Mio fratello rincorre i dinosauri, il Wonder italiano o quasi

Alla sua opera prima come regista, Stefano Cipani costruisce un film con buone intenzioni ed interpretazioni. Peccato che il risultato finale sia tutt’altro che innovativo, visto il genere di appartenenza

Presentato alle Giornate degli Autori nel contesto della 76esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia e preceduto da una discreta dose di aspettativa, Mio fratello rincorre i dinosauri è, finalmente, sbarcato nei nostri cinema. L’opera prima del regista lombardo Stefano Cipani presenta tutti i crismi del genere di appartenenza di questo film e ha, come unico obiettivo, quello di narrare una storia semplice, a volte ingenua e già vista molte volte nel miglior modo possibile. Dopo averlo visto, posso affermare che Mio fratello rincorre i dinosauri raggiunge sicuramente gli obiettivi prefissati, offrendo al pubblico qualche piccola sorpresa e scene molto ben impostate ed interpretate da parte di tutto il cast. Non è altro che un compitino ben riuscito che non lascia, però, il segno – almeno non fino in fondo. La resa del film – molto leggero e molto fresco a livello di stile – è aiutata notevolmente dal fatto che sia tratto da un’opera letteraria. Per essere più precisi, la pellicola è tratta dal romanzo autobiografico omonimo scritto da Giacomo Mazzariol, divenuto, ora come ora, successo letterario con 200mila copie vendute e traduzione in dieci lingue. Il film diverte ed emoziona relativamente, ma il tutto viene portato avanti, mantenendosi sempre nella comfort zone, senza osare e senza sfociare in una trattazione originale del materiale di partenza.

Il film segue la storia della famiglia Mazzariol, una famiglia di paese con le proprie tradizioni, i propri pregi e i propri difetti, in attesa del quarto figlio. L’arrivo del bambino, che verrà chiamato Gio(vanni), stravolge l’equilibrio dei Mazzariol. Gio, infatti, è un bambino speciale, non è come le sue sorelle e suo fratello. Gio è un bimbo affetto dalla terribile sindrome di Down. Inizialmente, la famiglia – in particolar modo, i bambini – non sa come reagire alla situazione, si trova un po’ disorientata. Poi, pian piano – anche grazie al gran cuore dei genitori e a qualche piccola bugia innocente – Gio diventa il centro e il collante vero e proprio del nucleo familiare. La pellicola, innovando, non ci mostra, però, la vicenda, solamente, attraverso gli occhi del piccolo Gio, ma, bensì, attraverso quelli dei membri della sua famiglia. In particolar modo, viene adottato il punto di vista del padre – interpretato da un bravo, ma molto sacrificato, Alessandro Gassman – , prima, e, successivamente, del fratello Jack, che inizialmente rimarrà completamente estasiato dall’arrivo del fratellino. Andando avanti col tempo, però, questi inizierà a vergognarsi, addirittura, dell’esistenza di Gio, che vedrà quasi come un peso.

All’interno di questo Mio fratello rincorre i dinosauri, la firma registica di Cipani è, senza dubbio, presente, però risulta molto subordinata alla narrazione, risicata, non in primo piano. In poche parole, la regia di Cipani è timida, molto timida. La direzione artistica, dal punto di vista registico, non emerge quasi mai. Si lascia che sia l’espressività delle interpretazioni degli attori e la scrittura della vicenda a farla da padrone. Certo, lo stile e l’atmosfera generale del film è molto leggera, spensierata, fresca. Una regia fin troppo impegnata e fin troppo artificiale avrebbe quindi appesantito di molto il ritmo e l’identità del film, però, personalmente, avrei preferito un po’ più di slancio registico, soprattutto nelle scene più drammatiche, pregne di sentimento e significato. Il cuore emotivo del film, per farla breve. Però, c’è da dire che il regista lombardo, nel costruire la scena, riesce a tirare fuori più emozioni possibili dalle svariate prove attoriali presenti all’interno della pellicola. In particolar modo, quando Francesco Gheghi (Jack) e Lorenzo Sisto (Gio) sono presenti su schermo, Cipani sottolinea esponenzialmente la complicità incredibile tra i due e rende ogni loro scena ancora più graziosa ed adorabile, per l’ingenuità e semplicità di entrambi – nonostante le loro interpretazioni sia di alto livello tecnico ed emozionale.

Mio fratello era più che speciale… era un super eroe..

