Le Mans '66, quando l'aquila batté il cavallino

James Mangold fa rivivere sul grande schermo la storica rivalità tra Ford e Ferrari, adottando il punto di vista predominante di Ken Miles (Christian Bale) e Carroll Shelby (Matt Damon), sullo sfondo della 24 ore di Le Mans del 1966

Fox produrrà un biopic sulla storica sfida e rivalità tra due delle più importanti case automobilistiche mondiali, Ford e Ferrari, sullo sfondo della 34esima edizione della 24 ore di Le Mans. Interessante. James Mangold (Logan, Quando l’amore brucia l’anima, Quel treno per Yuma) sarà alla regia. Veramente?! Nel film, Christian Bale e Matt Damon interpreteranno i due protagonisti, Ken Miles e Carroll Shelby. Lo voglio vedere in questo istante! Così è stata, un po’ per tutti, la creazione dell’aspettativa attorno a Ford v Ferrari, preferibile rispetto all’italianizzato e fin troppo didascalico Le Mans ’66 – La grande sfida. Se da un lato, le persone dietro a questo film dessero una sorta di fiducia nella riuscita del progetto, dall’altro anche il soggetto e l’incipit di base non era niente male. Il biopic, infatti, narra e porta sul grande schermo la competizione tra due delle più grandi aziende di produzione automobilistica del globo e tra due delle più mastodontiche figure del mondo in ambito automobilistico. Da una parte, Henry Ford II, magnate americano, indiscusso nella produzione di massa di auto per gli americani medi, i bravi cittadini americani, unendo stile e comodità nello stesso prodotto. Dall’altra, Enzo Ferrari, proprietario ed imprenditore di fama mondiale del marchio, da sempre associato con la velocità, il lusso e la bellezza – parlando di automobili -, la Ferrari, la cui sezione sportiva conquistò, in Formula 1, innumerevoli vittorie, diventando così sovrana indiscussa delle corse automobilistiche di categoria professionale. La Ford sta vivendo un periodo di crisi, dal momento in cui le sue automobili non vendono più come un tempo e il boss non riesce a tenere testa all’eredità lasciatagli dal padre e dal nonno – il grande Henry Ford – prima di lui. Serve un qualcosa che faccia ritornare in auge il marchio e il nome Ford sulla bocca di tutti gli americani e non solo. Il reparto marketing dell’azienda, capitanato da Leo Beebe e da Lee Iacocca, decidono così di far sbarcare l’azienda nel panorama delle corse automobilistiche. Dopo un primo avvicinamento e tentativo di accordo con la Ferrari, si decide di continuare in proprio e di costruire da zero una squadra corse ed un auto dedicata. In seguito al suo rifiuto, nasce, in modo quasi spontaneo, una sfida ed una rivalità con la Ferrari e la Ford decide di sconfiggerla sul suo stesso campo di battaglia, la 24 ore di Le Mans, che il cavallino rampante domina incontrastato da anni.

Ho mai mancato a una promessa con te?

Carrol Shelby (Matt Damon) nel film
Lee Iacocca (Jon Bernthal) a sinistra ed Enzo Ferrari (Remo Girone) a destra

