Sorry We Missed You, quando vivere diventa sopravvivere

Ken Loach, you didn’t miss me! Il regista di Io, Daniel Blake dirige una pellicola assolutamente sensazionale. Un fulmine a ciel sereno, Sorry We Missed You è una pellicola che sconvolge e travolge, un letterale pugno allo stomaco che rappresenta la contemporaneità in modo vero e viscerale

Newcastle. Regno Unito. I Turner sono una classica famiglia dei sobborghi della città inglese. Una famiglia come ce ne sono tante. Una famiglia di quattro componenti (un giovane adolescente e una bambina già matura per la sua età). La crisi economica del primo decennio li colpisce in pieno e li ricopre di debiti. La madre fa la badante ed accompagnatrice a domicilio, il padre sta cercando di tirare su un’attività in proprio, dopo aver svolto molteplici e differenti professioni. Il film inizia proprio con il colloquio di Ricky – questo il nome del padre – con il titolare di una ditta che si occupa di consegne. All’interno di questa attività, che viene descritta all’uomo come fosse un autentico Paese delle Meraviglie, dove ognuno è padrone di sé stesso. Una volta che si viene impiegati, non si diventa dipendenti, bensì “parte della ciurma“. Sembra tutto perfetto, ma, volendo Ricky mettersi in proprio, deve per forza procurarsi un furgone per fare le consegne, perché costerebbe troppo affittarlo alla ditta stessa. Per comprare questo van, i Turner devono però vendere la macchina di Abbie – la madre -, costretta ora ad andare a lavoro spostandosi con i mezzi pubblici. Tuttavia, il lavoro come corriere di Ricky si rivela essere ben presto più duro e provante del previsto con turni di 12/14 ore, nessuna possibilità di pranzare o allontanarsi per più di due minuti dal furgone per andare in bagno. Costretto addirittura a fare pipì dentro una bottiglia, l’impegno si scopre essere veramente denigratorio nei confronti di Ricky e della sua persona, nonché distruttivo e seminatore di discordia tra la famiglia. Facendo, infatti, turni così lunghi, Ricky è molto meno a casa e perde un po’ il contatto con i propri figli – che vivono molto male questo nuovo impegno del padre. Da una parte, Sebastian, teenager dal grande estro artistico e creativo – in piena fase ribellione ed anarchia nei confronti dei genitori, della famiglia e delle istituzioni – che darà non pochi problemi ai suoi. Dall’altra, Liza Jane, undicenne estremamente matura e responsabile che vive in prima persona e in modo drastico il nuovo lavoro del padre e le scissioni che questo provoca all’interno del nucleo famigliare. I ritmi e i valori del mondo moderno – rappresentati dallo scanner che coordina e dirige l’attività lavorativa di Ricky – si scaglieranno, travolgendo completamente la famiglia Turner, che, mano a mano, si sgretolerà sempre più, in una continua lotta contro il tempo, la crescita, gli impegni, la rapidità e il guadagno. Ricky infatti accetta di tutto, anche di fare i turni più impegnativi e duri, perché conta, entro due anni, di ripagare i debiti che pendono sulla casa e sulla famiglia e di comprare, finalmente, un’abitazione vivibile e decente per sua moglie e i suoi figli – il motivo principale per cui questi compie tutte le sue scelte.

I Turner, protagonisti dell’ultimo film di Ken Loach

Con Sorry We Missed You, Ken Loach firma una pagina indelebile di grande cinema. La sua macchina da presa, anche se apparentemente invisibile e quasi trasparente durante la visione del film, si sente moltissimo. L’oppressione data dai tempi e dai ritmi moderni che si affligge sui Turner viene interpretata alla lettera dalla regia di Loach, che instancabilmente segue, pedina e non lascia mai scampo ai personaggi, protagonisti della vicenda e soggetti della disperazione e della componente drammatica e tragica della pellicola. La regia di Ken Loach enfatizza, esponenzialmente, momenti già potenti sulla carta, nella sceneggiatura di Paul Laverty. Ricordo, per esempio, la scena della reazione distruttiva e ribelle di Seb al litigio violento con il padre, oppure, ai molteplici confronti tra i membri della famiglia, alla rivelazione di Liza Jane e così via. La tecnica e lo stile registico di Loach, nonostante, in certi punti, siano a livelli quasi documentaristici, accrescono e sottolineano ancora di più la componente sensazionale e drammatica della pellicola, donando pathos e regalando dei twist ed imprevisti veramente ben congegnati dal punto di vista della messa in scena. L’oppressione e l’angoscia che la scrittura del film e le sue interpretazioni regalano viene accentuata da Loach con primi piani ed inquadrature estremamente intime, chiuse, quasi claustrofobiche. Il rettangolo di schermo si chiude sui personaggi – sempre punto focale e centrale di ogni inquadratura – e sullo spettatore in maniera efficace ed estremamente ansiogena.

