Jumanji The Next Level, era proprio necessario?

Dwayne Johnson & co. tornano nel videogioco di Jumanji con questo secondo capitolo del reboot moderno del classico con Robin Williams. Un sequel assolutamente superfluo ed evitabile, a metà tra divertimento e noia e ripetizione

Due anni fa usciva nelle sale Jumanji – Benvenuti nella giungla, reboot del celebre ed amato film del 1995 con protagonista il grandissimo Robin Williams. Tutti noi, fan della pellicola originale – adattamento dell’omonimo racconto per ragazzi di Chris Van Allsburg -, avevamo una paura tremenda nei confronti di questo rilancio della storia, anche perché, tra i volti principali, c’era Dwayne “The Rock” Johnson, star di saghe e film abbastanza puerili e puramente “tamarri” come Fast & Furious e San Andreas. Nonostante le basse aspettative, per quanto mi riguarda, il secondo capitolo/reboot di Jumanji mi aveva completamente travolto. Facciamo chiarezza, il film non è un capolavoro e neanche ottimo da un punto di vista tecnico, ma come film d’intrattenimento e di massa funzionava e anche molto bene. Si rideva e moltissime gag presenti al suo interno funzionavano, nonostante la loro natura infantile – comprensibile visto il target a cui quel film era rivolto, ossia un target giovane ed adolescenziale. Quindi, ero ben fiducioso per l’uscita di questo secondo capitolo delle avventure del Dott. Bravestone e compagni. Ovvio, non mi aspettavo chissà quale gioiello di film, però almeno una vicenda godibile, divertente e che intrattenesse per due orette buone. Beh, mi sbagliavo. Jumanji – The Next Level non raggiunge affatto il livello successivo, anzi retrocede di parecchi gradini rispetto al primo capitolo. Ed avrei potuto anche aspettarmelo visto che la struttura del racconto è praticamente identica a quella del primo capitolo. Speravo, tuttavia, di divertirmi ed essere intrattenuto un po’ di più, perché questo The Next Level non fa benissimo neanche quello. Un flop su tutta la linea purtroppo, perché, veramente, Benvenuti nella giungla, pur con tutte le sue scelte e svolte trash faceva “ammazzare dal ridere” ed era un ottimo prodotto anche a livello visivo. Qui ci si adagia un po’ troppo sugli allori del successo del primo e non si fa altro che aprire il microonde e riscaldare la minestra già preparata due anni prima.

Da sinistra: il dott. Bravestone (The Rock), il prof. Sheldon (Jack Black), Franklin “Topo” Finbar (Kevin Hart) e Ruby Roundhouse (Karen Gillan)

Jake Kasdan torna alla regia, dopo l’esperienza di Benvenuti nella giungla, del secondo livello del videogioco di Jumanji. La sua direzione registica è tipica del mestierante, non apporta una vera e propria firma stilistica al prodotto finale. La regia di Kasdan si limita ad accompagnare in modo chiaro, invisibile ed impercettibile. Nonostante ciò, la sua non è una regia perfetta anzi presenta alcuni difetti dal punto di vista della grammatica dell’immagine e della consequenzialità. Si denotano, infatti, alcuni raccordi sbagliati e la rottura della regola dei 180° con successivi ed ovvi scavalcamenti di campo percettibili e leggermente fastidiosi. Questa sua imperfezione, avvertibile soprattutto nelle scene di dialogo con più di due personaggi presenti, si grazia però se rapportata alla chiarezza della mano di Kasdan in alcune – non tutte certamente – le scene più frenetiche e puramente action. Ovviamente anche in questo caso non tutto è compiuto e concepito alla perfezione. Per esempio, nella sequenza dell’attacco degli scimpanzé con tutta la struttura e il “minigioco” dei ponti sospesi, Kasdan vuole rendere la frenesia e la confusione del momento attraverso una regia – e, ovviamente, un montaggio – che, però, non fa altro che rendere il tutto ancora più confuso e nebuloso. Tuttavia, è anche vero che sequenze come il combattimento finale nel castello del villain o il combattimento di The Rock nella cittadella del deserto o, ancora, l’inseguimento e la fuga dagli struzzi nella prima ora di film sono a dir poco memorabili e la regia non fa altro che renderli visivamente attraenti ed intrattenenti. A peggiorare la situazione ci pensa, purtroppo, la sceneggiatura scritta proprio dagli stessi scimpanzé che attaccano i nostri eroi all’interno della pellicola.

