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            7 Settembre 2023
            Venezia 80 Holly Recensione Cinemando
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            VENEZIA 80

            HOLLY, UN TEEN HORROR SUL POTERE (E LA MALEDIZIONE) DELL'AMORE

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Holly
            USCITA ITALIA: n.d.
            REGIA: Fien Troch
            SCENEGGIATURA: Fien Troch
            CON: Cathalina Geeraerts, Felix Heremans, Greet Verstraete, Serdi Faki Alici, Els Deceukelier, Maya Louisa Sterkendries, Robby Cleiren, Sara De Bosschere
            GENERE: drammatico, adolescenziale, horror, thriller
            DURATA: 103 min
            In concorso alla 80ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia

            VOTO: 5+

            RECENSIONE:

            La regista belga Fien Troch passa al concorso ufficiale del Festival di Venezia con un teen horror sul potere e la maledizione della felicità e dell'amore in un mondo incapace di affrontare le proprie emozioni e i propri traumi. Purtroppo un soggetto ed un'idea avvincenti non corrispondono ad un'esperienza filmica parimenti intrigante. Holly è infatti un film che si perde ben presto in una derivazione irreparabile che si esaurisce nel caos di un finale ridicolmente criptico.

            Holly della regista belga Fien Troch avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un film quantomeno interessante. Uno che, come nella migliore tradizione dell’horror anni ‘70-’80, sfrutta gli elementi, i codici, le atmosfere e le tinte del genere per mettere in scena una parabola ideale su un tema attualissimo.

            In questo caso specifico, sull’ignoranza emotiva, sull’assolutismo dei sentimenti e sull’incapacità, da parte della società contemporanea, di fare realmente i conti con quel che prova e con i propri traumi, che finisce per sopprimere e palliare, con oggetti, soluzioni sintetiche, preconfezionate, per di più illudendosi ed autoconvincendosi della loro efficacia. La felicità e l’amore (per sé stessi) diventano perciò beni di consumo, merceologici, i cui valori di domanda ed offerta, tuttavia, non possono e potranno mai andare di pari passo o quantomeno avvicinarsi l’un l’altro.

            Tutto questo, il lungometraggio scritto e diretto dall’autrice del sempre veneziano Home (vincitore del premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti della 73ª edizione della Mostra), lo integra e sublima attraverso le maglie di un racconto che fonde il romanzo di formazione (con temi annessi, tra cui il bullismo e il difficile rapporto d’incomunicabilità con il mondo adulto), il thriller psicologico e, appunto, l’horror, e che vede per protagonista una quindicenne - di nome Holly -, la quale, a seguito di un evento tragico che scuote e segna nel profondo la comunità in cui vive, scopre di possedere misteriosi poteri di premonizione, ma anche di empatia, conforto e cura, grazie a cui inizia a guadagnare sempre più popolarità tra i suoi concittadini, fino a diventare quasi una happiness-worker.

            Malgrado le premesse, la buona prova dell’esordiente Cathalina Geraerts (che ricorda moltissimo, forse pure troppo, la Jessica Barden della serie The End of the F***ing World) ed un soggetto che schiva agilmente il rischio, ormai connaturato, della poca originalità, quello di Fien Troch si rivela ben presto essere il classico esempio di film intelligente che però non si applica, né sviluppa adeguatamente tutto quello che, di buono e stimolante, avrebbe da dire.

            Non aiuta, in questo senso, l’eccessivo rifarsi - sia nell’uso tensivo e straniante del linguaggio e del mezzo, sia, più che altro, nella colonna sonora (a metà tra Carpenter e Badalamenti) - a film, stili ed estetiche sdoganate che astengono ed impediscono al testo di liberare una sua, vera identità. Per non parlare infine della poca inventiva che accompagna i venti minuti conclusivi, in cui, considerata la proverbiale e banale natura del mistero alla base delle doti della protagonista e del suo legame con l’inquietante amico affetto da nevrosi e schizofrenia; Holly abbraccia il caos e pone la pietra tombale del proprio senso (e della propria credibilità) con un’ultima inquadratura furbissima ed insieme incomprensibile. Ridicolmente criptica.


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