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            7 Settembre 2024
            Horizon An American Saga Capitolo 2 Kevin Costner western Cinemando Recensione
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            VENEZIA 81

            HORIZON: AN AMERICAN SAGA - CAPITOLO 2 di Kevin Costner - La recensione

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Horizon: An American Saga - Chapter 2
            REGIA: Kevin Costner
            SCENEGGIATURA: Jon Baird, Kevin Costner
            CON: Kevin Costner, Sienna Miller, Sam Worthington, Giovanni Ribisi, Luke Wilson, Isabelle Fuhrman, Abby Lee, Will Patton, Ella Hunt
            GENERE: western, storico, drammatico, avventura, azione
            DURATA: 190 min
            Fuori concorso alla 81ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia

            VOTO: 8-

            RECENSIONE:

            Con Horizon: An American Saga - Capitolo 2, Kevin Costner prosegue la sua epopea western sulle orme di chi, l'America, l'ha fatta. Apparentemente coerente con la prima "puntata", questo secondo film rivela tuttavia una natura più profonda: trasfigurare l’America odierna nel paese, in piena costruzione, di un secolo e mezzo fa, al fine di mostrarci paradossalmente come quel tempo sia ancora il nostro tempo.

            L’irriducibilità e tenacia che Kevin Costner ha dimostrato nei giorni e nelle settimane seguenti l’uscita e il flop del Capitolo 1 di Horizon: An American Saga, il dream project su cui ha investito e sacrificato (non ironicamente) anni e anni di lavoro, ricordano in un certo senso quelle dei primi coloni che, fin dal loro approdo sulle coste americane, dovettero confrontarsi con le ostilità di un territorio sconfinato, a loro ostile, che saranno chiamati a rimodellare, rimodulare e, infine, domare.

            Ebbene, nel caso del divo hollywoodiano, questa possibilità non sembra essere minimamente all’orizzonte. O meglio, non è nell’orizzonte del cinema, inteso come sala ed esperienza collettiva. D’altro canto, però, è anche vero che il regista di Balla coi lupi ci ha messo del suo nell'architettare questa monumentale impresa (idealmente divisa in quattro film) - già vittima di una produzione travagliata per la quale il nostro si è visto costretto ad impiegare pure una consistente porzione del suo patrimonio.

            Come scrivevamo infatti nella recensione di quelle prime tre ore, malgrado tutto quel che appartiene al reame della messa in scena, delle immagini, dell’apparato produttivo in senso stretto, riecheggi i fasti (e le follie) dei grandi kolossal statunitensi, Horizon: An American Saga si offre come un rarissimo esempio di cinema che vuole pensare, parlare, narrare come una serie. E, di conseguenza, essere(!) una serie, a partire dalla scrittura, col suo incedere felpato e minuzioso, fino alla scansione narrativa e drammaturgica degli innumerevoli archi che si affastellano di fronte ai nostri occhi. 

            Horizon An American Saga Capitolo 2 Kevin Costner western Cinemando Recensione

            Caratteri, questi ultimi, che il Capitolo 2 - presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, all’81ª edizione del festival di Venezia - non fa altro che riaffermare. Tolti un’ultima ora e un epilogo in cui le varie storie cominciano a mescolarsi, a tracciare una linea, una direzione (quasi) del tutto comuni e condivise, queste altre tre ore (e dieci) di epopea continuano invero lo spartito che abbiamo imparato a conoscere, smentendo dunque l’ipotesi di un'esigenza isolata e convertendo in cifra i fondamentali del film precedente. Mantenendo, in altre parole, andatura e conformazione, rimandando fin quando possibile l’azione più esplosiva, e riproponendo addirittura il montaggio finale con l'assaggio della nuova "puntata". Anche lo stesso Costner, come già nello scorso, decide di mantenersi e mantenere il proprio personaggio in disparte, e di concentrare così la narrazione su due linee narrative. Da un lato, seguiamo le orme della carovana in rotta verso la (inventata) promessa di una terra da redimere. Dall'altro, invece, ritroviamo la madre e la figlia sopravvissute all’attacco, sul medesimo pezzo di terra, da parte dei nativi all’inizio del primo film. 

            Ciò detto, nonostante questa indolente cadenza possa risultare talora eccessiva e abbastanza discutibile, il Capitolo 2 di Horizon: An American Saga - come anticipato sopra - prevede e pone le basi per un lungo finale in cui, effettivamente, questo preciso ritmo diventa funzionale, efficace alla tensione e alla resa emotiva di un climax vero e proprio, che esplode in due segmenti di grandissimo cinema. Mentre il primo - di stallo e violenta sparatoria - è interamente retto dal fisic du role, dall’iconismo e dalla statura divistica di un Kevin Costner pervaso, in ogni gesto, sguardo, movimento, dallo spirito, dalla scintilla del grande cinema; l’altro - dai chiari echi fordiani - vede nella finalizzazione di una casa, rimessa a nuovo dopo un incendio, una sorta di parallelismo tra spettatore ed esperienza, nel senso di uno “sforzo di visione” necessario ad una gratificazione equivalente o simile.

            Ciò nondimeno, questo secondo capitolo si distingue realmente dal predecessore anche e soprattutto perché rivela una natura e un’intenzione profonde (estendibili poi all’intero progetto), andando oltre l’atto di fede, l’epitaffio fascinoso, o ancora il mero gesto nostalgico, elegiaco, definitivo (più che restaurativo) di un cinema oggi impraticabile nel e per il suo luogo d’elezione.

            Horizon An American Saga Capitolo 2 Kevin Costner western Cinemando Recensione

            Difatti, con Horizon: An American Saga - Capitolo 2, Kevin Costner non vuole ripercorrere le gesta, l'impresa terrena e faticosa di un groviglio di personaggi, di un formicaio (come dimenticarsi l’inizio del Capitolo 1) di persone ordinarie, modeste che cercano di definirsi, di dare un senso a ciò che gli è concesso. Non vuole parlarci di ciò che fu per rimandare al presente. Quel che fa è piuttosto traslare e trasfigurare l’America odierna in quella di un secolo e mezzo fa, per mostrarci paradossalmente come quel tempo sia ancora il nostro tempo, solo cambiato nell’aspetto, nelle apparenze, nell’estetica per così dire.

            Allora, se il segno cinematografico dell’epica western e dei suoi momenti rituali, della proverbiale conquista della frontiera e, con essa, di una terra “più lunga e crudele di quanto si immagini, che solo addentrarvisi può essere pericoloso”, è allora relegato e incarnato, su un piano narrativo, dal cowboy popolano da lui stesso interpretato (e, va da sé, dall’arco narrativo di cui questi è protagonista); ad essere posti in primo piano, ad emergere maggiormente sono viceversa situazioni ed eventi - nel bene e nel male - molto quotidiani, ordinari, che schierano e delineano le coordinate di una nazione (quella odierna, per l’appunto) da (ri)costruire.

            Libero scambio, capitalismo, consumismo che fungono da impulso per un timido sgretolamento e incontro di culture e umanità, ma anche discriminazioni razziali, visioni e ideali maschilisti e patriarcali, la prima alba di una democrazia che diventa ed è tutt’oggi sinonimo di equità e giustizia... È con questo suo Capitolo 2 che Horizon: An American Saga (finalmente) coglie, descrive, rappresenta, stampa non più soltanto la leggenda, ma anche la vivida realtà di un’America in purezza. Facendo combaciare con armonia, unendo sinergicamente gli orizzonti temporali di un paese andato “troppo in là, ma nella direzione sbagliata”. 

             

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