Hotel Artemis, tra Tarantino e Goddard

Drew Pearce scrive e dirige un film carico di tensione e dall’atmosfera rara, citando pellicole come The Hateful Eight e 7 sconosciuti a El Royale

Un film che mi convinceva, ma di cui avevo molto timore visto che, a parte il cast stellare, il nome del regista e sceneggiatore non mi andava molto a genio, essendo egli lo scrittore dello script di quello scempio di Iron Man 3 che ho a dir poco odiato. Ok, è anche lo sceneggiatore dell’ottimo Mission: Impossible – Rogue Nation, ma una volta visto anche il poster (sono terribili sia quello italiano che quello americano) ho cominciato a tremare. Il film mi attizzava molto dal punto di vista del soggetto e del risultato che sarebbe potuto emergere con una scrittura ispirata, ma rimaneva sempre quel campanellino di allarme. Sono contento di essere stato smentito! Ho amato Hotel Artemis anche solo per il fatto che le premesse che mette in tavola vengono raggiunte pienamente. Inoltre, ha una scrittura veramente intelligente che riesce a far mantenere la tensione e la curiosità sempre alte.

Ciò che colpisce immediatamente una volta iniziato il film è l’ambientazione futuristica – essendo il film ambientato nel 2028 -, cupa, malfamata, quasi apocalittica. Il mondo in cui si viene catapultati non può fare altro che rapire lo spettatore, trascinandolo in un vero e proprio inferno, in cui non si sa mai di chi ci si possa fidare e in cui tutto sembra malvagio, perfino la polizia. All’interno di questo futuro possibile in cui l’acqua non è più un bene di tutti e in cui città come Los Angeles diventano veri e propri campi di battaglia, ci vengono presentati sei singolari personaggi, interpretati tutti magnificamente che si incontreranno, mentre, al di fuori dell’hotel, nelle strade della città, sta scoppiando una sommossa della popolazione contro la polizia e la corporazione che gestisce il servizio idrico.

Iniziamo sicuramente dal nome più grosso di questa produzione, quello di Jodie Foster. L’attrice doppio premio Oscar qui interpreta Jean Thomas, l’Infermiera, la gestrice dell’Hotel Artemis, un ospedale molto selezionato ed eletto in cui i criminali vanno per curarsi dopo le loro scorribande. La Foster interpreta con un grazia e una maestria eccellenti un personaggio molto difficile, pieno di contraddizioni e un passato misterioso che l’ha spinta a fare ciò che fa, ovvero “rattoppare” criminali. In seguito, troviamo una vera e propria sorpresa dal punto di vista attoriale. Dopo averci stregato in Guardiani della Galassia di James Gunn nel ruolo di Drax, torna al cinema Dave Bautista che in questo film interpreta Everest, la spalla della Foster, una spalla molto più fisica, molto più muscolare. Il contrasto che si viene a creare vedendo la Foster e Bautista vicino è un qualcosa di veramente speciale. Qui l’attore si scioglie un po’ meno rispetto al cinecomic Marvel, ma comunque la sua presenza si nota e si ricorda. Al fianco dei due troviamo due attori, sì conosciuti, però sicuramente meno rispetto a quelli menzionati sopra. Sterling K. Brown interpreta il solito gangster un po’ stereotipato, infatti, possiamo dire che non lascia moltissimo il segno. La sua storia viene accennata ma non in modo da rendere possibile un’empatia nei suoi confronti. Si continua, poi, con Sofia Boutella che interpreta una killer francese molto sensuale ed affascinante ma estremamente letale (femme fatale), una sorta di cacciatrice di taglie. Man mano che prosegue il film, il suo personaggio diventerà sempre più importante per svariati motivi che non voglio rivelare. Anche questa, però, soffre dello stesso problema di Brown: il suo personaggio non viene approfondito abbastanza, non le viene dato un background tale da renderla iconica o quanto meno significativa una volta finito il film. Infine, troviamo sicuramente il nome più grande insieme a quello della Foster. Il grande Jeff Goldblum! Qui, l’attore di Pittsburgh interpreta il boss criminale Lupo Bianco, un uomo violento, proprietario dell’hotel Artemis, temuto e rispettato allo stesso tempo. La sua interpretazione, benché molto risicata, rimane impressa nella mente dello spettatore. Il suo arrivo all’hotel è uno dei momenti più tesi e al cardiopalma del film. Si segnala anche il nome di Zachary Quinto (American Horror Story Asylum, trilogia di Star Trek di J.J. Abrams) che interpreta, in modo molto sopra le righe, il figlio del Lupo.

