It – Capitolo Due, un sequel deludente

Andy Muschietti firma un seguito molto inferiore al primo, quasi inclassificabile, caratterizzato da una tensione minima, effetti in CGI disastrosi, una sceneggiatura schematica e una durata fin troppo eccessiva

Nel “lontano” 2017, Andy Muschietti aveva sorpreso tutti, tra amanti del cinema e amanti dell’horror, con la sua trasposizione dell’opera migliore dello scrittore dell’orrore del Maine, Stephen King – senza dubbio, uno degli autori più trasposti di Hollywood. Il primo film di Muschietti era una pellicola molto d’atmosfera, che dava giustizia ad una porzione dell’opera di King, presentando, in modo corretto e molto ispirato, la natura del romanzo, ovvero una storia di formazione, in cui il valore più importante è l’amicizia. Il primo capitolo di IT si concentrava sulla crescita e sulla lotta, sullo scontro, tra sette bambini e il clown demoniaco Pennywise, resi molto bene da Muschietti & co. E’ anche vero, però, che la prima parte presentava i suoi difetti. Era caratterizzata, per esempio, da una sceneggiatura fin troppo schematica e, in alcuni momenti, fin troppo ripetitiva. Però, c’è da dire, che la tensione c’era e si andava a creare dei momenti di pura suspense e puro terrore; alcune sequenze erano veramente al cardiopalma. Il livello di hype era molto alto e, di speranze, ce n’erano moltissime. Peccato, invece, che questo secondo capitolo di IT sia una vera e propria delusione. IT – Capitolo Due è una pellicola molto inferiore rispetto alla prima, un prodotto che non definirei neanche horror, per la quantità di risate che mi sono fatto guardandolo; un film che amplifica esponenzialmente i difetti presenti nel primo episodio.

Pennywise in una scena di IT – Capitolo Due

Il film si svolge 27 anni dopo il primo capitolo e vede il Club dei Perdenti riunirsi a Derry – a causa del patto di sangue fatto da bambini – dopo che It ha ricominciato ad uccidere.

Uno dei punti forti del predecessore era, senza dubbio, la regia di Muschietti. Ecco, se qui i difetti si mantengono tali e, anzi, vengono ulteriormente potenziati, lo stesso, tuttavia, accade con la maggior parte degli elementi positivi del primo capitolo. La direzione registica di Andy Muschietti è chiara, pulita, corretta, ispirata in moltissime sequenze e perfetta nel creare la tensione necessaria per far saltare lo spettatore sulla poltroncina. L’ottima regia viene, tuttavia, penalizzata da una scrittura pessima di tutte le scene horrorifiche, di tensione e paura. Il regista originario di Buenos Aires mette in gioco una regia molto ragionata, molto artistica, profondamente concentrata e focalizzata sulle espressioni facciali dei vari personaggi e sulla valorizzazione dell’elemento horror. Muschietti sa benissimo come immergere lo spettatore in una scena spaventosa ed inquietante. Inoltre, colpisce moltissimo questo suo voler valorizzare l’aspetto più grottesco e satirico di Pennywise, uno degli elementi che più mi aveva colpito nel capitolo precedente. Peccato e, ripeto, peccato che la ricerca maniacale di Muschietti – regista anche del bellissimo La madre – venga rovinata da volontà e decisioni infelici a livello di sceneggiatura e resa dei dialoghi.

