconto che mette in scena.
In Mary e lo spirito di mezzanotte, la prima scelta felice è proprio il titolo. Quello originale però, difficilmente adattabile in italiano senza perdere un po’ o tutto il senso. A Greyhound of a Girl è in grado infatti di condensare e trattenere in sé le due anime del progetto [per la cui realizzazione il regista si è trasferito, questa volta, nella ridente, verde e piovigginosa Irlanda, facendo la conoscenza di un altro, amato autore internazionale ed adattando uno dei suoi romanzi per bambini, La gita di mezzanotte] e della storia. Che, da un lato, è un romanzo di formazione con tutti i crismi e, per protagonista, un vero e proprio segugio fumantino che si scaglia contro il mondo e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno; una giovane di 11 anni determinata, entusiasta, inarrestabile e strepitante, sincera col rischio di diventare petulante od “impudente” (come amano definirla coloro che la circondano e che le vogliono bene), il cui più grande sogno è diventare una grande chef. E che dall’altro ammette una certa dose di fantastico, fantasmatico e spiritico, appunto.
Quando l'amata nonna (l'unica che sembra appoggiarne il desiderio e capirne la passione) finisce in ospedale per un improvviso malore, che i dottori affermano essere degenerativo ed incurabile, Mary inizia infatti a fare strani sogni nei quali veste i panni di un cane intento a salvare una bambina che sta per cadere in un pozzo. Non solo, ella riceve anche la visita di Tansey, una presenza misteriosa, una giovane ragazza vestita però alla maniera di qualche decennio fa, che appare in mezzo ai boschi, dal nulla, scompare all’improvviso, e sembra conoscere molto bene sia lei che la sua famiglia. Tant’è che sceglie di aiutarla a superare - ovviamente ai fornelli - il trauma della malattia della nonna, a scoprire qualcosa in più del proprio passato e, così facendo, a guardare avanti, crescere, prepararsi eventualmente a dire (presto) addio alla persona a cui tiene di più al mondo.
Subito dopo il titolo, l’altra grande prova d'autore di Mary e lo spirito di mezzanotte si ha e concretizza in quei pochi momenti in cui l’equilibrio tra forma e contenuto - che vige per il resto della durata, aderendo con diligenza agli standard artistici e di riferimenti del cinema animato europeo transalpino e continentale - si rompe, e lo spettatore più scafato e consapevole può così riconoscere i segni tipici dello stile di Enzo D’Alò. Il riferimento è ovviamente alle sequenze di incubi e sogni interconnessi di nipote e nonna, fondate sulle alchimie audiovisive tra un disegno a tecnica sketched (irregolare, dinamico, arruffato, incontenibile, che visualizza bene la consistenza ballerina del pensiero e sembra quasi voler erompere dallo schermo) e tappeti musicali più sospesi, ermetici, certamente meno rassicuranti del brano-manifesto Ribellati e vai!, eseguito dalla voce calda e carezzevole di Matilda De Angelis.
Caldo e carezzevole sono, del resto, gli aggettivi che meglio descrivono il racconto dai buoni sentimenti e dalla morale un po’ scolastica, e rendono la sensazione accogliente a cui ambisce questo adattamento, curato dallo stesso D’Alò con lo sceneggiatore (habitué dell’animazione per i più piccoli) Dave Ingham. Per quanto convenzionale possa apparire ed essere infatti, Mary e lo spirito di mezzanotte non scansa affatto posizioni imprudenti o scelte rischiose, bensì le abbraccia con gioia e porta fino in fondo.
Questo, a partire dalla stessa Mary, un personaggio non necessariamente simpatico, che spesso può risultare addirittura seccante, ma nel cui comportamento ingenuo, infantile e finalmente non artificioso e di modo come tanto cinema d’infanzia ci ha abituato, la pellicola trova il suo elemento più autentico, credibile, spontaneo; fino ad arrivare ai temi (rapporto intergenerazionale, morte, superamento del lutto) che tratta con un garbo, una sensibilità ed un’intelligenza (anche emotiva) tali da non sfigurare di fronte a fiabe animate ben più celebrate.
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