Aveva stupito tutti noi, amanti dei cinecomic e del mutante artigliato, in Logan, canto del cigno dell’universo Fox dedicato ai mutanti e dell’interpretazione del personaggio da parte di Hugh Jackman. Oggi James Mangold torna a stupirci. Il regista del film premio Oscar su Jimmy Cash, con Joaquin Phoenix, regala una direzione ispirata e in stato di grazia. Ford v Ferrari si eleva e si distingue rispetto alla media dei biopic – alcuni di questi anche volutamente acchiappa-Oscar – soprattutto grazie all’occhio registico e alla tecnica e classe di Mangold. Nel film, è come se il regista avesse unito ciò che ha imparato nelle varie esperienze della sua carriera. Da una parte, dirigendo l’action fumettoso Logan, dall’altra, il film biografico e più impegnato – non che il primo sia meno profondo – con Quando l’amore brucia l’anima. In questo contesto, infine, Mangold inserisce anche le sue collaborazioni fruttuose con il grandissimo Christian Bale nel western Quel treno per Yuma, con il compositore Marco Beltrami (sempre Quel treno per Yuma e Logan) e con il direttore della fotografia Phedon Papamichael, con cui aveva lavorato egregiamente nei western e nel biopic sopracitati. La regia di Mangold raggiunge la sua quintessenza, facendo di Ford v Ferrari un vero e proprio canto del cigno per il cineasta. All’ultimo respiro, al cardiopalma, frenetica, ma estremamente attenta, significativa e ricca. Queste le numerose qualità che dimostra la direzione registica del newyorchese all’interno della sua ultima pellicola. Si procede con cautela, con dovizia di particolari, con un interesse ed una rappresentazione analogica ed evidenziata da numerosi dettagli e minuzie da scovare nelle varie inquadrature che compongono questo Ford v Ferrari. Se, nelle sequenze di dialogo, la regia di Mangold tira fuori i muscoli, regalando alcuni movimenti di macchina e piani da brivido – in cui si fa di tutto per valorizzare la recitazione dei vari interpreti presenti -, è nelle scene più action che si alza notevolmente l’asticella qualitativa, presentando, prima, piccoli e brevi scene di corsa, arrivando, in seguito, alla prova suprema, alla grande prova, ovvero la gara di Le Mans. La corsa che conclude e che dà il titolo al film, seppur occupando un terzo della pellicola, non annoia mai e, quando dico mai, ci tengo a precisare che trenta, quaranta minuti volano e scivolano sullo spettatore come fossero pochi secondi. Questa fluidità e questo ritmo incessante, costante e frenetico, così come le macchine che sfrecciano sulla pista, devono tutto alla mano registica di Mangold che alterna ai momenti più action della corsa vera e propria, scene di dialogo tese, a volte quasi angoscianti ed ansiogene, tra gli operatori della squadra Ford e scene riflessive ed introspettive di Ken Miles, il pilota, appunto, della squadra Ford. Questa alternanza rende la corsa non un mero spettacolo di rombi, motori e movimenti veloci e quasi impercettibili, ma porta tutto sul piano umano e ci ricorda che dietro al volante non c’è solo un pilota, ma una persona con una storia, una famiglia, un passato, un futuro e delle aspirazioni. In questo, Mangold è aiutato, senza dubbio, dal montaggio serrato e dalle fantastiche interpretazioni.

Tuttavia,la regia di Mangold non riuscerebbe a sussistere come tale se, alle spalle, non ci fosse un’uguale cura ed attenzione narrativa. La sceneggiatura – scritta a tre mani da Jez Butterworth, John-Henry Butterworth e Jason Keller – rende questo Ford v Ferrari un biopic che si distingue dalla massa, con dialoghi sensazionali, veri, concreti e riconducibili ad una sfera realistica e profondamente terrena. Sebbene la pellicola segua un andamento degli eventi ed un procedimento storico abbastanza classici e rodati – con momento della soglia, prova uno, prova due e prova suprema -, la tensione, l’attesa e le aspettative proiettate verso la gara ultima, la gara suprema, appunto (che intitola il film nell’adattamento italiano), sono sempre costanti e richiamate. Questo senso di inquietudine ricorrente è riconducibile ad una costruzione e caratterizzazione dei personaggi veramente ben fatta, tra le migliori di quest’anno, merito anche delle formidabili interpretazioni da parte di Bale e Damon. Questa riuscita delle presentazioni e, per l’appunto, caratterizzazioni delle figure dominanti aiutano notevolmente l’empatia del pubblico con le vicende, con le difficoltà, con le soddisfazioni seminate qua e là all’interno del racconto. Non solo il modo in cui Miles e Shelby vengono caratterizzati rende potente la sceneggiatura, ma anche la ricostruzione storica e temporale del panorama automobilistico degli anni 60 ed una svolta inaspettata nell’evoluzione della vicenda. I personaggi contrastanti, i cosiddetti nemici, ad un certo punto della pellicola, non provengono soltanto dall’esterno, come, per esempio, la Ferrari, i tecnici e i piloti relativi, ma, bensì, dall’interno. Infatti, chi conosce la storia saprà che, ad un certo punto della gara, verrà richiesto al pilota Ken Miles di compiere una determinata azione per volere del reparto marketing dell’azienda. E diciamo che questa manovra penalizzerà irrimediabilmente l’esito finale della gara per i nostri protagonisti. Marketing e magnati non si accontentano di quello che si otterrà, vogliono andare oltre, vogliono osare. A loro non interessano per niente i piloti, lo spirito naturale e fondamentale della gara, la giustizia, ma soltanto gli affari, il business, l’immagine pubblica. A differenza di Ferrari, che, in un certo momento, viene rappresentato quasi come una figura benigna e riconoscente, un ottimo avversario; Henry Ford II non capisce nulla di auto, di motori, di gare, di velocità, di meccanica, di piloti, tanto che è emblematica la frase di Enzo Ferrari: “uno che produce auto che arriva in elicottero“.

