Into the Spider-Verse. Spider-Men da Oscar!

Sony produce un film di Spider-Man innovativo, fumettoso, pop, avvincente, contenente la trasposizione dell’Uomo Ragno più fedele ai comics

Si sa, Spider-Man è il supereroe con più trasposizioni su grande schermo di tutti. Contiamo, infatti, sette film riguardanti il Ragno del Queens. Dalla trilogia di Sam Raimi, ai due orribili film con Andrew Garfield, arrivando al migliore Spider-Man in live action, a mio parere: Tom Holland. I film del Marvel Cinematic Universe omaggiano e si rifanno, in particolar modo, all’anima e al cuore vero e proprio del personaggio fumettistico a differenza dei precedenti prodotti Sony. La soddisfazione maggiore viene, però, dall’animazione. Spider-Man: Into the Spider-Verse contiene, senza dubbio, il Peter Parker migliore di tutti questi, aiutato, nella somiglianza fisica, naturalmente dal mezzo grafico. Il film animato Sony riesce a sconfiggere la quasi perfezione del Peter dell’Universo Marvel-Disney, centrando perfettamente lo spirito e il significato dell’essere l’amichevole Uomo Ragno di quartiere e riuscendo nell’impresa di battere, per un anno la Disney/Pixar e vincere un Oscar.

Il protagonista di questo lungometraggio animato non è però Peter Parker in sé, bensì l’ultima incarnazione Marvel Comics in fatto di Spider-Man: l’Uomo Ragno afroamericano, Miles Morales. Personaggio sconosciuto al grande pubblico, Miles prende vita su schermo grazie a questo Into the Spider-Verse e diventa un supereroe quasi per caso. Quest’ultimo si ritrova, quindi, immischiato in un qualcosa più grande di lui. Partecipa ad uno scontro tra Spider-Man/Peter Parker e Wilson Fisk che vuole aprire un portale per accedere a vari universi paralleli e recuperare due versioni alternative della moglie e del figlio (morti per colpa sua). Durante questo combattimento, però, qualcosa va storto e tutti questi universi paralleli finiscono per collidere. I variegati Spider-Men di questi universi vengono richiamati nella dimensione di Miles e, insieme, dovranno, quindi, debellare il piano di Kingpin. Nella sua avventura il giovane inconterà personaggi colorati, fumettosi e improbabili come il Peter Parker vero e proprio (quello della nostra dimensione, Terra-616; la stessa dell’Universo Marvel di casa Disney), Gwen Stacy/Spider-Gwen, Spider-Man Noir (in originale la voce è di Nicolas Cage ed egli risulta, stranamente, bravo nel ruolo), Peter Porker/Spider-Ham e Peni Parker/SP//dr.

Il punto di forza dell’intera pellicola non è però il comparto di sceneggiatura (nonostante il soggetto sia un qualcosa di innovativo, mai visto, per lo Spider-Man cinematografico), ma la tecnica d’animazione. L’animazione di questo film, infatti, è veramente unica, preziosa e rara. La pellicola riesce a riprendere alla perfezione lo stile del fumetto e lo ricorda in moltissimi momenti, soprattutto nelle transizioni tra una scena e l’altra e nell’auto-presentazione dei vari personaggi. La regia che accompagna Miles e compagnia è ispirata, frenetica, veloce, chiarissima, pulita e corretta. La prima parte di film vola come se fossero venti minuti e l’intero film è cosparso di scene d’azione incredibili, che riescono ad intrattenere benissimo. Un altro punto a favore di questo film è la fotografia e l’uso dei colori. Accesissimi, potenti, chiari, diretti e forti, i colori di questo film sono una gioia per gli occhi e sono la prima cosa che colpisce lo spettatore una volta iniziata la visione.

I vari Spider-Men provenienti da realtà diverse

Uno spazio d’onore è riservato alla colonna sonora. Oltre alla celeberrima Sunflower di Post Malone e Swae Lee, diventato un successo planetario appena uscita; il film conta un soundtrack ritmato, fantastico, formato da diversi generi e nomi di tutto rispetto come Lil Wayne, Ty Dolla Sign, XXXTENTACION, Dj Khalil e Blackway che donano al film un accompagnamento musicale perfetto e conforme allo stile e ai toni che la produzione ha voluto dare a questo Into the Spider-Verse/Un nuovo universo. Componente buona, ma non così ispirata come l’animazione è la sceneggiatura, caratterizzata da una trama molto lineare e semplice e da risvolti e colpi di scena molto prevedibili e comuni a qualsiasi classico film d’animazione e di supereroi. Rimane però certo il fatto che i temi che vengono trattati all’interno del film, come l’amicizia, la famiglia, il crescere, il cambiamento, l’essere un eroe, l’essere Spider-Man; vengono esplorati e resi benissimo, soprattutto attraverso i dialoghi, gli scambi di battute e il rapporto tra i vari membri del team ragnesco. Si punta molto di più sui personaggi, anche se non tutti gli Spider-Men vengono approfonditi allo stesso modo e non viene dato uguale spazio a tutti. Questo è, sicuramente, imputabile al volere dare al film due obiettivi ben precisi: la presentazione e formazione di Miles Morales e l’introduzione di personaggi sconosciuti a tutti, se non agli amanti dei fumetti e del personaggio dell’Uomo Ragno. Il primo obiettivo viene portato a compimento, ma il secondo viene, a malapena accennato e sviscerato. Era improbabile che il film riuscisse a fare entrambe le cose e, senza dubbio, gli sceneggiatori si riserveranno quest’approfondimento aggiuntivo per le pellicole successive di quello che dovrebbe essere un nuovo universo cinematografico – il cui futuro sembra essere roseo ed interessante contro ogni aspettativa, soprattutto per quanto riguarda l’apprezzamento del pubblico. Ciò che però è a dir poco sicuro è il fatto che tutti i vari Spider-Men che vengono presentati in questo film siano migliori e più memorabili del personaggio di Andrew Garfield in Amazing Spider-Man.

