Sonic, il film che sfreccia veloce

Dopo il successo di Detective Pikachu, un altro popolarissimo videogame prende vita sul grande schermo. Questa è la volta di Sonic The Hedgehog, celebre sprinter, protagonista dell’omonima serie di platform di casa SEGA. Una pellicola frenetica, divertente e coloratissima, fondalmente rivolta ai bambini e ai più giovani, ma che riesce ad intrattenere pure un pubblico maturo ed adulto. L’anima del peloso protagonista e l’interpretazione di Jim Carrey sorreggono un film che fa centro, seppur con qualche difetto

Devo iniziare dicendo che, da parte mia, non vi era moltissima speranza e nemmeno attesa, nei riguardi di questa trasposizione cinematografica del leggendario personaggio SEGA. I termini di questa mia perplessità sono, fondamentalmente, due: il materiale di partenza e le controversie e problemi precedenti l’uscita della pellicola nelle sale. Andando con ordine, è importante ricordare chi è e da dove viene il riccio più simpatico e colorato dei videogiochi. La figura e i videogame di Sonic nascono nei primi anni ’90, riscuotendo, grazie alle loro meccaniche e alla loro estetica colorata, grande successo in, praticamente, ogni angolo del globo. Tuttavia, l’aspetto su cui vorrei concentrarmi è il fatto che i giochi, in sé, non è che abbiano tutto questo spessore narrativo o, comunque, una trama da cui trarre spunto per un intero lungometraggio. Abbiamo questo riccio blu che riesce a superare la velocità del suono grazie ai suoi unici poteri, che vive in un mondo chiamato, appunto, Sonic’s World; abbiamo un arci-nemico che vuole dominare il mondo e costruire la sua utopia, il Dottor Eggman; una sequela di simpaticissimi e coloratissimi comprimari e tanti livelli divertenti ed ardui da superare. Finita qui. Quindi, era anche un attimo naturale che non provassi la massima fiducia nel progetto di Paramount. Il secondo punto si focalizza sulla diatriba, avvenuta nei giorni subito successivi al rilascio del primo teaser trailer sul web. Dire che quest’ultimo abbia creato un letterale putiferio, rende veramente poco la situazione. Discussioni, petizioni, meme. Ai fan, non piaceva per niente il design adottato per la realizzazione, in computer grafica, di Sonic – a detta loro, e anche mia, inquietante e fin troppo realistico, per quanto un personaggio come Sonic possa risultare realistico (clicca qui, per vedere la comparazione tra i due stili). Le lamentele erano così tante che lo studio di produzione, spaventato da un possibile flop del film per questa problematica, decise di rimandare l’uscita del film per patchare il tutto e rendere Sonic quanto più simile al videogame. E, direi, che, per fortuna, questa volta, si sono rivoltati i fan, perché il risultato finale è decisamente superiore. Ad ogni modo, il rinvio di un film non fa mai ben sperare sulla qualità del prodotto in sé, quindi, anche per questa ragione, molti erano i dubbi e le perplessità nei riguardi di questa pellicola.

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Una volta iniziato il film, però, ogni mio aspetto di diffidenza è stato fugato. Gli sceneggiatori di Sonic, infatti, sono riusciti a trarre, dalla minima narrazione contenuta all’interno della serie di videogame, una trama che coinvolge e cattura immediatamente. Sicuramente, non qualcosa di rivoluzionario o fuori da ogni schema, ma un incipit convincente; un pretesto, alla fine dei conti, per permettere al film di sfociare nell’action più puro e nella comicità più sfrenata. Come già detto, Sonic è un piccolo riccio blu con l’abilità di correre velocissimo, abbattere la velocità della luce e controllare l’elettricità, che vive, insieme ad uno strano gufo – che gli fa un po’ da mamma e un po’ da mentore -, in una coloratissima e particolarissima isola. Purtroppo, avendo egli un’abilità molto ambita e ricercata, è costantemente in pericolo. Quando, un giorno, alcuni strani individui si presentano alla sua porta di casa per sottrargli il suo potere, il riccio è costretto a fuggire – grazie a degli anelli, che aprono dei portali tra i vari mondi dell’universo – dalla sua terra natale e a rifugiarsi perennemente in nuove dimensioni. Spostandosi da un posto all’altro, finisce anche sul nostro tanto amato pianeta Terra. Qui, Sonic si nasconde e si stabilisce, per un po’ di tempo, nella cittadina americana di Green Hills, nel Montana, che egli ritiene il luogo più bello di tutti. Nella sua permanenza, egli spia e si affeziona agli abitanti di questa tranquilla e pacifica comunità rurale, in particolare, dello sceriffo Tom Wachowski. Tom è un poliziotto giovane ed altruista che, insoddisfatto della sua vita e volenteroso di aiutare le persone in difficoltà, ha chiesto il trasferimento nella ben più grande metropoli di San Francisco. Ben presto, il suo desiderio verrà esaudito, ma in una maniera veramente inaspettata. Infatti, Sonic, triste, perché frustrato dalla sua solitudine, provoca un’onda elettromagnetica che paralizza metà della costa occidentale. Il governo degli Stati Uniti, incapace di trovare una spiegazione al fenomeno, invia quindi, in zona, l’eccentrico ma geniale dottor Robotnik. Sentendosi in pericolo e braccato dai droni del dottore pazzo, Sonic si rifugia a casa di Tom, che, sorprendendolo, neutralizza il riccio con un dardo. Per la concitazione, Sonic perde i suoi anelli di teletrasporto e Tom, dopo un paio di minuti di sbigottimento, decide di aiutarlo, sentendosi parzialmente responsabile dell’accaduto. Per Sonic e lo sceriffo, sarà l’inizio di una pericolosissima e tortuosa fuga, durante la quale i due riscopriranno cosa vogliono dire amicizia e il proverbio <<l’unione fa la forza>>.

