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            7 Febbraio 2025
            We Live in Time Recensione Film Cinemando Andrew Garfield Florence Pugh
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            WE LIVE IN TIME, la semplicità (della vita) nella complessità (del tempo)

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: We Live in Time
            USCITA ITALIA: 6 febbraio 2025
            USCITA USA: 11 ottobre 2024
            REGIA: John Crowley
            SCENEGGIATURA: Nick Payne
            CON: Florence Pugh, Andrew Garfield, Lee Braithwaite, Adam James
            GENERE: drammatico, commedia, sentimentale
            DURATA: 107 min

            VOTO: 7

            RECENSIONE:

            È impossibile immaginare We Live in Time senza Andrew Garfield e Florence Pugh e senza il livello di chimica da loro raggiunto sul set, al contempo promessa e dono di un film che, nel complicarsi la vita, in realtà ne sfiora e (ri)scopre la semplicità, complici i dialoghi pregni di naturalezza dello sceneggiatore Nick Payne e il nitore espressivo con cui il regista John Crowley osserva, illumina, lascia emergere l’interiorità dei suoi personaggi.

            Tra il divorziato Tobias Durand - schivo, impacciato ma cortese rappresentante di una grande azienda di cereali - e l’ambiziosa, risoluta e talentuosa Almut Brühl - ex pattinatrice artistica diventata chef di un ristorante fusion bavarese all’ultimo grido - non scocca quel che si direbbe un colpo di fulmine, ma proprio un colpo. Uno schianto, come quello necessario ad aprire un uovo (rigorosamente su una superficie piana!). La collisione, come spiega la fisica teorica, tra due protoni che scivolano l'uno attraverso e così vicino all'altro da poter comunicare, sprigionando un’energia sufficiente a rompere vecchi legami e a formarne di nuovi. Più semplicemente: è da un incidente, da un tanto semplice quanto grave urto fra il muso dell’auto di Almut e il corpo del povero Tobias, che nasce il più grande amore delle loro vite.

            Quello su cui lo sceneggiatore Nick Payne e il regista John Crowley tessono il racconto di We Live in Time, e che traverserà - neanche a dirlo - diversi momenti e altrettanti stadi. Dal corteggiamento, coi suoi tipici tira e molla, al fidanzamento, passando per la convivenza e le prime difficoltà, non ultima la diagnosi di un tumore, che presto però entrerà in remissione. E poi, il concepimento, un parto (singolare a dir poco), la nascita della loro bambina e la concretizzazione di un’idea di famiglia voluta in primo luogo da lui, ma condivisa col tempo anche da lei. Idea alla quale, loro malgrado, non faranno nemmeno in tempo ad abituarsi, perché l’ombra del cancro torna ad ammantare le loro esistenze, più forte e insidiosa di prima. Allora, cosa fare? Vivere sei mesi al massimo delle possibilità o dodici “di merda”? Qualità o quantità? 

            We Live in Time Recensione Film Cinemando Andrew Garfield Florence Pugh

            Questa, in poche parole, l'anima del flusso di immagini di un film, di una storia di finzione, che è però, bene o male, la sostanza, la cifra di realtà e quotidianità condivisa da molti altri, nel e oltre il fuoricampo. La particolarità di We Live in Time e delle vicende di cuore (nel corso di una decina d’anni) di Tobias e Almut risiede semmai nel modo non lineare, frammentario e discontinuo in cui queste ultime vengono proposte e messe in scena, alla stregua di un flusso di coscienza a due menti. Di pagine di altre vite, di sparksiana memoria, solo immaginate come farebbe Michel Gondry. Un po' come aprire un album di ricordi in cui, tuttavia, le fotografie sono state spostate, cambiate d’ordine, riposte alla rinfusa. 

            In concreto, quel che sceglie di fare Payne - senz’altro complice la sua formazione e predilezione per il teatro (verso cui questo suo copione è decisamente incline) - è comprimere e annullare il principio di consequenzialità, revocando passato, presente e futuro a favore di un’unica àncora narratologica. Di un unico tempo: quello diegetico e cinematografico.

            È l’arte che imita la vita, nei termini specifici di una manifestazione intellettuale del discorso (dalle intenzioni moralistiche) dell’opera e del suo racconto. Creando, in altre parole, un eterno presente, un’artificiosa contemporaneità, come gesto di coerenza e mimesi verso la filosofia di due esistenze che invitano chi guarda a vivere nel (proprio) tempo. A viverlo tutto, il tempo che abbiamo, per citare il sottotitolo (al solito pleonastico) dell’edizione italiana. A godersela fin quando non si è costretti a scendere, questa giostra che è la vita, meravigliosa sempre e comunque, proprio perché imprevedibile nei suoi alti e bassi, nella fortuna e nelle avversità.

            We Live in Time Recensione Film Cinemando Andrew Garfield Florence Pugh

            Volendo essere retorici, si potrebbe invocare un fin troppo abusato “carpe diem”, e sarebbe sintomatico della proverbialità (qualcuno potrebbe dire della banalità) delle conclusioni alle quali giunge We Live in Time, e insieme della comodità dell’operazione in sé e per sé: disegnata con poca ambizione, mai all'infuori del suo essere di fatto una versione leggermente più artsy, sofisticata e grafica degli amati comfort-movie di fine anni '90 e inizio 2000.

            Programmatica e prudente, sì, ma mai per cercare o solleticare la lacrima facile. Cosa che le permette, in fin dei conti, di salvaguardare il proprio tocco leggero e delicato, e mantenere una certa dose di sincerità agli occhi dello spettatore. Sostanziali, a tal riguardo, i dialoghi pregni di naturalezza di Payne e il nitore espressivo con cui Crowley osserva, illumina, lascia emergere l’interiorità dei suoi personaggi, ritrovando di fronte alla macchina da presa quell’Andrew Garfield che, quasi vent’anni fa, portò all’attenzione del mondo, offrendogli il suo primo ruolo da (tenero) protagonista in Boy A e, con esso, le fondamenta del segno divistico che egli porta in dote tutt’oggi. Fin qui, dove recita al fianco di un altro nome e volto col quale è facile, se non facilissimo, identificarsi.

            Anche Florence Pugh infatti sa come farsi volere bene, trovando con il collega una chimica tale da rendere praticamente impossibile immaginare We Live in Time senza la loro firma - degna di un tentativo Oscar purtroppo inesaudito. Senza l'incantesimo a cui arrivano su schermo, al contempo promessa e dono di un film che, nel complicarsi la vita, in realtà ne sfiora e (ri)scopre la semplicità. 

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