Martin Eden, speranza e amore in un film sospeso nel tempo

Trionfo a Venezia per il film autoriale diretto da Pietro Marcello. La pellicola regala al pubblico l’interpretazione migliore di Marinelli, accompagnata da una regia, una sceneggiatura ed una fotografia ispiratissime

Pagina imbarazzante del cinema italiano”. Così dichiara il Codacons, parlando della vittoria di Marinelli alla 76esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. La critica non è, però, rivolta al film in sé, quanto al discorso di Luca Marinelli, fatto dopo aver ritirato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile e considerato fin troppo politico e spinoso, soprattutto per quanto riguarda il passaggio sull’immigrazione. Tutte queste polemiche hanno, però, oscurato ciò che importa veramente, ovvero la potenza e la bellezza di questo Martin Eden, diretto dall’italianissimo Pietro Marcello, ma basato sul romanzo dello scrittore americano Jack London. Ed è proprio l’operazione di reinterpretazione operata che rende la pellicola del regista casertano un film imperdibile, con ottime intenzioni ed un altrettanto ottima realizzazione. L’anima, il nocciolo, del film si basa sull’esposizione delle moltissime contraddizioni che troviamo, tuttora, nella società odierna e, in più, porta lo spettatore a porsi numerose riflessioni su temi vari e diversi tra di loro, come il concetto di artista – in particolare dello scrittore -, quello di divisione di classe, quello di insegnamento, povertà e cultura, quello di società egualitaria e quello di società individualista. Martin Eden è un film complesso, ricco, dettagliato, attento e dalla caratura artistica impressionante.

La pellicola è ambientata in una Napoli che sembra quasi sospesa nel tempo (a volte pare che sia situata negli anni ’60, altre nel dopoguerra). Non vengono specificate date, eventi storici, non viene accennato nulla che possa portare ad una collocazione precisa del film in un determinato tempo storico. Il protagonista dell’opera è, appunto, Martin Eden, interpretato da Luca Marinelli, un giovane marinaio che torna nella sua città natale dopo aver passato gran parte della sua vita in mare. Poco tempo dopo il suo arrivo, Martin salva la vita di Arturo Orsini, giovane discendente di una famiglia aristocratica napoletana. Questo salvataggio favorirà la conoscenza di Elena Orsini, sorella di Arturo, ragazza aristocratica angelica e virtuosa, che stregherà completamente il cuore del marinaio e cambierà per sempre Martin. Da questo momento in poi, il giovane Eden avrà in mente solo una cosa, ossia conquistare completamente l’amore della giovane aristocratica, nonostante l’opposizione della famiglia di lei. Per farlo, inizierà a leggere e studiare instancabilmente e dedicherà la sua vita al raggiungimento di un unico obiettivo: diventare uno scrittore. Guidato da una forte forza di volontà, una persistente speranza e dall’amore inarrivabile per Elena, Martin inizierà un viaggio verso l’evoluzione e il massimo perfezionamento di sé stesso come individuo, come pensatore e come autore. Il percorso del giovane si incrocerà, inevitabilmente, con il clima di fervore all’interno della vita operaia e politica, caratterizzata dall’ascesa dei sindacati e dell’idea di un’Italia socialista. Pietro Marcello e Maurizio Braucci, autori del film, prendono come spunto e fanno propria l’opera di London, creando un qualcosa di nuovo, originale ed incredibilmente suggestivo.

Insomma voglio fare lo scrittore!

Martin Eden (Luca Marinelli) all’interno del film

Pietro Marcello, alla sua seconda esperienza come regista cinematografico, firma una pellicola sensazionale, piena di ottimi spunti registici e dall’anima unica e rara, un lavoro curato ed emozionante sotto molti punti di vista. Marcello maneggia la macchina da presa in modo incredibilmente delicato, parsimonioso e cauto. Allo stesso tempo, ciò che colpisce di più della regia di questo Martin Eden è la cura del dettaglio, lo studio e l’osservazione dell’espressività degli attori (in molte sequenze ricorda il polacco Klimov nel suo Và e vedi). La direzione registica del film è intima, privata, pulita, focalizzata ed attenta, asservita completamente alla volontà di rendere al meglio l’emozione che si vuole esprimere con una determinata scena. L’interpretazione di Marinelli guadagna moltissimo grazie – oltre alla sua bravura intrinseca – alla regia di Marcello, che dona al film ancora di più quell’idea di sospensione nel tempo, ma anche nello spazio.

