Sex Education 2, Tredici fatti da parte

Netflix produce la seconda stagione di una delle serie rivelazione dello scorso anno. Con i nuovi episodi, la showrunner Laurie Nunn firma un racconto che si discosta moltissimo dagli standard del teen drama e della comedy classica, presentando una forte componente narrativa ed estremamente educativa

Sex Education, la serie Netflix creata da Laurie Nunn e diretta da Kate Herron e Ben Taylor – tra i prodotti più entusiasmanti e sorprendenti del 2019 -, viene finalmente arricchita con una seconda stagione, composta da otto episodi, pronta ad appassionare, divertire e sconvolgere le nostre emozioni con la sua disarmante umanità. Continua l’indagine o, meglio, analisi voyeuristica, della vita sessuale, emotiva e quotidiana dei ragazzi della scuola Moordale – che altro non è che uno specchio, una finestra aperta sul presente, su come i giovani d’oggi vivono le proprie emozioni e le proprie vite. Gli studenti del campus britannico ritornano ad essere, com’era per la prima stagione, elevati a modelli esemplari ed assolutamente palpabili di ciò che significa, oggi come oggi, essere adolescenti. Primi amori, primi approcci ed esperienze sessuali, problemi familiari, disagi, gioie, rimpianti. Sex Education 2 continua sulla linea dettata dalla prima stagione, raccogliendo un ventaglio complesso e ricco di sentimenti ed emozioni, ma osando sicuramente di più, spingendosi verso esiti, finalità e scopi più alti e lodevoli. Questo osare discosta, senza dubbio, questa seconda stagione dal semplice e tipico teen-drama, diventando qualcosa di più, un racconto incredibilmente istruttivo e formativo, rivolgendosi, perciò, ad un pubblico misto – sia adolescenziale che adulto. Questa seconda serie di episodi riprende il filo del discorso direttamente da dove lo avevamo lasciato. La scorsa stagione si concludeva, appunto, con la rottura di qualsiasi possibile love story tra Otis e Maeve, visto che quest’ultima sorprendeva il primo a baciarsi con Ola. I due, in ogni caso, nonostante l’amore reciproco, ma impossibile, continuano ad occuparsi della clinica sessuale “illegale” e segreta praticata nel campus. Ad accompagnare il nostro Otis troviamo, come sempre, il suo compagno di avventure e disavventure Eric, ragazzo gay dichiarato, ancora abbastanza confuso dopo l’esperienza sessuale travolgente e violenta, psicologicamente, con Adam, il bulletto, figlio del preside della scuola – mandato, dopo varie vicissitudini, alla scuola militare. Anche la vita di Maeve non è certo un luna park: oltre ad aver scoperto la propria cotta segreta baciarsi con un’altra; deve affrontare la separazione drastica con Jackson, uno dei ragazzi più popolari della scuola, una reputazione non proprio brillante tra i coetanei ed una situazione familiare abbastanza difficoltosa e pesante. A chiudere il mosaico variegatissimo di caratteri che compongono Sex Education, personaggi come Lily, Ruby, Aimee, Anwar, Olivia, Ola, Viv e tanti altri. Il sesso – qui, presente, ma al limite del contorno, del complemento -, come noto, non è, tuttavia, soltanto una sfera appartenente all’adolescenza e alla crescita. Con questa seconda stagione, Sex Education si allarga, ancora di più, nei confronti di coloro che si potrebbero definire genitori, responsabili, tutori, ma che, lo stesso, presentano gli stessi difetti, ossessioni, sbagli ed inesperienze, caratterizzanti e fondanti, soprattutto, la psicologia dei più giovani. Sex Education 2 migliora e conferisce ancora più freschezza ad una struttura ed una narrazione già ben rodate ed introdotte, elementi, questi due, che non fanno altro che rendere questa nuova stagione un qualcosa di assolutamente imperdibile per gli utenti della piattaforma.