Mi pagano solo se consegno…

Ricky Turner (Kris Hitchen) nel film

Una volta entrati nelle atmosfere e nella vicenda, nello spettatore, si crea una sensazione duplice: da un lato, questi vorrebbe, a tutti i costi, abbandonare la sala, perché ciò che mostra Sorry We Missed You raggiunge livelli realistici, ai limiti del verosimile e del real footage; dall’altro lato, è così invischiato ed immerso nella storia e nelle disgrazie che colpiscono questa povera famiglia di Newcastle, che si sente quasi un complice. Noi spettatori, abbiamo la sensazione – che si rivela essere solo un’apparenza – di poter aiutare i Turner con la nostra testimonianza cinematografica e tentiamo di indirizzarli e di reagire alle loro scelte per fargli capire qualcosa, ma ovviamente tutto ciò che vediamo è finzione e quelle non sono persone reali. Il coinvolgimento è tale che ogni colpo, ogni parola sofferta dai personaggi si riflette immediatamente, da un punto di vista fisico e psicologico, sul pubblico in sala, ormai affezionatosi a questi quattro esseri umani. Ripeto, esseri umani. Sorry We Missed You ha la sconvolgente abilità di alternare momenti delicati e deliziosi – come la scena di Liza Jane che sparecchia ciò che i suoi genitori, addormentatisi sul divano, hanno lasciato sul tavolino del salotto – a momenti molto tragici e drammatici – compresi soprattutto nella seconda parte della pellicola, culminando poi nel climax finale.

Materia prima e fattore principale della riuscita di questo Sorry We Missed You – oltre alla regia e alle magnifiche interpretazioni -, la sceneggiatura di Paul Laverty è un qualcosa di semplicemente straordinario. Il racconto del film di Loach viene portato avanti in modo così viscerale, realistico, sensazionale ed emotivo, quasi magico, proprio grazie alla scrittura di Laverty che si avvicina, per fattura, a quella di Celine Sciamma in Ritratto della giovane in fiamme. Sorry We Missed You è una rappresentazione precisa, centrata, estremamente realistica e lodevole della contemporaneità e dei suoi valori fondanti, incarnati perfettamente nella professione diffamante di corriere che svolge il padre di famiglia, Ricky. La rapidità, la puntualità, l’importanza del tempo, la frenesia, la perdita dei valori fondanti l’umanità quali amore, famiglia, genitorialità, sessualità, empatia, fratellanza, rispetto, in favore di altri come lavoro, guadagno, velocità, produzione, competizione. La pellicola denuncia ed evidenzia, in maniera semplicemente geniale, anche le contraddizioni che caratterizzano e sempre più frequenti nella nostra quotidianità. Contraddizioni criticate e messe alla berlina da una bambina di soli undici anni che afferma, parlando dello scanner e dell’impossibilità del padre di allontanarsi per più di due minuti dal furgone per andare in bagno, parafrasando: <<Beh se lo hanno progettato per tutto, perché non hanno programmato anche una pausa bagno e una pausa pranzo?>>. La genialità della scrittura messa in campo da Laverty in questo film è un qualcosa di impressionante anche parlando dei differenti confronti, scambi di battute e dialoghi presenti al suo interno. Tutto viene reso in modo incredibilmente reale, concreto e terreno che, come detto prima, si arriva quasi a pensare che si stia guardando un real footage e non una costruzione cinematografica con pre-produzione, realizzazione e post-produzione. Sorry We Missed You non è, però, solo un qualcosa di grandioso da un punto di vista artistico, tecnico e formale, è anche un film, a tratti, doloroso da guardare. La pellicola di Loach, grazie soprattutto alla sceneggiatura di Laverty, infligge sia colpi ben assestati allo stomaco che vere pugnalate al cuore. La triade sfortuna, caso, coincidenza è sicuramente quella che arreca più danno allo spettatore, presentando un intreccio estremamente tragico in molteplici punti del film.