La scrittura è l’elemento che più mi ha stupito di questo IT – Capitolo Due. In negativo, ovviamente. Come affermato sopra, già nel primo film, la sceneggiatura non brillava per chissà che ispirazione o estro. IT (2017) presentava, allo stesso tempo, scene scritte in modo incredibile e scene più infelici dal punto di vista della scrittura. Qui, questa distinzione si è completamente annullata. Arrivo quasi a dire che IT – Capitolo Due non è neanche un horror, ma un’avventura fantastica (non come giudizio) con elementi paranormali. Un esempio che, a parer mio, calza a pennello è quello della serie TV per ragazzi Piccoli Brividi. Diciamo la verità, Piccoli Brividi faceva veramente paura? Sì e no, sicuramente ciò che faceva più paura non erano le storie raccontate, ma gli effetti visivi un po’ cheap che però mettevano quel disgusto e quel senso di nausea, quasi, nello spettatore. La stessa identica meccanica si presenta in questa pellicola. La sceneggiatura firmata Gary Dauberman presenta una struttura ben chiara e ben precisa, ma fin troppo sistematica e schematizzata. Lo svolgersi degli eventi ricorda molto quello di un videogame, di un’avventura grafica quasi. Si nota benissimo la divisione in tre macro-sezioni, il che può andare benissimo per un libro, ma non per un prodotto cinematografico. Questo schematismo, forse, è causato dalla mole (1300 pagine più o meno) dell’opera originale scritta da King (che nel film appare in un cameo). Tuttavia, questa ipotesi appare molto strana se si ripensa alla riuscita, anche da un punto di vista della scrittura, del primo capitolo. In più, vi sono molte somiglianze tra la sceneggiatura dei due film, sia dal punto di vista della successione degli avvenimenti, che dal punto di vista del finale e di alcuni meccanismi filmici. Il film, infatti, soffre – così come, in modo più tenue, la prima pellicola – di una ripetitività insistente di molte meccaniche e situazioni, che rendono il tutto come livelli di un videogame.

Il gruppo dei Perdenti in questo secondo capitolo

Le sequenze horror – se di horror possiamo parlare -, contenute all’interno di questo secondo capitolo, sono, a dir poco, fallimentari. La costruzione tecnica di tutte le scene è molto buona, eccellente, direi, dal punto di vista della colonna sonora e della regia; ma il tutto è, ancora una volta, rovinato dalla sceneggiatura e dall’affidamento alla tecnica, ormai passata di moda, dei jumpscare. Si parte da espressioni facciali troppo caricate, puerili ed esagerate, passando per battutine ironiche e comiche nel bel mezzo o alla fine della scena horror, quasi a sdrammatizzare ciò che sta avvenendo; arrivando, infine, a una delle CGI peggiori dell’anno, con un concept artistico veramente imbarazzante, povero e fin troppo grottesco. Il risultato che si ottiene con tutto ciò è, praticamente, il contrario di quello voluto. E’ molto più facile ridere che provare tensione e suspense durante la visione di questo IT – Capitolo 2. Anche quella tensione generale, il non sapere quando e come Pennywise colpirà, presente durante tutto il corso del primo capitolo; in questa pellicola, svanisce completamente. Un minimo accenno di tensione lo troviamo nei primi minuti della pellicola, ma piano, piano scompare e si vuole soltanto che l’agonia finisca. Mentre guardavo il film, giuro, provavo imbarazzo per gli autori stessi, perché questo IT 2 sarebbe proprio l’anti-horror per eccellenza, se non fosse per alcune scene in cui la violenza e il raccapriccio la fanno da padrone.

