MIB International? No, grazie!

Tornano i Men in Black tra tradizione e novità, il risultato, però, non è quello sperato! Con International, la saga degli uomini in nero tocca uno dei suoi punti più bassi

Sono passati 22 anni dall’uscita nei cinema del primo capitolo della saga di Men in Black, tra le più importanti e famose della storia del cinema. MIB del 1997 portò nel panorama cinematografico dell’epoca una ventata d’aria fresca, mischiando la fantascienza e la commedia in un modo a dir poco unico, portando sullo schermo una delle coppie più celebrate della storia, formata dall’agente J e dall’agente K, rispettivamente interpretati da uno strepitoso Will Smith e da un Tommy Lee Jones in forma smagliante. Con il suo look a dir poco contagioso e la sua incredibile colonna sonora, MIB aveva carattere, aveva una propria identità. Stessa identità che, però, non si è mantenuta tale nei capitoli successivi – se non in poche occasioni – ed è anche il caso di MIB International, uno dei film più chiacchierati del periodo estivo.

Era proprio necessario un altro capitolo di MIB sette anni dopo l’uscita del terzo capitolo della saga? Assolutamente no! Questo International rappresenta un altro esempio lampante della tendenza hollywoodiana di prendere un franchise storico, che ormai ha già detto tutto ciò che poteva e spremerlo quanto più possibile, rinnovandolo o meno – a seconda della produzione. Il fallimento frequente di queste operazioni è riscontrabile nell’apprezzamento e nei dati dati dal box office. Su Rotten Tomatoes ( sito web che si occupa di aggregare recensioni, informazioni e notizie sul mondo del cinema e delle serie TV) il film ha ottenuto il 22% di apprezzamento da parte della critica e il 66% dal pubblico – dato molto basso rispetto alla media -; inoltre, al botteghino, ha guadagnato, attualmente, soltanto 70 milioni di dollari in patria – contro un costo di produzione di 110 milioni. I dati sembrano dipingere un quadro a dir poco rovinoso per questo reboot della saga, il film è, però, così brutto come sembra? Sì e no.

Alla regia di questo quarto capitolo di MIB troviamo F. Gary Gray, regista di film action di grande successo come The Italian Job e Fast & Furious 8 e del grande Straight Outta Compton. Si nota, infatti, che la mano dietro la cinepresa è quella di un regista di film d’azione o comunque non troppo impegnati, una mano non autoriale, per capirci. La pellicola, in generale, non è diretta male, non c’è da mettersi le mani nei capelli. Certo non stiamo parlando di Barry Sonnenfeld, regista dei primi tre capitoli, ma la direzione e il concept del tutto è abbastanza chiaro, scorrevole e fluido. Le scene d’azione sono abbastanza comprensibili e ogni troviamo qualche guizzo, qua e là, di un’intenzione registica ben precisa. In alcuni punti, sopratutto nei primi minuti, ci sono delle inquadrature molto strane nella loro impostazione, ostacalate anche dal montaggio, senza dubbio.

Prendono il posto di Will Smith e Tommy Lee Jones come protagonisti, Chris Hemsworth, attore sulla cresta dell’onda grazie alla sua interpretazione di Thor (all’interno di questo film è presente un piccolo riferimento) nel MCU; e Tessa Thompson, attrice emergente, diventata famosa grazie a ruoli come quello di Valkyrie nel MCU e di Charlotte Hale nella serie HBO Westworld. I due avevano, quindi, già lavorato insieme in precedenza, All’interno del film, questi interpretano rispettivamente l’agente H e l’agente M (notare il piccolo product placement). Così come per Smith e Jones, l’alchimia tra i due fa metà del film ed è, senza dubbio, tra i pro della pellicola. Avendo già lavorato insieme prima di questo film, essi, in qualche modo, sembrano completarsi a vicenda, reggendo la scena in maniera incredibile. Nel cast troviamo anche l’istrionico Liam Neeson che interpreta High T, il capo della divisione dei MIB di Londra. Come sempre, Liam Neeson riesce a lasciare il segno. Il suo personaggio, anche se appare in tutto 25-30 minuti, colpisce sempre quando è in scena.