Jeff Pinkner (Jumanji – Benvenuti nella giungla, Venom, e già da qui si potrebbe intuire qualcosa) e Scott Rosenberg firmano la sceneggiatura di questo secondo capitolo delle avventure dei nostri Bravestone e soci. Se, ad ogni modo, la regia riesce a reggersi su due zampe (circa), gli sceneggiatori mettono insieme un lavoro da scimpanzé veramente. Già a partire dall’incipit, il racconto di The Next Level è sbagliato. Infatti, Spencer (ragazzo in carne in ossa che giocava con l’avatar di The Rock nel primo film), preso da una crisi di identità, insicuro sulla propria vita, sulla propria relazione con Martha (Ruby Roundhouse nel primo capitolo) e per ritrovare sé stesso decide di ritornare a vestire i panni del muscoloso e carismatico dottore, rimanendo intrappolato nel gioco. Beh, peccato che il suo piano non andrà proprio alla perfezione. E cosa fanno i suoi fedelissimi e amati amici? Decidono di entrare a loro volta nel videogame per salvarlo e riportarlo alla vita vera. Anche un neonato riuscirebbe ad inorridire di fronte a questa pochezza di idee e di spunti. Il motivo e il motore dell’azione principale della pellicola, come deducibile, si basa, quindi, su un pretesto abbastanza infantile e semplicistico. Una trama simile la scriverebbe un bambino che, rimasto estasiato da Benvenuti nella giungla, si immagina un possibile sequel. Ma le corbellerie, a livello di scrittura non finisco qui, purtroppo. Tutte le azioni e le motivazioni di queste da parte dei personaggi infatti non si basano su una vera e propria linea logica e consecutiva degli eventi, oltre che essere estremamente stereotipate e scontate. Nel primo film, la progressione nei vari capitoli dei videogame era scandita, spiegata ed approfondita alla perfezione; la questione della perdita delle vite era molto più sottolineata e temuta, qui si sprecano vite a caso proprio. Inoltre, per quanto ridicolo, l’obiettivo era molto chiaro e limpido, favorendo così una progressione lineare e scopica degli avvenimenti. Qui, l’obiettivo principale viene risolto dopo un’ora (scopo che si perde un sacco durante il corso della pellicola) per essere scambiato, in seguito, con una finalità molto simile a quella del primo capitolo. Ed è qui che entra in campo uno dei principali difetti dell’intero film: l’estrema ripetitività degli eventi e delle meccaniche introdotte nella prima pellicola. Si arriva anche a ripetere e ad ostentare numerose scene culmine e memorabili del primo film. Gli autori tentano di mescolare un po’ le carte in tavola, introducendo nuovi giocatori e nuovi avatar, un nuovo nemico, nuove abilità e nuovi svantaggi, ma quest’operazione è nulla se confrontata con la grandezza imponente dei difetti, dal punto di vista del racconto. Inoltre, The Next Level è forse il film più “farcito” dell’anno; per arrivare a due ore di durata, si riempie l’avventura con sequenze fin troppo lunghe ed inutili ai fini della trama. Un esempio è la noiosissima e ripetitiva scena del pomo di Jumanji e della gara tra Martha e Fridge.