Tutti galleggiano qui sotto

Una delle frasi più celebri di Pennywise il Clown

Nota positiva rappresentata dalle sei interpretazioni principali. Sì avete capito bene, 6, ma, non voglio fare spoiler per chi non ha visto il film o letto il libro. All’interno del cast troviamo tre nomi molto importanti nel panorama cinematografico attuale. Partiamo da James McAvoy (Le Cronache di Narnia, quadrilogia nuova degli X-Men, Split, Glass) che interpreta Bill Denbrough, il membro più importante del gruppo per la sua vicinanza con Pennywise, a causa dell’omicidio, nel primo film, del fratellino Georgie. L’interpretazione di McAvoy è buona e presenta alcuni momenti memorabili, ma il suo Bill è molto distante da quello del primo film, da quello della miniserie del 1990 e da quello del libro, soprattutto. All’interno della pellicola, in molte occasioni, viene superato, a livello di presenza scenica, da altri membri del Club dei Perdenti. Una di questi è Beverly Marsh, interpretata dall’affascinante Jessica Chastain, che porta sullo schermo la migliore interpretazione del film, senza alcun’ombra di dubbio. Il terzo attore “big” presente in questo IT 2 è, naturalmente, il giovane Bill Skarsgard, che, ultimamente, si sta facendo conoscere all’interno del panorama cinematografico, grazie alle sue interpretazioni in serie TV come Castle Rock e in film come Allegiant, Deadpool 2 e, ovviamente, questi due IT. Skarsgard era, sicuramente, l’incognita e, allo stesso tempo, l’elemento sorpresa del precedente capitolo, in quanto successore del grande Tim Curry nel ruolo di Pennywise. La sua interpretazione rimane, come sempre, superiore e sicuramente più inquietante rispetto a quella di Curry (invecchiata molto male, a parer mio). In questo IT 2, il suo adattamento attoriale del personaggio inventato da King rimane su livelli buoni. Skarsgard riesce a rendere inquietante un essere, un mostro dalle molteplici forme, anche se, all’interno di questo secondo capitolo, forse, ha caricato fin troppo la sua interpretazione che, allo stesso livello della sceneggiatura, ottiene l’effetto opposto. Il punto forte della recitazione del giovane Skarsgard rimane, però, la capacità espressiva, veramente notevole. Questa sua abilità è, incredibilmente, potenziata dalla CGI applicata al suo volto.

Per quanto riguarda gli altri interpreti, nulla di speciale da dire. Le loro prove attoriali sono buone, ma non lasciano il segno, così come succedeva nel primo capitolo. Ciò accade con tutti i personaggi, tranne uno. Richie Tozier. Ecco, posso dire che Richie è sicuramente il personaggio che più ho odiato di questo secondo capitolo di IT. A lui viene, infatti, affidato il compito di “sparare” a raffica quelle tanto famigerate battute comiche ed ironiche che rovinano tutte, e dico tutte, le scene tese e di natura horror. Come nel primo capitolo, Richie è, quindi, il comic relief di turno, anche se non ne capisco l’utilità. L’unico problema è che, se nel primo, alcuni tipi di battute ci potevano anche stare, essendo i protagonisti dei ragazzi, quelle stesse battute non funzionano quando i protagonisti hanno, invece, 30 anni in più. Un altro grande dispiacere, da fan del libro, è la resa del personaggio, a parer mio, inquietantissimo, di Henry Bowers, qui ridotto quasi a comic relief, ad ostacolo non troppo pericoloso o importante. Secondo me, la figura di Bowers poteva avere un potenziale filmico incredibile, perché è, a tutti gli effetti, uno svitato che pensa solo ad uccidere. Parlando di personaggi, troviamo, infine, un pro e un contro. Se, da una parte, la scelta del cast è stata veramente azzeccata (tutti gli attori somigliano incredibilmente alle loro controparti giovanili), lo stesso non si può dire dell’evoluzione dei personaggi. All’interno del film, non è presente alcuna crescita, anche minima, dei protagonisti. Tutto finisce come è iniziato, senza cambiamenti e si sente anche di meno l’unione di gruppo che caratterizzava il precedente capitolo.

Il giovane Club dei Perdenti del primo capitolo

Uno dei problemi principali di questo IT – Capitolo Due è proprio il fatto che non lascia alcun segno, è facilmente dimenticabile. Non si arriva neanche allo stupore e alle emozioni che regalava il primo episodio. L’unico elemento memorabile è, sicuramente, il comparto tecnico, in particolare la regia, come già detto, la fotografia e il montaggio. La fotografia mantiene i toni pastello, molte volte dark del primo film e aiuta, come sempre, a creare un’atmosfera che viene poi uccisa dalla sceneggiatura. Si punta ancora una volta sull’effetto nostalgia anni ’80 – com’era nel primo film – con menzioni a Street Fighter o citazioni (come quella di Shining di Stanley Kubrick, film tratto da un’altra opera kinghiana). Il montaggio è uno degli aspetti che più mi ha colpito di questo film. Le transizioni tra le varie scene dimostrano un vero occhio ed estro e rendono più fluida la narrazione, di per sé scadente.