Tuttavia, i punti più deboli della produzione sono il soggetto e la sceneggiatura, scontati, poco ispirati e casuali in molti risvolti. L’incipit è spaventoso da quanto è anonimo e comune. Veramente, un incipit del genere fa paura a quelli dei film anni ’80 e ’90. Una bambina, Molly (Tessa Thompson), assiste allo sparaflash sui suoi genitori da parte di due agenti dei MIB e, in più, incontra e salva una creatura aliena. Da quel giorno, inizia ad incuriosirsi e appassionarsi ai Men in Black, ai misteri dell’universo e, in particolar modo, agli alieni. Utilizzando informazioni ottenute chissà come, riesce ad individuare e a scoprire la base newyorkese del gruppo e diventa una Woman in Black (sì, questa battuta viene fatta un paio di volte all’interno del film). Le viene dato un periodo di prova durante cui lavorerà al fianco dell’agente H, interpretato da Chris Hemsworth. I due, nel corso di un’operazione, scoprono che all’interno dell’organizzazione si cela una talpa. Da questo inizio che tanto breve e chiaro non è, si sviluppa una trama veramente derivativa, piena di forzature e coincidenze, grigia, piatta, poco sensazionale, totalmente apatica e distaccata. Lo spettatore non riesce mai, e dico mai, ad empatizzare con ciò che sta succedendo ai nostri protagonisti! Ad un certo punto, si continua con la visione giusto per scoprire chi sia la talpa e quali segreti si celino dietro questa rivelazione. Il film si conclude frettolosamente, lasciando più interrogativi che risposte, non approfondendo e chiudendo certe questioni e il tutto si fonde nel conclusivo e completo disinteressamento generale da parte del pubblico. Grande punto a sfavore della pellicola, infine, è la comicità e l’ostinazione ad essere comici, la caduta nel troppo comico. Il film è sì anche una commedia, ma alcune battute e frammenti vengono ripetuti ad oltranza e il tutto inizia a diventare quasi patetico verso metà film.

Pedino, una delle parti migliori del film

The world’s not going to save itself

Frase presa dal banner pubblicitario del film

Dal punto di vista tecnico, vi sono due gravi mancanze: la mancanza di un comparto fotografico memorabile e curato e la mancanza di una colonna sonora forte. I temi che si succedono per tutta la durata del prodotto sono veramente impersonali e dimenticabili. Nel film si fa un grande uso della CGI, soprattutto per quanto riguarda le creature aliene che, sì appaiono, ma avrei preferito vederne molte di più del semplice, ma molto simpatico (tra le migliori parti del film) Pedino. La computer grafica utilizzata è abbastanza instabile: in molti momenti è ben fatta e curata, in altri ricorda molto quelli del primo capitolo della saga. Si ha quindi un ritorno indietro nel tempo.

Per concludere possiamo dire quindi che Men in Black International è un film di cui non si sentiva il bisogno, ma che non è totalmente un disastro come molti vogliono dipingerlo. Ha sì i suoi difetti, una sceneggiatura che frequentemente scricchiola sotto la sua mediocrità, un comparto tecnico poco ispirato e la mancanza di una propria identità ben precisa; ma possiamo dire che rispetta gli obiettivi che si prefigge, ovvero intrattenere. MIB 4 è un film di largo consumo, volto a far passare al pubblico 2 ore in tutta tranquillità, godendosi della sana azione, senza troppe pretese. Un paio di storture ci sono, anche, per esempio, nell’inserimento forzato del politically correct che risulta, alla fine della fiera, fuori luogo. Discorsi femministi, il cambiamento del nome in Women in Black (che potrebbe essere realtà in futuro), “le donne sono tutte regine”; questa propaganda quasi nazifemminista diciamo che nell’insieme del film risulta a dir poco ingombrante e pesante, segno di una Hollywood che sta cambiando e sta diventando sempre più ipocrita. In sintesi, la pellicola deluderà completamente i fan dei primi tre film, di cui possiamo ritrovare soltanto il feeling del duo e la componente comica (anche se troppo marcata e non sempre riuscita); ma piacerà e soddisferà in pieno il grande pubblico, il pubblico generalista. Ciò non significa però che Men in Black International non scomparirà dalla memoria collettiva di tutti tra qualche mese, diventando addirittura un film fantasma in pochi anni!

VOTO 6.5

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