Da sinistra: Aimee (Aimee Lou Wood), Maeve (Emma Mackey) e Otis (Asa Butterfield)

Kate Herron e Ben Taylor tornano dietro la cinepresa, intenti a rappresentare e ad offrire uno spaccato di quotidianità e vita giovanile. Avendo, come obiettivo primario, quello di valorizzare ed elevare, a massimo denominatore, le interpretazioni dei differenti attori e le diversità tra i vari personaggi, Herron e Taylor mettono in campo una regia abbastanza tradizionale e classica, pur regalando momenti registici veramente ben costruiti e congegnati. Come un segugio, la macchina da presa segue i nostri protagonisti, alla ricerca della propria identità, della propria felicità, del proprio futuro, analizzandoli in modo dettagliato, descrivendoli e figurandoli profondamente e divenendo, ben presto, uno dei fattori a favore dell’ottima caratterizzazione di ciascuno dei personaggi su schermo. La spensieratezza e la bellezza estetica e visiva di certe inquadrature – colorate, vissute e ricche di espressioni, reazioni e dettagli – sono solamente un velo che nasconde una trattazione impegnata ed estremamente sincera di temi fondanti la nostra quotidianità. La regia, seppur molto più leggera e canonica, e l’introspezione, raggiunta nei riguardi dei personaggi, supera quella di serie simili per tematica e genere, superficialmente parlando, come, per esempio, Tredici (Thirteen Reasons Why), prodotto televisivo Netflix che si rivolge allo stesso target di questo Sex Education, ma che, in molti frangenti, dimostra un livello generale assolutamente infantile e poco ispirato. Le sorprese, riservate a noi spettatori da Herron e Taylor, tuttavia, non finiscono qui. Infatti, la loro direzione, in questa nuova stagione, cresce ancora di più, qualitativamente parlando, con sequenze incredibilmente ricercate a livello di scelta dei piani, ritmo e fotografia. Sex Education, pur essendo un prodotto televisivo e non avendo mezzi e possibilità filmiche, si avvicina abbastanza alla qualità visiva ed estetica di una pellicola cinematografica, mantenendo, ad ogni modo, la propria poetica, il proprio stile, basate principalmente sulla potenza ed efficacia di sceneggiatura e racconto.

Da sinistra: Lily (Tanya Reynolds) e Ola (Patricia Allison)

Sex Education è, fondamentalmente e semplicisticamente parlando, una comedy con tinte teen, rivolta prevalentemente ad un pubblico adolescenziale. Nonostante la sua natura tipicamente ironica, esagerata, esilarante, allegra, tuttavia, questa serie presenta e dimostra più potenzialità divulgative di un prodotto nato proprio con queste finalità specifiche. Il paragone con Tredici risulta quasi inevitabile per gli elementi generali, in comune, che entrambe presentano. Con soli sedici episodi – tra prima e seconda stagione – la serie creata da Laurie Nunn educa ed insegna ai giovani, alle nuove generazioni, molte più nozioni e concetti utili sulla crescita, sul conoscere sé stessi, sul prendersi le proprie responsabilità, sulla propria sessualità, sul diventare grandi, di quanto, in realtà, faccia la serie di Hannah Baker – sicuramente più famosa e longeva. Dietro ad un’impattante leggerezza e spensieratezza tipica della commedia, il teen drama britannico affronta tematiche tra le più variegate, attuali ed utili, anche per gli adulti, per capire la modernità e gli adolescenti di oggi, ciò che pensano, come vedono il mondo e ciò che gli accade attorno. Omosessualità, accettazione di sé, emancipazione, superamento di traumi ed abusi sessuali, problemi di coppia, problemi fisici, psicologici, cancellazione di stereotipi e luoghi comuni. Gli argomenti presenti, discussi e messi alla berlina dagli scrittori di Sex Education, sono, senza dubbio, tra i più importanti e rilevanti oggigiorno. Tuttavia, la loro trattazione non sarebbe ugualmente potente ed efficace nella trasmissione al pubblico, senza quella tipica umanità e delicatezza, che, da sempre, caratterizzano la serie.

