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            15 Ottobre 2026
            La recensione di Animals, il nuovo film di e con Ben Affleck, e con Kerry Washington, Gillian Anderson e Steven Yeun, disponibile su Netflix.
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            ANIMALS, siamo bestie che raccontano storie

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Animals
            USCITA ITALIA: 9 ottobre 2026
            USCITA USA: 9 ottobre 2026
            REGIA: Ben Affleck
            SCENEGGIATURA: Connor O. McIntyre, Billy Ray, Ben Affleck
            CON: Ben Affleck, Kerry Washington, Gillian Anderson, Steven Yeun, Adriana Paz
            GENERE: azione, poliziesco, drammatico, thriller
            DURATA: 106 min
            DISPONIBILE SU: Netflix

            VOTO: 5

            RECENSIONE:

            In una giungla (metropolitana) in cui ogni giorno è Halloween e la paura smaschera la nostra più ridicola natura animalesca, siamo tutti bestie che raccontano storie per persuadere gli altri e rassicurare noi stessi. È attorno a questa intuizione che ruota Animals, thriller di e con Ben Affleck che, pur muovendo da premesse non peregrine, si perde in una messinscena anonima, svogliata e incapace di restituire la complessità delle questioni che vorrebbe sollevare.

            “Quando la verità non coincide con la storia che le costruiamo sopra, la storia diventa la cosa più importante”. Recita (più o meno) così una delle battute cruciali di Animals, sesta regia di Ben Affleck, con la quale — assieme all’amico e socio Matt Damon e alla loro casa di produzione, Artists Equity — onora il nuovo accordo con Netflix dopo The Rip.

            Di nuovo un thriller, ma stavolta di parola e, come intuibile da quanto scritto poc’anzi, dalle implicazioni contemporanee e dai risvolti socio-politici. Un film di cui il nostro è anche protagonista nei panni di tal Mark Kimball, candidato indipendente alla carica di sindaco di Los Angeles; un uomo che si presenta come integro, saldo nei propri principi e profondamente legato alla comunità in cui è nato e cresciuto, al cui futuro sostiene di aver consacrato ogni energia. Facciamo la sua conoscenza a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale, nel pieno di una frenetica rincorsa ai consensi necessaria a colmare il divario di pochi punti che lo separa dalla sua principale avversaria.

            Per Mark, infatti, conquistare il mandato è ormai diventato una questione di vita o di morte: non tanto, o soltanto, per un’ambizione e gratificazione personale, ma perché in quella sfida - e nel tentativo di raggiungere il maggior numero possibile di elettori - ha investito fino all’ultimo centesimo dell’eredità paterna e dei risparmi di famiglia. Una decisione presa all’insaputa della moglie Abigail, con la quale da tempo tira aria di divorzio, malgrado le apparenze che entrambi si sforzano di preservare agli occhi dell’opinione pubblica.

            Nervoso, turbato, schiacciato dai debiti e dall’urgenza di recuperare terreno, Mark è dunque pronto a giocarsi il tutto per tutto nello sprint finale. Ma è allora - per la precisione, durante la notte di Halloween - che riceve un’inquietante telefonata. All’altro capo della linea, uno sconosciuto dalla voce contraffatta gli dice di aver rapito suo figlio e minaccia di ucciderlo a sangue freddo se entro la mezzanotte non gli verranno consegnati sette milioni di dollari in contanti. Da qui hanno inizio ore da incubo - o d’inferno, che dir si voglia - per il candidato sindaco, presto investito di una scelta (a)morale, oltre che tra giusto e sbagliato, tra decenza e sopravvivenza, tra ciò che è reale e ciò che invece è apparente, tra quel che è vero e la narrazione che puntualmente ne deriva.

            La recensione di Animals, il nuovo film di e con Ben Affleck, e con Kerry Washington, Gillian Anderson e Steven Yeun, disponibile su Netflix.

