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            10 Agosto 2025
            La recensione di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, il sequel della commedia Disney con Lindsay Lohan e Jamie Lee Curtis.
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            QUEL PAZZO VENERDÌ (in un mondo) SEMPRE PIÙ PAZZO

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Freakier Friday
            USCITA ITALIA: 6 agosto 2025
            USCITA USA: 8 agosto 2025
            REGIA: Nisha Ganatra
            SCENEGGIATURA: Elise Hollander, Leslie Dixon, Heather Hach, Jordan Weiss
            CON: Jamie Lee Curtis, Lindsay Lohan, Mark Harmon, Chad Michael Murray, Julia Butters, Sophia Hammons, Manny Jacinto
            GENERE: commedia, fantastico
            DURATA: 111 min

            VOTO: 6

            RECENSIONE:

            Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan tornano nei panni di madre e figlia che raddoppia gli scambi di corpo e le scenette, inseguendo la nostalgia ma finendo spesso per risultare forzato. Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo aggiorna la formula ai codici del rispetto, ma paga il prezzo di un copione meno compatto e di una realtà là fuori che, tra caos e contraddizioni, riesce a essere più folle di qualsiasi trama e gag.

            Ribellarsi con rispetto. Si intitola così il podcast di parenting tenuto da una delle protagoniste di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo. Un titolo che rende bene l’idea di quanto e, soprattutto, come il tempo sia trascorso da quando, nell’agosto del 2003, fece per la prima volta la sua comparsa nelle sale di tutto il mondo l'ennesimo adattamento del romanzo per ragazzi A ciascuno il suo corpo di Mary Rodgers, dal quale già erano stati tratti un film con Jodie Foster e Barbara Harris e uno sceneggiato televisivo.

            Un titolo, quello del programma, che descrive altresì il contesto e panorama storico, sociale, politico nel quale invece muove i suoi primi passi questo suo seguito, revival o reunion che dir si voglia. Qualcun'altro starebbe giù utilizzando la parola “woke” o l’espressione quasi sinonima “politically correct”. Noi preferiamo parlare di consapevolezza, inoffensività o, per l’appunto, di rispetto: sostanze essenziali, minimi comuni denominatori ora come ora di qualsiasi forma di espressione artistica o culturale che debba, per scelta e natura, appellarsi, soddisfare e rivolgersi ad un pubblico quanto più ampio e variegato. Prassi, assiomi da cui non si possono esimere nemmeno proprietà intellettuali che mai - né prima né poi - hanno avuto pretese, inclinazioni, l’indole di suddetta ribellione, di una qualche sregolatezza, della scorrettezza che, viceversa, abbondava in altre opere loro coeve.

            È esattamente il caso di Quel pazzo venerdì, commedia per famiglie sintomaticamente marchiata Disney che affrontava con una leggerezza e naïveté distintive dei primi anni 2000 (soprattutto, post 11 settembre) il confronto e conflitto generazionale, il lutto e la ricostruzione di una famiglia losangelina della upper-class, concentrandosi in particolare sul vorticoso e litigioso rapporto tra una madre e una figlia che, dopo aver rotto un misterioso biscotto della fortuna, venivano colpite da un potente incantesimo. L’una era così destinata a vivere nel corpo dell’altra fino a quando non ne avessero compreso il punto di vista.

            Una fiaba moderna dalla morale alquanto facilona sull’intelligenza e crescita emotiva, come pure sull’importanza della comunicazione, che tuttavia aveva dalla sua il tocco instant-cult del regista Mark Waters - che di lì a breve sarebbe stato dietro la macchina da presa di un altro grande successo come Mean Girls - e la dedizione di Jamie Lee Curtis, una delle interpreti più versatili e giovanili di Hollywood, impegnata un duetto affiatatissimo con una delle più fulgide star della “scuderia disneyana” Lindsay Lohan.

            La recensione di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, il sequel della commedia Disney con Lindsay Lohan e Jamie Lee Curtis.