Spencer (Alex Wolff) e la new entry di questo secondo capitolo, nonno Eddie (Danny De Vito)

Gli interpreti e i differenti volti noti che compongono il cast di questo Jumanji – The Next Level tentano di salvare il salvabile e di riparare al disastro di una sceneggiatura penosa e pieni di falle a livello di struttura e di trama generale, regalando interpretazioni comunque ispirate e memorabili per quanto possibile. Dwayne “The Rock” Johnson, Karen Gillan, Kevin Hart e Jack Black tornano a interpretare i carismatici personaggi di Benvenuti nella giungla anche se, questa volta, a “giocarli” non saranno più gli stessi – almeno per tre quarti del film -, non contando Martha che torna a vestire i panni di Ruby e Alex che ritorna al vecchio avatar interpretato da Nick Jonas (parte veramente minore e sottotono la sua, oltre che un’utilità pari a zero). Infatti, alla combriccola di giocatori e salvatori di Jumanji si uniranno Eddie, nonno di Spencer, interpretato dal grandissimo Danny De Vito; e Milo, socio di Eddie, interpretato da Danny Glover. Le due leggende del passato entreranno, disorientati, nel mondo di Jumanji, vestendo il primo i panni di The Rock e il secondo quelli di Kevin Hart. A Fridge toccherà infatti essere l’esilarante prof. Oberon (Jack Black). La presenza di queste due icone del cinema americano è uno degli elementi di maggior pregio dell’ultimo film di Jumanji, in quanto le gag che li riguardano – quando sono nei loro panni reali -, seppur molto stereotipate, funzionano e anche molto bene. Una volta entrati nel videogioco, la riuscita del trucco dell’avatar è sicuramente merito anche della bravura attoriale – inaspettata – di Johnson, che, soprattutto con il corpo e la mimica, dà l’idea di avere dietro di sé veramente De Vito, e di Kevin Hart, comico formidabile e grande attore fisico. Un po’ più sacrificato, invece, Jack Black, forse anche perché questa volta non è mosso da Bethany, ma da un lagnone, Fridge. Spencer, invece, finisce per interpretare e giocare come Ming Fleetfoot, ladra, scassinatrice abilissima, new entry di questo secondo capitolo, abbastanza dimenticabile.

Cosa si può mai aggiungere a questo commento di Jumanji – The Next Level ora che abbiamo parlato di regia, sceneggiatura, soggetto, caratterizzazione ed evoluzione (nulla o scontata) dei personaggi? Ah beh, ovvio, parliamo un po’ degli effetti visivi che arricchiscono la progressione nel videogame, alla ricerca prima di Spencer, poi alla salvezza – un’altra volta – del mondo di Jumanji. Se il primo film colpiva soprattutto da un punto di vista visivo, nonché di concept, trasformando il gioco da tavolo in videogame perché più “attuale” (geniale, ma forse un po’ troppo facilone), il secondo presenta delle pecche anche a livello di costruzione fantastica e artificiale del mondo di gioco. Soprattutto, nella scena degli scimpanzé, in quella degli struzzi e in quella finale, si nota lontano un miglio l’artificialità e l’uso della CGI per quanto riguarda ambientazioni ed animali e tutto ciò non fa altro che causare un po’ di disorientamento. Ok, ci si potrebbe “salvare la faccia”, dicendo che gli effetti sono così artificiali perché siamo in un videogame, ma purtroppo, in un’era tecnologia ed effettistica avanzata come la nostra, non ci si può permettere di vedere effetti così poco rifiniti e grossolani. In definitiva, il nuovo film di Jake Kasdan è sicuramente un prodotto che riempirà le sale e, ovviamente, ci sarà qualcuno a cui piacerà, soprattutto ad un pubblico di famiglie e agli spettatori più piccoli, ma resta il fatto che Jumanji The Next Level è un film di entertainment che però non riesce neanche in questo intento, risultando assolutamente inutile e ripetitivo, prodotto solamente per motivi economici e di garanzia d’incasso. Una trama che stenta a sorprendere e troppo debitrice del primo capitolo, inesatta e piena di buchi rovina un’impalcatura tecnica accettabile, anche se non come quella del primo Benvenuti nella giungla. Un film di cui si dimentica quasi tutto appena varcata la soglia della sala, un film che non lascia nulla se non qualche buona interpretazione, qualche gag riuscita e due ore di divertimento precario.


VOTO

⭐⭐⭐⭐⭐


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