Uno degli unici difetti di questa pellicola – a dir poco perfetta e unica – è il ritmo incredibilmente squilibrato tra le varie sezioni e sequenze. Difatti, l’inizio è molto veloce, molto frenetico, molto coinvolgente. Si passa, poi, alla parte centrale che si divide in due: vi sono moltissime sequenze meravigliose da tutti i punti di vista, frenetiche, avvincenti e altre scene in cui il ritmo incredibile che si viene a costruire viene rallentato. Forse un po’ troppo, il che causa una rottura con ciò che avviene prima. Si arriva, in seguito, alla chiusura di tutto, affidata ad una lunghissima scena di combattimento contro i vari villain; sequenza, forse, un po’ troppo allungata e tirata per le lunghe. Il film si conclude, infine, con un paio di scene che mettono addosso allo spettatore un hype incredibile, scene che lo esaltano e gli fanno venire voglia di vedere di più, perché tutto ciò non basta. Ecco, uno dei meriti della pellicola è indubbiamente l’appassioanare. Il pubblico entra in questo universo a tal punto, che lasciarlo dopo due ore di film risulta molto duro.

That costume always fits. Eventually!

Stan Lee all’interno del film

Senza alcun dubbio, una delle parti più toccanti dell’intero film è il cameo di Stan Lee. Quando uscì il film, nel dicembre dell’anno scorso, il sorridente fondatore dell’universo Marvel fumettistico era scomparso già da un mese e nel momento in cui questa scena arriva, è un fortissimo pugno allo stomaco. La frase che il personaggio animato del ridente Stan dice nel film, in un certo senso, riassume il concetto in cui egli credeva fortemente quando creò Spider-Man assieme a Steve Ditko nel 1962. Infatti, prima di allora tutti i supereroi in circolazione nelle pagine dei fumetti erano adulti e persone mature, non ragazzini di 16 anni con problemi da persona normale e problemi da supereroe. Peter Parker rappresenta un’autentica rivoluzione nel mondo dei comics americani, consolidando l’idea che è molto più interessante vedere un uomo in calzamaglia che si confronta con problemi reali e concreti, piuttosto che con alieni ed entità superiori.

Questo Into the Spider-Verse contiene, naturalmente, una quantità spropositata di citazioni e riferimenti al mondo del ragno più famoso del pianeta. Partendo dai vari villain che si alternano nel film come Kingpin, Prowler, Dr. Octopus, Goblin, Scorpio; passando per le presentazioni dei vari Spider-Man – piene zeppe di riferimenti alle controparti fumettistiche -, arrivando a tante piccole strizzatine d’occhio come la presenza di Brian M. Bendis e Sara Pichelli (creatori di Miles Morales) nella rubrica telefonica dello Spider-Man afroamericano o i vari costumi che troviamo nella Spider-caverna che si vede a metà film.

Per concludere, Spider-Man: Into the Spider-Verse/Un nuovo universo (adattamento del titolo, a parer mio, sbagliatissimo) è sicuramente uno dei migliori film usciti l’anno scorso (si pone al terzo posto nella mia personale classifica) e un ottimo cinecomic che diverte, intrattiene, fa emozionare e, soprattutto, far vedere e notare al grande pubblico che la Marvel Comics non è solamente Iron Man, Capitan America e Thor, ma anche Miles Morales, Spider-Man Noir, Spider-Gwen; che esistono moltissime altre figure interessanti e possibilmente fruttuose da un punto di vista cinematografico. Il film colpisce lo spettatore con la sua caratterizzazione e il suo stile d’animazione che, personalmente, batte persino quello pluripremiato della Pixar. Brava Sony, veramente, per aver confezionato questo gioiello formato cinecomic e per aver reso quella commercialata fumettistica di Spider-Verse e correllati in un qualcosa di incredibilmente unico e memorabile, contenente il miglior Spider-Man cinematografico che io abbia mai avuto l’onore di vedere e un omaggio vero, fatto col cuore nei confronti del personaggio!

VOTO 9+

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