            Proprio da loro due nasce l’idea di questo prosieguo, che le rivede nuovamente in prima linea nei panni di mamma Tess e della figlia Anna, ora diventate rispettivamente nonna e mamma di Harper, un’adolescente indomabile proprio come lo era sua madre. Rimasta orfana di padre, questa coltiva una grande passione per il surf e, come da tradizione, i conflitti generazionali non tardano ad accendersi, specie quando scopre che la madre ha iniziato a frequentare Eric, il padre di Lily, la popolare reginetta del liceo che non può proprio soffrire. La situazione precipita ulteriormente quando Anna le rivela di voler risposarsi e, forse, trasferire tutta la futura famiglia a Londra. Insomma, una notizia sconvolgente: perfetta per un altro scambio di corpi… questa volta, però, quadruplo! Tess e Anna diventano Lily e Harper, e viceversa.

            La flânerie sessantottina e il punk millennial si incontrano con la Gen-Z, e… tutto è più o meno lo stesso: dalle situazioni agli equivoci, dai litigi alle confessioni a cuore aperto, fino ad arrivare ad un nuovo matrimonio con la promessa di un ritrovato equilibrio e di buoni propositi di conoscenza e comprensione dell’altro. Insomma, più che nel cosa, nell’inevitabile appeal e senso nostalgico dell’operazione, l’unica cosa che distingue Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo dall’originale è piuttosto il quanto.

            Sono, in altre parole, la quantità, la frequenza, il battito, il disegno comico in sé e per sé a giustificare quel “sempre più pazzo" del titolo, sovraccaricato fino al parossismo di situazioni, queste ultime al limite dell’assurdo e del demenziale, in un crescendo che scongiura il ritmo e la durata impeccabile della gestazione Waters, in nome di un susseguirsi di gag e scenette autarchiche. Il puro effetto comico viene ricercato in ogni angolo, con qualsiasi espediente, anche a costo di dilatare i tempi e sacrificare la compattezza del racconto. Ne risulta, spesso, una comicità meno fluida, forzata, dove la necessità di divertire prende il sopravvento sulla narrazione. 

            La recensione di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, il sequel della commedia Disney con Lindsay Lohan e Jamie Lee Curtis.

            Per fortuna, la regista Nisha Ganatra – qui in un grande salto di carriera – e la sceneggiatrice Jordan Weiss possono contare sul carisma, la presenza scenica e l’ironia trascinante di Curtis, ancora una volta assurdamente perfetta per la formula del body-swap. Riuscendo tra le altre cose a diversificare e sfumare la propria (re)interpretazione, è lei a compensare le debolezze di un copione piuttosto generico, formulaico e compilativo, sostenendo gran parte del film in assenza di un cast davvero incisivo.

            Che si tratti di volti noti o new entry (schiacciate però dalle vecchie leve), gli interpreti che accompagnano la recente vincitrice dell’Oscar in questo viaggio lungo il viale dei ricordi – inclusa una Lohan profondamente trasformata dagli interventi estetici, lontana dall’immagine naturale e iconica che l’aveva resa celebre – offrono prove divertite, ma nel complesso poco frizzanti. Sono poco più che nomi nei titoli di testa e strumenti nelle mani di Weiss per aggiornare a sensibilità contemporanee, e (di nuovo) sottolineare ed enfatizzare lo spirito di sorellanza, di supporto e solidarietà femminile del primo capitolo, suggerendo al contempo una fioca, tiepida, frivola idea di matriarcato da feed social.

            È allora questa - o la libreria streaming di Disney+ - la dimensione per cui sembrerebbe essere stato pensato Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo: un passatempo dall’orizzonte ridottissimo e dalla virale frammentarietà del fraseggio comico il cui vero ostacolo, ciò nondimeno, non risiede tanto nelle avventure di Tess, Anna & co., ma altrove. Si tratta di qualcosa di più generalizzato e decisivo (soprattutto per le commedie). Cioè l'inesorabile confronto con il mondo reale, che si presenta oggi in tutta la sua complessità e imprevedibilità. Un mondo che, nella sua follia, nel suo caos e nelle sue contraddizioni, supera ed è capace di mandare in crisi qualsiasi trama - anche la più elaborata o stravagante - che si possa immaginare o rappresentare sullo schermo.

            In questo senso, il film si trova a fare i conti con un divario praticamente incolmabile: quello tra la finzione costruita e ordinata, e un mondo là fuori che non solo è più complicato, ma è diventato anche, in un certo senso, “sempre più pazzo” di qualsiasi fantasia o eccesso narrativo.   

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