Ford odia quelli come noi. Perché noi siamo diversi.

Ken Miles (Christian Bale) nel film
Carroll Shelby (Matt Damon) a sinistra e Ken Miles (Christian Bale) a destra

L’elemento che, tuttavia, rende grande questo Ford v Ferrari è, senza dubbio, il cast d’eccellenza, a partire dagli interpreti principali, arrivando a quelli secondari. Matt Damon e Christian Bale, perfetti, strabilianti, camaleontici, immedesimati, con una chimica fenomenale, sono la vera stella della produzione. Il premio Oscar (The Fighter) Christian Bale, tra i due, è colui che domina maggiormente la scena. Dopo la nomination come miglior attore protagonista agli Oscar dell’anno scorso, per il frenetico Vice – L’uomo nell’ombra di Adam McKay; Bale ci accompagna ed introduce, sfrecciando a miglia e miglia all’ora, nella storia di Ken Miles, pilota e meccanico impavido, intelligente, spiantato, astuto, estremamente disobbediente ed impulsivo. Lui sarà il pilota a cui sarà affidato l’arduo compito di battere la Ferrari a Le Mans, portare in alto il marchio Ford e guidare un auto progettata in un periodo di tempo troppo breve rispetto alla norma. Bale – che ci aveva già stregato nel viscerale e grottesco L’uomo senza sonno – lo fa di nuovo. Lui è il vero e proprio motore trainante di tutta la vicenda e regala al pubblico un’interpretazione fuori controllo, fisica, profondamente emotiva ed appassionante. Nel film, l’interprete principale della trilogia batmaniana di Nolan mette in gioco tutte le proprie abilità e capacità espressive ed attoriali – passando simultaneamente da un fare comico ed ironico alla più alta drammaticità -, dimostrando di poter fare a meno di tutta l’impalcatura filmica e comunque portare a casa un grande risultato. Cito soltanto il primo piano in macchina, seguito da soggettive e particolari dell’auto nell’ultimo giro della gara. Chi ha visto o vedrà il film, capirà e affermerà che, in quella determinata sequenza, Christian Bale regala uno dei momenti migliori della sua carriera. Non meno bravo, ad accompagnare Ken Miles, troviamo Carrol Shelby, interpretato da uno degli attori action contemporanei per antonomasia, Matt Damon. Dopo aver recitato, da protagonista, nel deludente, banale e, a parer mio, orribile Downsizing di Alexander Payne, Damon ci ricorda, ancora una volta, di essere un ottimo attore ed interprete. La sua prova attoriale, forse più carente, ma ugualmente convincente, rispetto a quella di Bale, è molto più controllata e ragionata, meno dinamica e fisica di quella del collega, anche se, in alcuni momenti, si lascia andare ad ironia e ad azioni esilaranti e di pancia. Carroll Shelby, uno degli unici americani ad aver vinto la 24 ore di Le Mans nel 1959, ritiratosi dalle corse per un problema cardiaco, si occupa, all’inizio del film, della sua piccola impresa, la Shelby-American, quando viene contattato da Lee Iacocca per organizzare un team per sconfiggere la Ferrari a Le Mans ’66. Insieme alla regia di Mangold e alla sceneggiatura, Christian Bale e Matt Damon reggono il film interamente sulle loro spalle, dando vita a un’esperienza sensazionale, frenetica, tesa, che non annoia mai. A fianco di Bale e Damon troviamo, tra gli interpreti, anche lo Shane di The Walking Dead, il Frank Castle di The Punisher, Jon Bernthal, che dimostra, come sempre, una forte espressività (essendo egli un caratterista), ma che stranamente non sorprende.