L’ultimo grande difetto di questo film è, senz’altro, la durata. 2h50m. Wow, poche volte ho visto un horror durare così tanto. Forse, dura così tanto, proprio perché non è un horror vero e proprio. In un film, però, la lunghezza importa ben poco, se il ritmo è sostenuto e incalzante. Ovviamente, tutto ciò in IT – Capitolo Due non succede! Si procede, in modo schematico, ripetitivo, a volte stancante e noioso, verso un finale diverso rispetto a quello del libro e profondamente deludente. Si esce dalla sala con l’amaro in bocca e con un sacco di domande e dubbi nella testa. Sì, lo ammetto, in molti punti, mi stavo annoiando a dir poco e avrei fatto di tutto perché finisse. Il ritmo – che dovrebbe essere frenetico, come un giro in ottovolante – viene, inoltre, rallentato dai continui rimandi al passato – fin troppi, a mio parere. Anche in questa pellicola, si presenta la meccanica presente, per esempio, nella seconda stagione della serie TV Tredici, in cui troviamo, parallelamente alla vicenda principale, scene che non erano state mostrate nella stagione precedente e messe lì per fare minutaggio. La stessa meccanica è presente qui e tutto ciò smorza completamente il ritmo dell’azione principale. “Mi spiegate perché queste scene non le avete messe nel primo capitolo?”, questo è ciò che si chiede lo spettatore uscito dalla sala. Perché mi devi fare vedere dei retroscena del primo film, nel secondo capitolo, che doveva concentrarsi quasi unicamente sui Perdenti da adulti? Questo difetto risulta incredibilmente fastidioso ed elimina esponenzialmente la tensione che si era, magari, venuta a creare nella scena prima.

Per concludere, quindi, IT – Capitolo Due è un film deludente, sicuramente molto inferiore rispetto al primo capitolo, che, due anni fa, aveva sorpreso e portato speranza nei cuori di tutti coloro che amano Stephen King o che amano l’horror. Il film del 2017 era un ottimo film horror che rappresentava una storia di formazione e di superamento delle proprie paure, una metafora sul diventare adulti e sull’amicizia. Questa seconda pellicola della duologia targata Muschietti si presenta come un prodotto carente sia nei confronti del suo predecessore, che della miniserie del 1990 (invecchiata molto male e, per certi versi, oggi anche trash), che del capolavoro letterario di King. L’horror presenta, come la miniserie con Tim Curry, moltissime mancanze per quanto riguarda la mitologia, il background, la storia e la spiegazione della natura dell’entità che è It. Consiglio a tutti quelli che non l’abbiano ancora fatto di non farsi spaventare dalla mole e leggere l’opera originale, perché regala un quadro sicuramente più completo di tutto l’universo di It, oltre che emozioni indescrivibili che, purtroppo, questo film non riesce a dare. Vengono modificati molti aspetti, anche inutilmente, del libro di King, tra cui il finale e si tenta di inserire un sottotesto sociale che, però, non viene sviscerato. Inoltre, viene modificata la caratterizzazione di un personaggio senza però esprimerlo direttamente. Anzi, se non si fa attenzione, non si nota neppure! Le aspettative per il sequel di IT del 2017 erano molto alte e c’erano tutti gli elementi per rendere questo film un buon seguito e un buon adattamento del romanzo. Peccato, però, che, la sceneggiatura pessima e poco curata, le scene horror anticlimatiche, quasi comiche, la CGI penosa e, a tratti, trash e il finale allungato e deludente, abbiano completamente disintegrato e distrutto tutto ciò che, di buono, si era arrivato a costruire in quel “lontano” 2017.

VOTO 6.5

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...