Pets 2. Animali alla riscossa!

Illumination Entertainment produce un film d’animazione semplice, fresco, scanzonato, divertente che supera le aspettative e la qualità del primo capitolo

Pets 2. Da dove cominciare? Intanto, posso di certo affermare che non avevo particolarmente apprezzato il primo capitolo della nuova “saga” targata Illumination Entertainment e Universal Pictures (Cattivissimo Me, Minions). Pensavo e penso tuttora che il primo round di Pets sia un film carino, senza troppe pretese, semplice, ma contenente fin troppi stereotipi e cliché, cose già viste in centinaia di film simili (come Garfield per esempio). L’unica cosa certa e ottima del primo Pets era la caratterizzazione grafica e di doppiaggio dei vari personaggi: azzeccata, pop, semplice, ma vincente. Ora, Pets 2 mantiene, senza dubbio, i punti di forza del precedente capitolo, ma mantiene anche quasi tutti i suoi difetti. Quest’ultimo, però, alla fine dei conti, risulta essere un prodotto un paio di spanne sopra il suo precedente, grazie a diversi fattori che ora andrò ad esplorare. Ad ogni modo, Nevosetto rimane il personaggio migliore di entrambi i film!

Ora che i personaggi sono stati presentati, gli sceneggiatori posso sbizzarrirsi con avventure molto più complesse e senza dubbio migliori di ciò che veniva presentato nel primo capitolo – dove si nota fin troppo questo voler presentare. Pets 2 mostra, infatti, una struttura molto più articolata del precedente, proponendo ben tre storyline differenti e varie tra di loro. Il film si svolge, molto probabilmente, poco tempo dopo il primo capitolo e parte con l’arrivo a casa dei cani Max e Duke di Liam, figlio di Katie (la loro padrona) e suo marito Chuck. Max è talmente preoccupato di proteggere il piccolo che sviluppa un tic nervoso. Durante un viaggio di famiglia in una fattoria, Max e il meticcio Duke incontrano Galletto, che diventerà una sorta di esempio paterno per il nostro protagonista. Nel frattempo, mentre il suo padrone è assente, l’impavida Gidget dovrà proteggere il giocattolo preferito di Max e nel suo incarico arriverà a chiedere assistenza al gatto Chloe. E l’adorabile quanto folle coniglio Nevosetto ha dei deliri di onnipotenza pensando di essere un vero supereroe da quando la sua proprietaria Molly inizia a vestirlo con un costume da supereroe. Ma, quando Daisy chiederà l’aiuto di Nevosetto per una missione pericolosa, dovrà raccogliere il coraggio di diventare un eroe.

La struttura divisa in tre archi narrativi permette agli spettatori un intrattenimento e una curiosità maggiori rispetto a quanto accadeva nel primo capitolo, in cui si alternavano sequenze molto belle e sequenze troppo lente e noiose per un cartone animato. Ovvio il fatto che quella più esplorata e a cui viene dato più peso è indubbiamente quella di Max, ma anche le storie di Nevosetto e Gidget regalano alcuni momenti veramente esilaranti, divertenti e gag da perdere il fiato. Come il suo predecessore, questa pellicola mantiene l’aspetto più riuscito, ovvero la caratterizzazione e la potenza visiva e dell’animazione dei personaggi. Alcuni personaggi minori o secondari riescono ad essere più memorabili e riusciti di Max e Duke, i protagonista veri e propri. Per esempio, abbiamo Galletto (la voce originale è quella del grande Harrison Ford), cane da campagna, altezzoso, rispettabile e figura morale e più profonda del film. Ma anche figure come Nevosetto (comic relief assoluto di tutto il film) che qui è in veste da supereroe e non da villain – come nel precedente capitolo. La sua convinzione di essere un supereroe è la cosa più riuscita della sua storyline e, forse, del film stesso e porta alla creazione di gag e sequenze veramente esilaranti ed ironiche. Infine, tra i migliori, c’è senza dubbio Chloe, il gatto casalingo caratterizzato da una comicità basata sul narcisismo e sul sarcasmo, un personaggio che riusciranno a capire e a comprendere gli adulti, soprattutto. Senza dubbio, la parte migliore è il finale, perché durante tutto il film si ha quasi la sensazione che tutto avvenga a caso e non si riesce a capire dove gli sceneggiatori vogliano andare a parare. Nella conclusione della pellicola, però, tutte queste tre archi narrativi si uniscono e danno vita ad un qualcosa che era mancato durante tutto il corso del film.