Ad incrementare la carica drammatica, stilistica e visiva dell’opera, già impeccabile da un punto di vista registico ed interpretativo, ci pensano la fotografia, il montaggio e la colonna sonora. Il direttore della fotografia, Phedon Papamichael, dà una marcia in più, in tutti i sensi, agli svariati piani che compongono la produzione. Si costruiscono dei veri e propri quadri, in cui i visuals, le relazioni di rilievo, gli sfondi la fanno da padroni, anche solo per la loro fortissima impronta fotografica. In ogni singola inquadratura, la luce e le differenti gradazioni di colori sono studiati e resi al meglio per valorizzare esponenzialmente la vicenda e i personaggi, a cui Papamichael dà importanza e rilievo, con contrasti, illuminazione, riflettendo anche i loro stati d’animo. La tensione, il climax, l’agitazione e gli attriti che precedono e caratterizzano le sequenze di corsa automobilistica sono accompagnati, cadenzati, alternati e ritmati dal montaggio frenetico, che rende, innanzitutto, interessante ciò a cui si sta assistendo ed intriga fin da subito lo spettatore; accompagna e sostiene notevolmente la regia e la magnifica messa in scena di Mangold e non rende noiose, sul lungo periodo, le già citate scene di gara e competizione su auto. In più, un accompagnamento perfetto ed equilibrato sia alle scene più action, più dinamiche, sia a quelle più lente e riflessive, è rappresentato dalla colonna sonora, emozionante e consona al tema di velocità e motori, ma anche col format del biopic, di Marco Beltrami. Soundtrack che rende infine molto più efficaci le scene drammatiche e tragiche, elevando esponenzialmente la componente dell’opera più emotiva e sensazionale.

Ford v Ferrari spinge sull’acceleratore delle nostre emozioni, dei nostri occhi e dei nostri cuori e non ci non lascia scendere mai dal veicolo, fino alla fine del racconto. Ford v Ferrari è un film che, una volta iniziato, ti rapisce, colpendoti ed emozionandoti fino alla sua poetica e commovente conclusione. Ford v Ferrari è una storia profondamente umana, una storia di successi e di fallimenti, una storia nella storia, un grande biopic, un grande film di corse (tra i migliori di sempre), un’opera semplicemente straordinaria, tra le pellicole migliori dell’anno. Una produzione che potrebbe avere qualche chance ai prossimi Oscar per quanto riguarda le categorie tecniche come quelle del sound editing o del montaggio ed almeno una nomination, come miglior attore protagonista, per Christian Bale che, qui, è stato veramente fenomenale. Tutto, dalla regia, alla sceneggiatura, arrivando alla ricostruzione storica, è curato in modo quasi maniacale, fin nei minimi dettagli. James Mangold firma un biopic action solido, mastodontico, frenetico, fresco, con una sua identità ben precisa, in cui si trova un ottimo equilibrio tra le back story riguardanti Ken Miles e Carroll Shelby (personaggio, forse, troppo sottotono rispetto a quello del suo compagno) e la gara automobilistica vera e propria, tra componente drammatica e componente sensazionale, d’azione, prettamente intrattenitrice. Il film ha il potere e la capacità di catturare tutti, siano questi appassionati o meno di Formula 1 o di auto da corsa. Due ore e venti volano come fossero pochi minuti, tra divertimento, risate, commozione, sempre sul filo del rasoio, su un piano puramente adrenalinico che appassiona e trasporta lo spettatore fino in fondo. James Mangold mette in gioco la propria esperienza con Logan, quella concretezza, quello sporcarsi le mani, decidendo di non adoperare alcun tipo di CGI o effetto visivo, riprendendo ogni singolo momento in live action, come esso si dà, si presenta, davanti all’obiettivo della cinepresa. Ford v Ferrari è un film che – sono sicuro – rimarrà nei cuori e nelle menti di chi lo guarderà, continuerà ad appassionare tutti gli spettatori che, da ora in avanti, decideranno di assistere al racconto dei fautori, a tutti gli effetti, di un pezzo di storia. Mangold non ha fatto altro che prendere la vicenda, rappresentarla e renderla più cinematografica, perché la magia, il fascino erano già lì, disponibili all’ascolto e alla vista e vivi nei ricordi di tutti.


VOTO

⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐


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