Insieme a Sonic, lo sceriffo Tom Wachowski (James Marsden) in una scena nel film

Il candidato premio Oscar per il miglior cortometraggio animato, Jeff Fowler, con questo Sonic, compie il suo vero e proprio debutto cinematografico. Pur essendo questo il suo primo lungometraggio, la sua regia non sfigura di fronte ad esempi ben più noti, in campo di cinema d’intrattenimento e di pellicole per le masse. Chiara, spigliata, frenetica, diretta, la direzione di Fowler è la tipica regia da mestierante, come avviene in film di questo calibro; una regia completamente asservita alla componente narrativa della produzione e alla valorizzazione preferenziale di personaggi, ambientazioni e componenti fantastici ed azione senza filtri. E questo, la regia sembra farlo molto bene, rendendo, come ovvio che sia in un film come Sonic, il riccio coloratissimo e simpaticissimo di casa SEGA, il fulcro attorno a cui ruota tutta l’azione. Perciò, Fowler, con questo suo debutto, dimostra una regia consapevole di ciò che è il minimo indispensabile per coinvolgere, divertire ed intrattenere il pubblico; una regia che si accontenta di mostrare chiaramente e senza movimenti di macchina esasperati o esageratamente complessi ciò che sta avvenendo su schermo. Nonostante questa sua caratteristica, Fowler riesce a costruire, da un punto di vista visivo, un paio di sequenze veramente memorabili, drasticamente aiutato dal montaggio febbrile e forsennato, senza un attimo di tranquillità o distensione. Mi vengono in mente, per fare un esempio, i due segmenti in cui si riprendono, proprio da un punto di vista di messa di scena, le sequenze, nei recenti film degli X-Men, in cui Quicksilver ferma il tempo, sposta oggetti, salva persone, il tutto nella completa immobilità di ciò che lo circonda. Se si volessero trovare dei difetti nel film, bisognerebbe andare a scavare nella sceneggiatura, ma, prima di tutto, serve necessariamente contestualizzare il target e il tipo di pubblico a cui questo film si rivolge. Banalmente, direi che la pellicola è indirizzata un po’ a tutti, perché, fin da subito, sono presenti numerose battute e riferimenti che soltanto un adulto o comunque un adolescente possono capire. Ma, prevalentemente, la comicità presente, e su cui il film punta maggiormente, è un umorismo puerile, fatto di momenti slapstick e sketch abbastanza immediati ed infantili. Quindi, analizzando la sceneggiatura e la scrittura di Sonic, bisogna tenere in conto questa volontà e caratteristica ben precisa e considerare che ciò che si intende ottenere è un qualcosa che, prima di tutto, i bambini possano apprezzare ed amare.