Jack (Francesco Gheghi) all’interno del film

Visto il soggetto di questo Mio fratello rincorre i dinosauri, naturale è il confronto con il successo hollywoodiano Wonder di Stephen Chbosky. Uscito due anni fa, candidato ad un premio Oscar e tratto dall’omonimo romanzo di R. J. Palacio, Wonder è, a parer mio, un film più che buono, con interpretazioni magistrali da parte di Jacob Tremblay (divenuto famoso due anni prima per il bellissimo e claustrofobico Room, al fianco di Brie Larson), Julia Roberts e Owen Wilson. La pellicola tratta la storia di Auggie, un bambino nato con una rara malformazione facciale. Il film narra e traccia la crescita, le relazioni e i pensieri del piccolo Auggie e mostra, parallelamente, le riflessioni e le reazioni delle persone che gli stanno attorno (quindi, il padre, la madre, la sorella e l’amico, ma anche i compagni di classe, per esempio). Visti i temi principali di entrambi i film, ossia il confronto con il diverso, la diversità in sé e i rapporti umani tra i vari personaggi; viene, appunto, spontaneo paragonare il film di Chbosky e quello di Cipani. I due prodotti si assomigliano moltissimo – in molti aspetti arrivano, addirittura, a coincidere simmetricamente. Entrambi condividono, in più, la maggior parte dei difetti. Primo fra tutti, la strutturazione della vicenda per cliché e stereotipi. L’unica differenza è che Mio fratello rincorre i dinosauri è tratto da un romanzo autobiografico, quindi è basato su fatti realmente accaduti, mentre Wonder è frutto di una storia inventata dall’autrice dell’opera letteraria, in seguito ad un’esperienza personale. Le due pellicole, però, presentano, nella costruzione, psicologia e crescita dei personaggi, ma anche nella costruzione di molte sequenze, un utilizzo fin troppo evidente e dannoso dei cliché tipici di film del genere. Un elemento per cui le due opere differiscono tra di loro è il punto di vista adottato. Infatti, qui, il film di Cipani stravolge i canoni. Più che raccontare ed impietosire lo spettatore con l’esposizione, quasi asettica, della malattia e delle difficoltà (come avviene in Wonder) che vive Gio, il film racconta una storia di crescita e formazione personale. Questa crescita, come già citato, riguarda non Gio, bensì il fratello, Jack. Questi dovrà imparare a non provare vergogna e ad accettare l’esistenza del fratello per quello che è e che rappresenta: una vera e propria ricchezza, un arricchimento del nucleo familiare. All’interno di questo film, vengono trattati moltissimi temi, tipici del genere di appartenenza della pellicola, come il potere e l’etica delle bugie (per esempio, quelle a fin di bene e quelle che si trasformano in vere e proprie bombe nucleari), la ricchezza del rapporto, le relazioni familiari e scolastiche, la crescita e l’entrata nell’età adulta. Alcuni di questi, però, vengono solamente accennati e approfonditi molto poco. Avrei preferito, infatti, una trattazione ed un’esplorazione maggiore di molti temi per apprezzare, ancora di più, i personaggiscritti, comunque, molto bene.

La vera potenza del film di Cipani sono, però, le interpretazioni, soprattutto da parte degli attori più giovani, che riescono veramente a bucare lo schermo. Protagonista assoluto insieme a Gio, intepretato da uno splendido e naturalissimo Lorenzo Sisto, è Francesco Gheghi, al suo secondo ruolo da interprete. Il giovane attore presenta una capacità strabiliante e sorprendente di recitazione e, all’interno del film, dà vita a scene memorabili, drammatiche e comiche. Questo è possibile, anche, grazie alla presenza, al suo fianco, del giovane e talentuoso Sisto. Ogni volta che quest’ultimo è in scena non si può fare a meno di sorridere e quasi commuoversi davanti alla sua naturalezza, ingenuità, ma anche bravura comunicativa. Un’altra presenza molto gradita, anche se compare relativamente poco su schermo, è quella di Rossy De Palma, la donna Picasso, musa del regista spagnolo Almodovar. La sua presenza, all’interno del cast, rappresenta un elemento stravagante, estremamente comico ed esilarante, molto singolare che, però, si armonizza molto bene con il quadro generale del film. Peccato che lo stesso non avvenga con gli altri due grandi interpreti presenti, che danno il volto a Mr.e Mrs. Mazzariol, Alessandro Gassman ed Isabella Ragonese. Certamente, per il poco tempo che gli viene riservato, le loro prove attoriali rimangono memorabili, però di entrambi – in particolar modo di Alessandro Gassman – poteva essere sfruttata la bravura interpretativa e comunicativa che, qui, purtroppo, non trova uno spazio adeguato. Questo difetto è, probabilemente, dovuto anche alla centralità della vicenda di crescita personale di Jack e rapporto fraterno di quest’ultimo con Gio.

Guardando l’opera prima di Stefano Cipani si ride a crepapelle, ci si commuove, si prova compassione, si prova vergogna, ci si emoziona. Vengono eliminati pietosismi vari, per lasciare spazio alla bravura ed espressività dei vari attori presenti, ad una colonna sonora singolare e ben incorporata e alla trattazione di temi e della vicenda, da un punto di vista diverso dal solito. Non si vuole mostrare, in modo palese, quanto sia brutto avere la sindrome di Down, ma si parla di quanto sia bello vivere e rapportarsi con una persona down. Si parla di vivere, in modo speranzoso e positivo, si parla di adolescenza, si parla di amore, si parla di amicizia. Peccato, però, che non tutto si amalgama allo stesso modo e con la stessa potenza, risultando, alla fine dei conti, come un semplice mix di elementi a caso. Questi stessi elementi non vengono, infatti, approfonditi ed esplorati allo stesso modo. L’obiettivo iniziale viene perfettamente raggiunto, ma ciò non rende Mio fratello rincorre i dinosauri un film che innova, rinnova e sperimenta. La vicenda prosegue e si conclude, passando attraverso cose già viste e, purtroppo, cliché. In conclusione, si può dire che Mio fratello rincorre i dinosauri è un buon film che parte e presenta buone intenzioni e obiettivi, ma che, alla fine, non riesce a portare un qualcosa di nuovo e di fresco – se non per un paio di elementi – al genere di appartenenza. Una pellicola buona e piena di buoni sentimenti e buoni propositi con cui passare la serata in tranquillità. Questo è Mio fratello rincorre i dinosauri, nulla di più, di eclatante o clamoroso. L’opera prima di Cipani è, semplicemente, un buon prodotto sulla falsa riga di altri successi hollywoodiani, come il già citato Wonder. Un film che farà il botto durante la sua permanenza in sala, ma di cui ci si scorderà l’esistenza con il passare del tempo.

VOTO 7/8

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