A destra Eric (Ncuti Gatwa) in una scena della serie
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Questa disamina ed analisi passa, ovviamente, attraverso i vari personaggi che animano le scene di Moordale e dintorni. Se la loro caratterizzazione e profondità non fosse tale, sicuramente, verrebbe meno anche quella validità contenutistica che la serie propone e raggiunge. E qui si torna al paragone con la ben più vista Tredici. A differenza, per esempio, della terza, e speriamo ultima, stagione di Thirteen Reasons Why, nella seconda serie di episodi di questo Sex Education, si nota per filo e per segno l’evoluzione, la crescita, il miglioramento o il peggioramento, perché no, dei differenti personaggi presenti. Ognuno di questi reagisce in maniera incredibilmente umana e si adatta, di conseguenza, a ciò che gli accade attorno. Questo elemento non vale soltanto per i protagonisti della produzione, i giovani, ma anche per gli adulti, “capitanati”, come bravura, da Gillian Anderson nel ruolo della dottoressa Jean Milburn. Ogni relazione, ogni scambio di battute, ogni discussione, ogni pianto, ogni risata contano qualcosa all’interno dell’evoluzione del carattere, del modo di porsi, della storyline di un determinato o di certi personaggi. Ed è proprio nei dialoghi che si scatena tutta la potenza di contenuti che caratterizza la serie, soprattutto parlando di comicità. Tipicamente britannica, basata molto sul non-sense, sull’esagerazione, sull’eccesso e volontariamente provocatoria, la comicità nera e senza freni che caratterizza la serie fin dalla prima stagione, qui, torna più forte che mai. Ma, è nelle sequenze drammatiche che Sex Education fa uscire il proprio calibro tragico. Lo spettatore si affeziona così tanto ai personaggi in questione, da tanto sono umani, veri e palpabili – sensazione riconducibile anche alle differenti interpretazioni – da empatizzare profondamente con tutto ciò che gli accade. E, proprio nel finale di stagione, gli scrittori della serie decidono di gettare il carico (emotivo) da novanta, dando vita ad un intreccio impregnato di casualità che non fa altro che caricare di aspettative una probabile terza stagione.

Adam (Connor Swindells) in una scena della serie
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L’aspetto che, senza dubbio, rende Sex Education una serie superiore a molte altre, nel panorama televisivo odierno, sono le fantastiche ed ispiratissime interpretazioni da parte di tutto il cast presente. Coeso, con una grande chimica ed un’intesa esemplare, espressivo, comico, volutamente esagerato ed enfatizzato a volte, composto da numerosi stili e tecniche recitative differenti. C’è chi utilizza, per trasmettere e suscitare la risata o il pianto, il corpo; chi la parola, la dizione; chi entrambi. Tra fisicità ed emotività, il cast di Sex Education è uno degli ensemble migliori visti sul piccolo schermo in questo periodo. Sorpresa attoriale di questo talentuoso ed incredibile parterre di attori, Asa Butterfield – giovane attore, interprete di Hugo Cabret nell’omonimo film di Scorsese e del bambino tedesco, Bruno, nel famosissimo Il bambino con il pigiama a righe -, torna a prestare il volto a Otis Milburn, inventore, insieme a Maeve, della clinica sessuale segreta – molto più centrale e persistente nella prima stagione rispetto a quanto accada in questo caso. Butterfield, grazie alla sua espressività e alla sua bravura comunicativa, riesce a rendere alla perfezione l’insicurezza, l’essenza impacciata e maldestra del personaggio di Otis, regalando anche numerosi momenti di comicità a dir poco esasperata. Ad accompagnarlo, in fatto di capacità e competenza, il ruandese naturalizzato britannico Ncuti Gatwa nel ruolo del solare e sensibile Eric Effiong, il migliore amico di Otis. Con le sue doti attoriali, Gatwa fa risplendere il personaggio di Eric – tra i migliori della serie -, estinguendo qualsiasi stereotipo riguardo all’omosessualità e al fare coming out. A chiudere il trio delle meraviglie, Emma Mackey come Maeve Wiley, cotta segreta di Otis, divisa, in questa stagione, tra l’amore impossibile per il personaggio di Butterfield e i drammatici e critici problemi riguardanti la sua famiglia. La Mackey porta a casa, egregiamente, una performance difficile ed impegnativa che richiedeva, come prerogativa, un’enorme quantità di immedesimazione. La bravura attoriale, tuttavia, non è soltanto propria degli interpreti giovani e debuttanti, ma anche di volti noti del piccolo e grande schermo come, per esempio, Gillian Anderson. La fu Dana Scully di X-Files torna, in questa seconda stagione, per interpretare la dottoressa Jean Milburn, madre di Otis, sessuologa professionista. A questo giro, al personaggio della Milburn, viene garantito ancora più spazio di quanto già accadeva nella scorsa stagione, esplorandone ulteriormente la psicologia, il background e l’evoluzione. La sessuologa interpretata dalla Anderson diventa, in seguito all’incarico di consulente sessuale per la scuola Moordale, inoltre, una figura chiave e centrale attorno a cui si concentrano alcuni nodi fondamentali di questi otto nuovi episodi della serie.

