Old Man, Mr. Robert Redford

Robert Redford saluta il mondo del cinema, saluta il suo pubblico, con un film dall’anima pura con una profonda riflessione sulla vita e sull’esistenza

Una carriera iniziata nel 1960, piena di successi e di lodi, che conta due premi Oscar e che, com’è ovvio che sia, prima o poi doveva terminare. Robert Redford decide di terminare il suo viaggio, che l’ha portato ad essere una delle star più famose e più grandi di Hollywood, con Old Man & the Gun. Una scelta molto curiosa, non essendo questo un blockbuster o un film atteso, un film di richiamo. Quest’ultimo si eleva, però, con la figura di Redford. L’a pellicola, se non presentasse questo mostro sacro del cinema nel suo cast, perderebbe, infatti, metà del suo fascino e della sua bellezza. Old Man & the Gun è un film incredibile, straordinario, inspiegabilmente pacato, ma eccezionalmente seducente ed intrigante. Un’opera che racchiude tutta la maestria e l’estro interpretativo di Robert Redford, rappresentando su schermo una storia molto semplice, ma ricca di una magia strepitosa ed affascinante.

Old Man & the Gun racchiude tutta la maestria di Redford (in foto)

Old Man & the Gun si presenta agli occhi dello spettatore come un tipico crime basato sulla meccanica ladro/poliziotto. Il soggetto, basato su una storia quasi del tutto vera, servirebbe, quindi, da pretesto per dare il via ad una caccia da parte della polizia e di una fuga da parte del malvivente. Il film in questione, però, si trasforma e diventa, ben presto, qualcosa di più. La pellicola narra la storia di Forrest Tucker (Robert Redford), un rapinatore seriale di banche che a 77 anni, dopo 16 evasioni, continua, insieme a due soci, a fare ciò che gli riesce meglio: rapinare banche. Durante un furto, Tucker fa la conoscenza di Jewel (Sissy Spacek), un’anziana signora molto forte e molto emancipata che subisce il fascino del nostro Forrest. I due iniziano così a frequentarsi e a conoscersi meglio. Tucker, però, continua nelle sue rapine ed inizia ad essere inseguito dal detective John Hunt (Casey Affleck). Insomma, una trama molto semplice, ma che, tuttavia, riserverà non poche sorprese allo spettatore che, verso fine film, arriverà ad essere completamente affascinato dal personaggio di Redford.

La regia del film è affidata a David Lowery, regista di nicchia che ha sempre diretto film piccoli o indipendenti,non contando il film fantasy Disney del 2016 Il drago invisibile. La regia di Lowery è incredibilmente pulita, chiara ed ispirata. Nelle rapine di Forrest, egli è bravissimo nel focalizzarsi sulle espressioni e sulla varietà espressiva degli attori. Inoltre, il suo lavoro è sicuramente aiutato moltissimo dalla bravura e dalla potenza attoriale di Redford che buca letteralmente lo schermo. Infatti, Lowery compie un’operazione molto fruttuosa, dal punto di vista registico, valorizzando molto la figura di Forrest Tucker all’interno del film. La sua mano denota una grande abilità ed egli dimostra un occhio eccellente nel trovare le inquadrature perfette per quasi tutte le scene (ci sono solo un paio di passaggi di macchina che ho trovato poco ispirati). In breve, ha dato un gran prova delle sue capacità e non oso neanche immaginare le pressioni subite, essendo Old Man & the Gun l’ultimo film di Robert. Un altro elemento che gli è venuto in aiuto è, senza dubbio, l’aver già lavorato precedentemente con Casey Affleck nel film Storia di un fantasma e con Redford in Il drago invisibile. Quindi, conosceva già come “trattare” i propri attori.