Il dottor Robotnik, qui in versione dottor Eggman, in una scena del film
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Al centro di tutto c’è, come detto sopra, il coloratissimo, iper-attivo e frenetico Sonic, motore ed anima del racconto, personaggio dal carisma imprescindibile che diverte e coinvolge fin da subito lo spettatore – anche da un punto di vista estetico. Sì, infatti, anche se si nota la differenza e il contrasto tra il riccio e i personaggi interpretati da attori in carne e ossa, l’elemento fantastico ed extra-terrestre, rappresentato da Sonic, all’interno del film, aiuta nella contestualizzazione ed accettazione di questo aspetto. L’incipit e l’incidente che richiederanno l’arrivo del dottor Robotnik non sono altro che un pretesto per dare il via ad una fuga catartica, con elementi da buddy movie, velocissima ed ottima, ritmicamente parlando. Anche se la struttura e la progressione del film sono un qualcosa di già visto e sdoganato, retto da banalità e scontatezze – il film si potrebbe paragonare ad un E.T. molto più artificioso e moderno -, la pellicola non annoia, tiene lo spettatore costantemente incollato allo schermo, non lo lascia mai andare. Nonostante ciò, tuttavia, sono ravvisabili dei difetti, soprattutto, per quanto riguarda la costruzione di alcuni personaggi, qualche momento trash presente qua e là e un paio di forzature e buchi di logicavitali per arrivare velocemente e direttamente al nocciolo della questione, al pieno dell’azione, senza spezzare il coinvolgimento.

Tra gli scivoloni maggiori della sceneggiatura di Patrick Casey e Josh Miller troviamo, senza dubbio, la costruzione del personaggio dello sceriffo Tom Wachowski. Una perfezione fin troppo ostentata e riproposta in differenti momenti, un’evoluzione che passa leggermente in sordina rispetto, per esempio, a quella del ben più riuscito Sonic, completano un’interpretazione abbastanza nella norma e statuaria di James Marsden – che torna sul grande schermo dopo il risicato ruolo in C’era una volta a… Hollywood ed aver interpretato, per la tv, il personaggio di Teddy, nella serie di fantascienza, Westworld. A fare da contraltare alla bontà e alla simpatia dei due protagonisti, ci pensa l’esilarante, caricato e pazzo dottor Robotnik, interpretato da un immenso Jim Carrey – ritornato dopo anni, finalmente, ad un personaggio che ricorda i vecchi fasti della sua carriera, con pellicole come Il Grinch o Ace Ventura. La scrittura e la caratterizzazione di Robotnik, poi soprannominato dottor Eggman, di per sé, non fanno gridare certo alla perfezione. Anzi, sulla carta, il villain pazzoide apparirebbe fin troppo macchiettistico, standardizzato e convenzionale, ma l’interpretazione, la mimica facciale e la recitazione espressiva, sopra le righe e fisica di Carrey elevano questo personaggio di moltissime spanne, facendolo diventare una delle colonne portanti della produzione, nonché uno dei suoi aspetti di maggiore memorabilità. Alcune sequenze che lo coinvolgono direttamente ed in prima persona si incastonano immediatamente nella mente dello spettatore. Si potrebbe menzionare, per esempio, il momento in cui balla all’interno del camion, preparando il suo piano supremo per distruggere Sonic – che ricorda, per certi versi, la sequenza della scalinata di Joker.

Sfrecciando e puntando sull’azione sfrenata e senza limiti, Sonic diverte, intrattiene e fa passare due orette in tutta tranquillità e lo fa nel modo più ingenuo e naturale possibile. Un personaggio coloratissimo come protagonista, meccaniche da buddy movie, un villain reso magistralmente, su schermo, da uno degli attori più espressivi e divertenti di sempre, una narrazione che scivola abbastanza fluidamente – nonostante qualche intoppo -, scene d’azione “spacca-mandibola” ed una colonna sonora ritmata e “cool” – che potenzia, esponenzialmente, le succitate sequenze action frenetiche e pirotecniche, già ottime, parlando di effetti visivi e di montaggio – rendono questo Sonic un prodotto riuscito e pieno di buoni sentimenti. Nonostante qualche battuta e momento trash ed imbarazzanti, il film, come già affermato, può risultare godibile, oltre che da un, naturale e primario, pubblico giovane ed infantile, anche dai più grandi e vaccinati. Lo dimostrano, difatti, le numerose citazioni e i molteplici riferimenti a prodotti rivolti e destinati ad un pubblico più adulto come Fast & Furious, John Wick e Matrix. Non mancano, tuttavia, alcune strizzatine d’occhio ad uno dei franchise più amati anche dai più piccoli come la celebre saga di Star Wars – ora, in mano di Disney. In definitiva, Sonic supera, senza dubbio, Detective Pikachu (precedente esperimento di una trasposizione cinematografica di un videogioco), configurandosi e presentandosi come un action e film d’intrattenimento solido, che rispetta e porta a compimento, discretamente, gli obiettivi preposti. Una pellicola senza infamie e senza lode e costantemente sul filo del rasoio; Sonic preme sull’acceleratore fin da subito, lasciandolo a metà dei titoli di coda, in cui il lungometraggio di Fowler, con una scena mid-credits, apre, davanti agli occhi dello spettatore, le possibilità per la nascita di un nuovo universo cinematografico tutto da scoprire.

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VOTO

⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐


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