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            10 Giugno 2020
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            THE LIGHTHOUSE, IL GIOVANE, IL VECCHIO E IL MARE

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: The Lighthouse
            USCITA ITALIA: 19 maggio 2020
            USCITA USA: 25 ottobre 2019
            REGIA: Robert Eggers
            SCENEGGIATURA: Robert Eggers, Max Eggers
            GENERE: thriller, orrore, fantastico, drammatico
            PREMI: PREMIO FIPRESCI al FESTIVAL di CANNES

            VOTO: 8

            RECENSIONE:

            Al suo secondo lungometraggio, Robert Eggers alza la qualità complessiva della propria filmografia, firmando una pellicola ansiogena, claustrofobica, dalle grandi premesse ed eccellente sviluppo. Potendo contare su un comparto tecnico di tutto rispetto, su interpretazioni magnifiche, su una sceneggiatura piena di spunti letterari e mitologici e su un’atmosfera dalle infinite possibilità creative ed horrorifiche, il cineasta dà forma ad un’opera enigmatica di fronte a cui non si può rimanere indifferenti.

            Dopo aver spaventato le sale con leggende e folklore del New England in The VVitch, Robert Eggers è pronto a folgorare nuovamente i cinefili di tutto il mondo con il suo attesissimo The Lighthouse. Quattro anni dopo la distribuzione del film che lo ha consacrato come una delle personalità artistiche più promettenti in ambito cinematografico, il giovane Eggers sembra non volersi smentire, dando origine ad una pellicola che eleva mostruosamente l’asticella qualitativa della propria filmografia. Per il suo secondo lungometraggio, il cineasta effettua un radicale cambio di atmosfere, ambientazioni e tematiche. Se in The VVitch si trattavano argomenti come la fede, il pregiudizio e il satanismo, con The Lighthouse Eggers rivoluziona completamente la propria maniera di pensare e fare cinema.

            New England (ovviamente), XIX secolo. Ephraim Winslow, giovane ragazzo in cerca di un guadagno sicuro, si reca su un’isola per lavorare quattro settimane come guardiano di un faro. A supervisionarlo, il rozzo e stizzoso custode, Thomas Wake che, fin da subito, gli assegna mansioni dure e avvilenti a cui quest’ultimo sopperisce controvoglia. Nonostante venga pagato e sia stato arruolato come guardiano, Thomas proibisce al giovane di accedere alla cima del faro. Questo proibizionismo ed autoritarismo stimolano Ephraim, il quale, una notte, avvicinandosi testardamente alla torre, vede Wake nudo di fronte alla luce.

            Senza ombra di dubbio, ciò che colpisce immediatamente lo spettatore sono l’aspect ratio adottato - stretto e vintage - e l’utilizzo di una pellicola 35mm B/W. Oltre a conferire un look da foto ottocentesca alla pellicola, queste due peculiari ed insolite decisioni estetiche potenziano esponenzialmente le atmosfere e le volontà angoscianti e claustrofobiche dell’opera. Ad accompagnare suddette scelte, una regia espressiva, intensa e suggestiva che fa della potenza visiva e visionaria la sua missione principale. Ancor più che in The VVitch, in The Lighthouse, servendosi della propria cinepresa, Robert Eggers piega e plasma a suo piacimento gli attori e ne sottolinea ed evidenzia le smaccate abilità interpretative e plastiche con inquadrature formalmente robuste e prestigiose e da incorniciare a livello pro-filmico.

            Sullo schermo si alterna un duo di grandissimi e noti volti attoriali in due delle più ardue interpretazioni delle loro intere carriere. Un Robert Pattinson rivelazione - simbolo di una smaccata crescita artistica - ed un primitivo ed inquietante Willem Dafoe si sfidano costantemente a colpi di primi piani eloquenti e dialoghi crudi ma profondamente lirici, portando su pellicola una rappresentazione, in chiave ottocentesca ed aggiornata, delle figure mitologiche di Proteo e Prometeo. Tuttavia, senza una fotografia altrettanto ispirata, regia ed interpretazioni non basterebbero nella genesi di quell’aura di mistero e magia che circonda la pellicola. Dreyer, Lynch, Murnau, Bergman, Lang, espressionismo e surrealismo: questi sono solo alcuni dei riferimenti a cui Jarin Blaschke si è sicuramente ispirato nello studio fotografico del film. La modellazione di visi ed espressioni, la resa di interni ed esterni, l’uso di luci intra- ed extra-diegetiche, il gioco di contrasti e l’importanza dell’illuminazione nella stessa messa in scena sono base costituente di una delle migliori fotografie degli ultimi anni.

            Ciò nonostante, The Lighthouse non si basa solo ed unicamente su di un compiacimento dell’occhio. Infatti, malgrado qualche lieve imprecisione, la sceneggiatura, scritta da Eggers stesso insieme al fratello Max, si pone quasi parallelamente rispetto all’importanza del comparto tecnico. Tra i suoi principali pregi, vi è certamente l’originalità del contesto con un recupero massiccio della tradizione e mitologia marinaresca (sirene, gabbiani, forza e violenza del mare, Nettuno, The Rime of the Ancient Mariner di Coleridge) unita ad atmosfere ed elementi horrorifici tipici della poetica ed opera di Poe - in cui il Male e l’Orrore derivano dall’uomo e dalle sue azioni - e all’utilizzo di meccaniche come il McGuffin (faro). Utilizzando l’incarico di guardiano affidato a Ephraim come mero pretesto e mediante dialoghi significativi e mai scontati, i fratelli Eggers imbastiscono una vicenda terrificante, vorticosa ed ansiogena che vede come principali protagonisti ambientazione e follia umana spinta all’estremo.

            Con The Lighthouse, Robert Eggers riesce dunque nell'arduo compito di alzare notevolmente l’asticella qualitativa ed artistica imposta dal precedente The VVitch. Potendo contare su un comparto tecnico magistrale, interpretazioni fortissime ed un’atmosfera raffinata e certosina, il cineasta dà origine ad una discesa infernale e lentissima negli anditi schizofrenici e squilibrati della mente umana, in cui realtà e finzione, verità e bugia si mischiano, si confondono e, a volte, diventano un unicum. Una pellicola enigmatica ed arcana di fronte a cui non si può e riesce a rimanere indifferenti.

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