Sono esattamente dove dovrei essere

Forrest Tucker (Robert Redford) nel film

Le interpretazioni all’interno del film sono tutte di altissimo livello. Partiamo, senza dubbio, dal nome più grosso. Robert Redford. Come già scritto, buca letteralmente lo schermo, ogni fotogramma in cui compare ha un qualcosa di speciale. Il suo fascino, il suo charme, la sua espressività, la sua bravura attoriale eleva questo film su tutt’altro livello e sono un qualcosa che riporta naturalmente la mente al passato, alla vecchia scuola di attori del genere come Sean Connery, Robert de Niro, Clint Eastwood. Ecco, il suo personaggio in alcuni momenti di questo film mi ha ricordato la classica figura alla Eastwood, perché comunque mantiene quel che di nostalgia dei tempi che furono, fa continui rimandi al suo passato. Forrest Tucker, però, è contento e felice di ciò che ha passato, è soddisfato, non è un antieroe decadente come quelli interpretati continuamente da Clint. Passiamo, poi, a Casey Affleck che, all’interno del film, è il simbolo della nuova scuola, dei nuovi talenti di Hollywood. Dopo averci letteralmente stregato in Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan (interpretazione che gli è valsa il Premio Oscar), Affleck dimostra un’altra volta la sua bravura e di essere esponenzialmente migliore del fratello Ben. In Old Man & the Gun il suo talento e la sua potenza attoriale è tuttavia limitata, essendo, sempre, all’ombra di quella di Redford, ma la sua rimane comunque un’interpretazione con i fiocchi. Arriviamo, infine, alla controparte femminile del film, all’altra grande star che si spartisce lo schermo con Redford. Sissy Spacek, la Carrie del film omonimo di Brian de Palma, la Holly di La rabbia giovane. La Spacek dimostra una grande bravura interpretativa, però, essendo il film – forse un po’ troppoRobert Redford-centrico, la sua ottima prova attoriale rimane, come quella di Affleck, all’ombra di quella dell’attore principale. Questa interpreta un personaggio molto difficile, essendo Jewel molto pacata, molto calma, un po’ come Forrest Tucker. I due condividono molti elementi in comune, ma il personaggio di Jewel, per essere reso bene, si basa interamente sulla bravura dell’attrice che lo interpreta. Non avendo l’elemento gangster dalla sua come Redford, la Spacek è stata a dir poco magnifica.

La vecchia contro la nuova scuola nel film di Lowery

La sceneggiatura, firmata dal regista stesso, rappresenta, insieme alle interpretazioni, la colonna portante di tutto il film. Il crime di Lowery si affida, infatti, interamente sul suo roster di attori e sulla sua sceneggiatura, piuttosto che sull’effetto sorpresa, su plot twist da capogiro, su risvolti inaspettati, sulla forza scenica e degli effetti speciali, sulla violenza. Il film, difatti, è un crime atipico, non presentando violenza ed inseguimenti estremamente coreografati. Il film è molto semplice e molto diretto, non si perde in sottotrame varie, ha un obiettivo e parte, sicuro di raggiungerlo. Alla fine, tutta la vicenda non è altro che un cerchio che progressivamente si chiude. La pellicola termina in un modo veramente poetico e perfetto che conserva l’intero significato dell’opera. Il film è, inoltre, un crime anomalo, ma unico, perché non è tanto importante la vicenda criminale in sé, bensì tutta la riflessione che si viene a creare attraverso i dialoghi, taglienti, potenti, essenziali, ma significativi.

La fotografia, non eccessivamente accesa, anzi. a volte, molto spenta e focalizzata sui toni più caldi e scuri, vuole citare i noir e i polizieschi che caratterizzavano la vecchia e passata Hollywood. Il film lo fa anche attraverso un effetto molto granoso, quasi polveroso, dato all’immagine, come se stessimo sfogliando un album di fotografie polveroso o avessimo appena riscoperto una VHS polverosa con all’interno un vecchio film. Tutto è estremamente attenuato, così come lo è il ritmo dell’intero film. La pellicola di Lowery si prende i suoi spazi e i suoi tempi. Ciò non vuole, però, dire che questo sia noioso, anzi. Lowery fa appassionare lo spettatore al passato e alla storia di questo vecchio rapinatore di banche, il quale seduce tutti noi – ma anche gli impiegati che deruba – con la sua pacatezza, il suo approccio alle cose, la sua gentilezza e il suo fascino. La colonna sonora, composta da Daniel Hart, è perfetta e consona allo stile e al tipo di film presentato e creato da David Lowery, presentando un jazz dai toni tenui e pacati che ben si abbina e che ben accompagna l’atmosfera che si viene a creare.

Il film – la cui durata di un’ora e mezza risulta a dir poco perfetta – termina e si chiude con un discorso che tocca le vette del meta-cinematografico. Si scopre e ci si accorge che la pellicola e la vicenda crime non solo altro che pretesti per portare ad una riflessione sulla vita, sull’esistenza; ad una sorta di retrospettiva, in linea, quindi con l’obiettivo primario ed essenziale dell’opera: consacrare i 60 anni di meravigliosa carriera di Redford. Per concludere, possiamo, quindi, affermare che Old Man & the Gun è un film che, comprensibilmente, si costruisce e si focalizza sulla figura e sulla persona di Robert Redford. Lo fa, però, in un modo che non opprime il liberarsi e lo svolgersi della vicenda. L’attore principale interpreta, infatti, un antieroe e viene affiancato da numerose interpretazioni ottime, da una sceneggiatura meravigliosa e quasi perfetta, da una fotografia ispiratissima e una colonna sonora calzante. Il film di Lowery è un poliziesco che, però, così come un ladro, presenta una maschera sotto cui si cela un sottotesto esistenziale, riflessivo e drammatico. Old Man & the Gun è, senza dubbio, uno dei migliori film dello scorso anno.

VOTO 8/9

3 pensieri riguardo “Old Man, Mr. Robert Redford

Rispondi a Nicolò Baraccani Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...