A differenza dei film Disney Pixar, però, i prodotti Illumination/Universal si pongono molte meno pretese, si accontentano di strappare una risata ai più piccoli utilizzando una comicità molto più infantile e fisica (basata sullo slapstick) rispetto a quella della concorrenza, basata prevalentemente sulla sceneggiatura e sulla scrittura dei dialoghi. Pets 2 è un film nettamente migliore rispetto al primo, ma allo stesso tempo nella norma, un film che intrattiene, ma molto, estremamente dimenticabile. Si trattano dei temi importanti e rilevanti, in particolare per le nuove generazioni, ma lo si fa in modo superficiale, con poco attaccamento e concentrazione emotiva. Diciamo che prima si pensa al divertimento, poi alle “cose serie”, a differenza invece di Disney Pixar che, in ogni suo film, riesce a colpire pesantemente il cuore dello spettatore nel culmine della trattazione di un determinato tema (come era la crescita e l’indipendenza personale nell’ultimo Toy Story 4 per esempio). Molte di queste gag e momenti comici continuano, come nel primo film, a basarsi, forse fin troppo, su cliché e stereotipi riguardanti gli animali in questione. Forse sarebbe stato meglio, essendo animali parlanti, umanizzarli un po’ di più e, magari, fargli fare cose inaspettate e inaudite.

Dal punto di vista registico e prettamente tecnico siamo sulla linea della tradizione, dello standard. La regia di Chris Renaud è molto semplice, minima, pulita e asservita completamente alla trama e al proseguimento degli eventi su schermo. L’animazione, d’altro canto, colpisce per la ricchezza di animazioni e di espressioni facciali e mimiche differenti per ogni animale. Essa rimane, a egual modo della regia, sul filo sottilissimo della normalità, come, alla fine, anche Pixar. Sia Illumination che Disney Pixar, ultimamente, non stanno più innovando come prima. Innovazione che, invece, è ben presente in casa Sony con Spider-Man: Un nuovo universo.

Un altro piccolo difetto, questa volta dell’adattamento e della versione italiana, del film è il doppiaggio di alcuni personaggi, in particolare quello di Max. Nella localizzazione italiana della pellicola al cane viene data la voce di Alessandro Cattelan, conduttore televisivo di successo, diventato famoso negli ultimi anni grazie al suo Late Show. Cattelan si impegna moltissimo nel conferire a Max una prova vocale buona, però, all’interno del film, si nota moltissimo che questi non è un doppiatore, si nota il distacco dal punto di vista del doppiaggio di personaggi come Galletto (la cui voce viene data al doppiatore storico di Harrison Ford, Michele Gammino) o Chloe o Katie, per esempio. Lo stesso discorso vale anche per l’esecuzione di Laura Chiatti che dà la voce a Gidget – forse un pochino più brava ed ispirata rispetto a Cattelan.

Per concludere, quindi, Pets 2 rappresenta un film senza infamie e senza lode, cui unico obiettivo è divertire lo spettatore e lo fa egregiamente. Peccato che, nonostante sia esponenzialmente migliore rispetto al primo capitolo, rimanga incastrato nella maggior parte dei difetti del suo predecessore, presentando una sceneggiatura nuova e fresca, ma piena zeppa di cliché, stereotipi e cose già ampiamente viste (come il villain della storyline della storia). Il punto di forza maggiore sono i vari animali che scorrono su schermo e la loro caratterizzazione – grafica, soprattutto -, la divisione in tre storyline – tutte scritte in modo semplice ed immediato – e il finale in cui tutto ha un senso, tutta si unisce e si esplode in sequenze comiche e di azione veramente ben fatte ed ispirate.

VOTO 7+

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