A destra, la dottoressa Jean Milburn (Gillian Anderson) in una scena della prima stagione

Lodi anche per la restante porzione di cast, impegnato nella frenetica ed enigmatica rappresentazione dell’odierno mondo dei teenager. Attori come Connor Swindells, Aimee Lou Wood, Tanya Reynolds, Kedar Williams-Stirling, Samantha Spiro, Alistair Petrie e Chinenye Ezeudu regalano alla serie ottime interpretazioni ed ancora più potenza e vitalità ad una sceneggiatura ispiratissima, spontanea, riuscita ed appassionante. La visione di Sex Education si rivela essere, ben presto, una vera e propria dipendenza, dovuta, senza dubbio, allo sviluppo di un soggetto innovativo e nuovo – sicuramente di più di quello della terza stagione di Tredici, per tornare al nostro confronto. In più, il fatto che la serie di Laurie Nunn aggiunga un sentito, esplorato ed utile comparto tematico è tutto grasso che cola. Sex Education è un prodotto di cui si sentiva il bisogno in un’epoca come la nostra, un’epoca in cui spesso si rischia di cadere nello stereotipo facile, nel luogo comune, in una mentalità medievale e primitiva, una concezione individualista ed egoista del mondo e di ciò che ci circonda. In modo estremamente viscerale, la serie della Nunn si rivolge e risulta adatta ad un pubblico che parte da ragazzi giovani fino ad arrivare al terza età, perché tutti troveranno nel racconto di Otis & co. un confronto, un ricordo, una scoperta, una bella storia, raccontata in modo estremamente classico, per quanto riguarda l’intreccio – a tratti, già visto e ridondante -, ma efficace nella sensibilità e nel tocco. Otis, Eric, Maeve e compagni sembrano prendere veramente forma e le loro debolezze, la loro vitalità, la loro concretezza, la loro plausibilità e il loro senso di veritiero si trasformano, piano piano, nelle nostre. In loro e con loro, noi spettatori rivediamo le paure che attanagliano o hanno attanagliato la nostra vita giovanile, compiamo riflessioni profonde ed inaspettate, per un teen-drama dai toni classici e candidi, ridiamo di fronte a certe situazioni provocatorie, imbarazzanti, ma ci emozioniamo pure per l’umanità e la sensibilità, adoperata nella trattazione di certi sentimenti, certi momenti spinosi o estremamente drammatici. Iniziando Sex Education, si potrebbe pensare di ridere a crepapelle – sì, si fa anche quello – ma, ad un certo punto, la serie cambia le carte in tavola, dando vita ad un letterale tornado di emozioni, anche contrastanti tra loro, nel cuore e nell’anima di noi pubblico. Mica male per una comedy o, meglio, la migliore comedy di Netflix, ora come ora.

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VOTO

⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐


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