            È proprio questo - più che la risoluzione dell’intrigo, il disvelamento dell’identità e delle motivazioni del o dei colpevoli di tale atto criminoso, nonché le dinamiche, le sorti e gli effetti della vicenda, pur programmaticamente contemplati - il punto di Animals, così come inteso dalla sceneggiatura che lo stesso Affleck firma a sei mani con l’esordiente Connor O. McIntyre e il più affermato Billy Ray, di nuovo dalle parti di Richard Jewell.

            Entrambi i film sono accomunati invero da una riflessione sulla manipolazione della percezione collettiva, sul potere della rappresentazione pubblica (e mediatica) e sulla sua capacità di sovrapporsi alla realtà dei fatti. Laddove in Eastwood è un uomo innocente a finire stritolato dal convergere di sospetti investigativi e clamore mediatico, qui il rapporto si fa più ambiguo e insidioso. Il protagonista non è soltanto vittima di una crisi che minaccia di compromettere la sua immagine, ma anche un uomo chiamato a misurare la distanza tra l’integrità che proclama e quella che è davvero disposto a preservare, tra la parte che è continuamente chiamato ad interpretare e la persona che è tra le mura domestiche, al riparo da occhi indiscreti o non fidati. Declinazioni differenti, insomma, di un medesimo e attualissimo cortocircuito.

            Tutto questo, Animals lo vorrebbe poi coniugare con un discorso sugli equilibri di potere (nel mondo là fuori come nell’intimità di un rapporto di coppia, entrambi giocati su finzioni, menzogne e segreti), sui vantaggi e gli svantaggi che generano, e dunque su un paese che “fa schifo”, corroso oggi più che mai da squilibri, disparità, discriminazioni. Una fosca e losca giungla (urbana, metropolitana) che ha spazzato via ogni residua illusione di decenza, sogno, civiltà. In cui ogni giorno è Halloween poiché tutti - indistintamente dalle origini, dall’etnia, dal ceto o dal portafogli - vivono nella paura. Quella stessa paura che rivela alfine la nostra (spesso assurda e ridicola) natura animalesca. Del resto, cosa siamo se non “bestie che raccontano storie” per convincere gli altri e convincersi nel frattempo. Storie, appunto, a cui aggrapparsi per vincere un nulla di fatto e (soprav)vivere.

            Peccato soltanto che un impianto tematico e ideologico, magari non proprio audace o particolarmente brillante, eppure saldo nelle premesse, coerente nelle intenzioni e tutt'altro che irrilevante, giunga di fronte ai nostri occhi nella forma di una pellicola opaca, svogliata e incapace, soprattutto, di tenere fede fino in fondo alle premesse che la muovono. Parliamo del lavoro di uno shooter qualsiasi, forse nemmeno all’altezza del Joe Carnahan del succitato The Rip, figurarsi di un uomo di cinema come Ben Affleck, addirittura coadiuvato da due premi Oscar: il direttore della fotografia Robert Elswit (già sodale di Paul Thomas Anderson, dietro a due Mission: Impossible, un Bourne e Lo sciacallo) e il fidato montatore (anche di Michael Mann e Paul Greengrass) William Goldenberg.

            È allora inconcepibile accostare Animals ad Argo, Air o anche soltanto a Gone Baby Gone e The Town, così come lo sarebbe chiudere un occhio su alcune sequenze d’azione — se tali si possono definire — a dir poco maldestre e risibili, o passare sotto silenzio momenti in cui la recitazione dell’intero cast (da Kerry Washington a Gillian Anderson, da Steven Yeun ad Adriana Paz, senza dimenticare lo stesso Affleck) raggiunge livelli di mediocrità, svogliatezza e approssimazione tali da compromettere persino la resa e la tenuta delle situazioni più elementari e tipiche del genere. Forse, però, è questo il contrappasso di un film che, come Mark (e secondo la collaudata formula Netflix), nel voler piacere a tutti, finisce per deludere tutti, a cominciare da sé stesso.

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