Marinelli risplende sotto l’occhio attento di Marcello e regala al pubblico una delle sue migliori interpretazioni, se non la migliore. Così come la sceneggiatura, anche Marinelli prende il romanzo di London – in particolare il personaggio di Eden – e lo fa completamente suo, aggiungendo, ogni tanto, quella dose di follia, presente nello stile dell’attore romano fin dai tempi di Lo chiamavano Jeeg Robot e Non essere cattivo. Egli rappresenta, al massimo delle sue capacità, la crescita ed evoluzione di un personaggio, ma, allo stesso tempo, anche la sua rovina e disgrazia. Marinelli strega completamente il pubblico e lo fa suo, dall’inizio alla fine, in un rollercoaster di emozioni e riflessioni, anche abbastanza complesse ed elevate. L’attore è così bravo che oscura quasi completamente tutto il resto del cast , presente all’interno del film, compreso la protagonista femminile della storia, Elena Orsini, interpretata da Jessica Cressy, la cui interpretazione risulta buona, ma fin troppo stereotipata ed anonima. Lo stesso non si può dire di Carlo Cecchi che, all’interno della pellicola, risplende al fianco di Marinelli nel ruolo di Russ Brissenden, molto complesso, un po’ la guida e figura paterna spirituale di Eden.

Russ Brissenden (Carlo Cecchi) all’interno del film

La sceneggiatura è, senza ombra di dubbio, la punta di diamante dell’intera produzione. I dialoghi sono estremamente variegati, soprattutto per quanto riguarda la varietà dei vari registri di comunicazione. Le lingue e gli idiomi presenti all’interno del film sono numerosi e portano ad una ricchezza comunicativa notevole tra i vari personaggi. La sceneggiatura è molto complessa, molto dettagliata, incredibilmente curata nel delineare il carattere, l’evoluzione e il pensiero dei vari personaggi. Alcune affermazioni sono veramente dei pugni allo stomaco incredibili e molti dialoghi servono a descrivere e raffigurare la realtà in modo realistico e vero. La storia e la vita di Martin Eden vengono descritte e raccontate in un modo autentico e fanno aumentare il fascino che aleggia attorno al personaggio interpretato da Marinelli. Inoltre, è presente un sottotesto di critica politica, sociale e di ideali che caratterizzano ancora la società odierna. Tutto questo porta alla creazione di un film profondo, metaforico, riflessivo ed intrinseco. Dietro la semplice storia d’amore iniziale si cela un qualcosa di più intimo e sincero, una riflessione sulla vita, sulla divisione di classe, sul raggiungimento dei propri sogni, delle proprie passioni e dei propri desideri. A volte, però, raggiungere questi obiettivi non porta al risultato e all’effetto sperato.

Luca Marinelli e Jessica Cressy in una scena del film

Il comparto tecnico è ispiratissimo ed incredibilmente curato, partendo dalla fotografia, passando alla colonna sonora, arrivando, infine, al montaggio. La fotografia è espressiva e multiforme, calda per quanto riguarda gli interni e fredda negli esterni. In base alla location, cambia anche la fotografia, il tono e l’intensità di colori e colorimetria. La fotografia viene utilizzata anche per una differenziazione degli ambienti presentati, in base alla classe e posizione sociale delle persone che li popolano. La colonna sonora potrebbe dare qualche indizio aggiuntivo sulla collocazione temporale del film, ma presenta delle tracce molto differenti per genere e sonorità tra di loro. Vi sono pezzi di musica classica accorpati a pezzi più moderni, con sonorità più consone per una possibile collocazione temporale del film negli anni ’50/’60. Il montaggio è uno degli elementi che colpiscono di più della pellicola. La vicenda principale si unisce parallelamente con immagini d’epoca. Anche la scelta stilistica dell’immagine porta alla mente un’idea di sospensione nel tempo. Inoltre, il montaggio parallelo aiuta esponenzialmente la narrazione, anche da un punto di vista metaforico. Per esempio, all’inizio della pellicola, quando il personaggio di Martin Eden è convinto e speranzoso nel perseguimento dei propri obiettivi, viene mostrato il video di una nave che viaggia a gonfie vele. Quando, nel punto di rottura, la forza di volontà ferrea del protagonista cede e crolla, viene mostrata la stessa nave mentre affonda.

Per concludere, possiamo dire che Martin Eden è uno dei migliori film del periodo estivo, dal punto di vista cinematografico. Dalla sua, il film di Pietro Marcello può contare una magnifica prova attoriale di Marinelli, che interpreta un personaggio incredibilmente complesso e articolato sia dal punto di vista dei dialoghi, dell’anima e dei pensieri; una sceneggiatura ottima e curata, con dialoghi profondi ed intrinsechi; un montaggio sperimentale ed inedito per il cinema italiano; una riformulazione ed appropriamento originali del romanzo di London; un discorso sulla vita e sull’inseguire le propri aspirazioni e i propri sogni; una regia molto intima e alla ricerca dell’espressione ed un finale riflessivo, significativo, evocativo, metaforico e potente. Il tutto è arricchito da una critica agli ideali radicali che tentano di ribaltare tutto, anche le stesse leggi della natura. La pellicola racconta, con una realizzazione ottima, una storia di speranza e crescita, ma allo stesso tempo di rovina e fallimento, rappresentato dal raggiungimento parziale ed infelice delle proprie intenzioni. Tra le uniche note negative troviamo un ritmo calzante ed invogliante per 2/3 del film, che rallenta e rischia quasi di collassare verso il finale. Finale che, nonostante ciò, si riprende alla grande e rappresenta una sorta di cerchio ideale che si chiude sull’esistenza e l’anima di Martin Eden.

VOTO 9

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