Lupo Bianco (Jeff Goldblum) in una scena del film

Oltre alla regia – che non brilla particolarmente per virtuosismo, però è curata -, la sceneggiatura, l’ambientazione e le interpretazioni, ciò che veramente colpisce in questo film è il livello della fotografia che rende il tutto molto più tangibile, concreto, reale, minaccioso, oscuro, cattivo. I corridoi dell’Artemis sono un luogo all’apparenza neutrale, ma dove, al contrario, può succedere di tutto. Luce soffusa, neon, stanze particolari con nomi di luoghi famosi del mondo come Acapulco, Niagara, Tahiti. Tutto ciò contribuisce a creare un’atmosfera surreale, ma allo stesso tempo estremamente vera. L’unica pecca è rappresentata dalla mancanza di una colonna sonora presente e “martellante”, di un qualcosa che tenga il ritmo già meravigliosamente costruito dalla sceneggiatura di Pearce.

Ed ecco che arriviamo al collegamento con Tarantino e Goddard. Il film riprende moltissimo le meccaniche già utilizzate magnificamente dai due mostri citati qui sopra. In particolare, si rifà molto, sebbene questo film sia molto più corto degli altri due, alle meccaniche di The Hateful Eight e 7 sconosciuti a El Royale. Vengono presentati dei personaggi che per varie motivazioni finiscono per riunirsi in un luogo chiuso, piccolo e misterioso, in cui tutto verrà a galla. All’interno di questo tipo di strutture, che personalmente adoro, in qualche modo, quasi tutti i personaggi sono collegati tra di loro ed ognuno conosce e agisce con o contro un altro con motivi ben precisi. Nella costruzione di questo climax, di questa tensione, moltissima importanza viene data alla miccia, all’esplosivo che farà saltare tutto in aria, provocando la distruzione e la demolizione di tutto ciò che ci è stato presentato all’inizio. Basti pensare al personaggio di Jody Demorgue (Channing Tatum) in The Hateful Eight di Tarantino. Ad un certo punto del film si scopre che qualcun altro si nasconde all’interno della baita ed è sempre stato lì. In seguito allo sparo contro il maggiore Warren, la situazione esplode completamente in un vero e proprio bagno di sangue. Lui è la miccia. Rispetto a questi due film, l’unica mancanza è il completo viaggio a ritroso nel passato dei personaggi. Tuttavia, troviamo delle visioni da parte del personaggio della Foster.

Everest (Dave Bautista) e l’Infermiera (Jodie Foster) nel film

Per concludere, l’ultimo grande problema del film è il fatto che si nota palesemente che ha subito dei tagli in fase di montaggio. Il mondo e l’universo di personaggi che ruotano attorno all’Hotel Artemis, creati da Pearce sono così affascinanti che un’ora e mezza non è abbastanza per sviscerare e soddisfare lo spettatore correttamente. Inizialmente, a parer mio, il film doveva durare sulle due ore/due ore e trenta, perché anche il contesto esterno alle mura dell’hotel, interessantissimo, non viene per niente esplorato. La rivolta che sta prendendo piede nelle strade ci viene presentata in modo distaccato, non si entra mai, se non per un breve momento, nella mischia, il tutto rimane un semplice contorno. Avrei apprezzato che le azioni nella strada coinvolgessero molto di più gli ospiti dell’hotel. Inoltre, come già menzionato, non vengono esplorati molti background dei personaggi che prendono vita sullo schermo. Nonostante i difetti, tuttavia, Hotel Artemis rimane un ottimo film, capace di far stare in tensione lo spettatore per un’ora e mezza, senza mai annoiare. Il ritmo viene mantenuto alto anche dalle ottime coreografie di combattimento verso il finale e un tocco gore e pulp che non guasta mai.

VOTO 8.5

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