Il rischio c’era. Eccome se c’era. Laverty avrebbe potuto decidere di estremizzare ancora di più la vicenda, rischiando, tuttavia, di renderla fin troppo costruita, inverosimile e, perciò, finta. Sorry We Missed You sceglie, al contrario, la via di mezzo, quella più giusta. Il film non ha, come deducibile – essendo la scelta migliore e più adatta per un’opera del genere – un happy ending, non si prova sollievo terminando la visione della pellicola, perché si è ancora estremamente legati, quasi intrappolati, nel mondo e nelle vite della famiglia Turner. Anche se scorrono i titoli di coda, per lo spettatore, la vicenda non è ancora conclusa, vive ancora nella sua mente e nei suoi pensieri. Il film decide di porre un punto finale alle vicende di Ricky & co. non concludendole affatto, con un epilogo estremamente aperto e di ampio respiro, per dare appunto l’idea di vita che continua, che non finisce con uno schermo nero, ma che corre e si muove lo stesso. Non si cade mai sul troppo banale, sul troppo scontato, ma neanche sul troppo esagerato, sull’improbabile. Si mantiene e si cammina incessantemente per la giusta strada e su quella più efficace, in termini di riuscita finale del lungometraggio. Ciò non fa che aggiungere carbone al fuoco del realismo e della verosimiglianza delle varie situazioni presentate. Due elementi, fondanti la grandezza di questo film, sono, senza dubbio, la scrittura e la caratterizzazione dei differenti personaggi, soprattutto di quelli principali, il che li rende estremamente credibili e tridimensionali. Il tutto viene arricchito da grandissime interpretazioni sia dei più grandi che dei più piccoli. Kris Hitchen come Ricky, Debbie Honeywood come Abbie, Rhys Stone come Seb, Katie Proctor come Liza Jane. Questi quattro, grandi attori sono uno dei fattori principali che caratterizzano la riuscita, estremamente positiva e meritevole, di Sorry We Missed You. La caratteristica, a cui dobbiamo la loro bravura e l’effetto realistico delle loro interpretazioni, è, sicuramente, la loro immedesimazione nei personaggi che rappresentano ed animano su schermo. Ogni gioia, dolore, sofferenza, disagio, delusione non viene riprodotta dai vari attori, bensì vissuta in prima persona e ciò non fa altro che aumentare, esponenzialmente, le probabilità, da parte del pubblico, di empatizzare ed immedesimarsi nei loro personaggi e nella vicenda generale.

Le lodi per l’ultima fatica di Loach non finiscono qui. Se tutta la vicenda, come scritto sopra, segue la via della rappresentazione e della denuncia incredibilmente asettica – da un punto di vista registico – delle contraddizioni, storture ed estremi della nostra quotidianità e del mondo contemporaneo, lo stesso vale anche per le location scelte per ambientare la tragedia di Ricky e dei suoi familiari. Così come la direzione di Loach, anche le scenografie schiacciano ed opprimono prepotentemente i personaggi. Per la maggior parte della durata della pellicola, infatti, non si vedono che palazzi, asfalto, cemento e il cielo viene ripetutamente sacrificato a piccole porzioni di schermo, quasi come se non esistesse, come se la città – anche questa simbolo della modernità – incombesse sui nostri protagonisti, svettando ed osservandoli dall’alto verso il basso. Tutto ciò non fa altro che renderli ancora più piccoli, quasi infimi, in confronto alla realtà dei fatti, alla quotidiana cittadina, come ad indicare, ragionevolmente, che per loro non c’è speranza d’uscita, di risoluzione e di fuga dai propri problemi e dalla propria condizione misera, al limite della sopravvivenza. Uno scenario, possibilità e sensazione simili vengono poi confermati dal finale estremamente tragico, pessimista e tronco. I Turner sembrano non vedere la luce in fondo al tunnel e lo stesso pensa lo spettatore, guardando il film. Sorry We Missed You è una pellicola estremamente necessaria ed utile sia per una questione cinematografica e formale, perché prodotto estremamente pregiato e di ottima fattura, sia per una maggiore comprensione di alcuni contesti ed alcune situazioni caratterizzanti la modernità. La pellicola di Ken Loach può risultare sicuramente educativa ed istruttiva per tutte quelle famiglie con figli adolescenti e genitori apparentemente assenti, perché fa vedere le cose e i problemi da molteplici, nonché differenti, prospettive. La visione di Sorry We Missed You è stata come un fulmine a ciel sereno. Il film cattura subito, si aggrappa immediatamente al cuore e allo stomaco dello spettatore, facendogli provare sensazioni, come ansia, angoscia, tristezza, sconforto, disperazione, che, oggigiorno, raramente si sperimentano in una sala cinematografica. Se, scegliendo di lavorare per la PDF, Ricky Turner compie una decisione che tramuterà la sua vita e quella dei suoi familiari in un vero e proprio inferno, lo stesso lo fa lo spettatore, scegliendo di vedere Sorry We Missed You. Quest’ultimo, però, è un inferno che, tuttavia, per il pubblico, si converte in un’esperienza indimenticabile, unica ed estremamente impagabile, sia educativa che profondamente viscerale ed emozionante. Sorry We Missed You… You didn’t miss me, Ken, you broke my heart!


VOTO

⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐


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