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Arrivata alla sua terza stagione, la serie Netflix Stranger Things non finisce mai di stupire e di emozionare, presentando una crescita strepitosa dei personaggi e scene d’azione mozzafiato

Nell’estate del 2016 usciva su Netflix e, fin dai primi trailer, ne fui subito innamorato. Quel mistero che permeava tutta la prima stagione, quell’atmosfera di pericolo e minaccia e le continue citazioni a film, serie TV, musica e cultura anni ’80 mi hanno fatto amare e adorare la prima incarnazione della serie. Il concetto del Sottosopra, di una dimensione parallela, il finale molto aperto, il coinvolgimento del governo, l’improbabilità voluta e, a volte, trash – ma fatto bene – e lo spessore dei personaggi rendono la prima stagione di questa serie un qualcosa di assolutamente innovativo e mai visto prima in una piattaforma di streaming TV. Stranger Things ha dato il via anche al fantomatico ritorno e nostalgia del decennio degli ’80.

Nonostante il finale aperto, la prima stagione della serie, intesa anche come omaggio agli anni ’80, si chiudeva perfettamente e un secondo round non era del tutto necessario. Molti, infatti, storsero il naso all’idea che gli scrittori potessero rovinare tutto quello che viene costruito nella prima. La seconda stagione, per tutta la sua durata, si configura come la seconda parte e il continuo non necessario della prima incarnazione della serie. Possiamo dire che la seconda stagione della serie Netflix vive un po’ all’ombra della prima e non porta nulla di nuovo e innovativo se non nel finale che, ancora di più di quello della prima, sembra una chiusura vera e propria. Sì, la seconda stagione di Stranger Things è, senza dubbio, la peggiore delle tre. Vengono introdotti un paio di personaggi nuovi e viene esplorato molto di più il personaggio di El e il suo rapporto con Hopper, ma, alla fine nulla di che.

Tra la prima e la seconda stagione di Stranger Things è passato poco meno di un anno. Dal 2017, in poi, Stranger Things è scomparso dalle nostre vite. Certo, se ne sentiva parlare e, a volte, i discorsi di molte persone arrivavano a citare e a fare riferimenti alla serie. Stranger Things è diventato, però, un patrimonio della cultura pop in generale, su questo non ci sono dubbi! Con l’annuncio della terza stagione, il pubblico aveva già iniziato a gridare allo scandalo, dicendo che gli sceneggiatori con questa terza stagione avrebbero distrutto la serie, rimarcando il calo della seconda e l’inutilità del progetto. A differenza di queste voci e proteste, la terza stagione della serie dei Duffer Brothers è sicuramente la seconda stagione più bella delle tre, un paio di scalini al di sotto della prima – che ha avuto il pregio di sfondare, innovare e fare centro nelle menti degli spettatori.

Il punto forte che caratterizza tutte e tre le stagioni di Stranger Things è il fatto che gli sceneggiatori riescano in ogni singola serie a far sembrare interessante ed avvincente un qualcosa di già visto in molti film degli anni ’80 come I Goonies, E.T., ecc… Arrivata alla terza stagione, Hawkins sembra letteralmente la città più sfortunata d’America, ma il pregio sta proprio nella coerenza con cui si evolvono e vengono mostrare le vicende. C’è sempre un filo conduttore che lega le varie vicissitudini dei personaggi e i vari eventi che si susseguono nella cittadina americana, anche se, alla fine, la trama si riduce a presentazione del problema e del cattivo/primo scontro e sconfitta/evoluzione/secondo scontro e sconfitta/battaglia finale dai toni molto epici.

L’incipit della stagione è il fatto che i protagonisti, inevitabilmente, stiano crescendo e diventando adolescenti, scoprendo significati nuovi di valori come l’amore, la famiglia e l’amicizia. Il gruppo sembra essere sul punto di rottura, mentre sullo sfondo troviamo l’apertura di un gigantesco centro commerciale – lo Starcourt – e la genesi di nuove minacce. I villain di questa stagione sono, infatti, due: i russi (villain terreno) e il Mind Flayer (villain soprannaturale), evoluzione del Demogorgone e del Mostro Ombra. Tutti e tre sono ovviamente collegati alla dimensione parallela del Sottosopra e la nascita di questo cattivo proviene proprio dal finale della seconda stagione, ovvero quando El, con i suoi poteri, riesce a chiudere la crepa e ad intrappolare i mostri al suo interno. Non tutti a quanto pare…

Robin (Maya Hawke), Steve (Joe Keery) e Dustin (Gaten Matarazzo). Il nuovo team della terza stagione.

Sicuramente ciò che rende questa terza stagione tra le migliori della serie è la crescita e l’evoluzione dei personaggi. I nostri eroi entrano, quindi, nella fase dell’adolescenza e incominciano a nascere i primi amori tra Mike (Finn Wolfhard) e El (Millie Bobbie Brown), coppia che all’inizio è veramente fastidiosa, ma che si riabilita sul finale; e tra Lucas (Caleb McLaughlin) e Max (Sadie Sink), coppia, invece, molto sottotono rispetto all’altra. Vi è anche un accenno di romance di Dustin con una certa Suzie, relazione che porta ad una delle sequenze più belle e sopra le righe dell’ultima puntata. Will (Noah Schnapp), personaggio che in questa stagione rimane molto sottotono, ha una funzione scenica minima e la sua presenza, a parer mio, è solo giustificata dal fatto che lui continua ad avere una connessione con il Sottosopra. Lo stesso succede con suo fratello Jonathan (Charlie Heaton) che, in questa stagione, viene messo un po’ in ombra dalla sua fidanzata Nancy Wheeler (Natalia Dyer), sorella di Mike. Vengono esplorati e viene dato spessore a quasi tutti i rapporti e le relazioni tra i personaggi che, in questa stagione, raggiungono la propria maturità e la propria forma. Molte sfaccettature vengono aggiunte anche al personaggio del capo della polizia di Hawkins, Jim Hopper (David Harbour) – personaggio centrale di questa terza stagione – che continua ad intessere un legame che appare molto spesso un po’ strano con Joyce Byers, la madre di Will, interpretata dalla grandissima Winona Ryder. Hopper si dovrà anche, nuovamente, scontrare con la sua paternità acquisita su El e del rapporto di quest’ultima con Will. Vengono introdotti personaggi nuovi come Robin (Maya Hawke), ragazza molto riservata, ma anche molto pungente e forte che nasconde un segreto e un retroscena molto interessanti e che riesce a tener testa al popolare Steve Harrington, con cui nasce un rapporto molto peculiare che verrà sicuramente sviscerato in futuro. Steve Harrington che, anche in questa stagione, prosegue nel suo cammino di redenzione, iniziato nella seconda. Troviamo anche la sorella di Lucas, Erica, personaggio che riesce a ritagliarsi un proprio spazio; e il comic relief della stagione e non solo, ovvero Dimitri, uno scienziato russo, molto importante ai fini della trama, ma anche molto caricaturale. Egli riesce, però, a far breccia nel cuore degli spettatori per la sua comicità naturale e fisica. Un personaggio che, nella seconda stagione, sembrava quasi un cliché, tanto da risultare a dir poco odioso, è quello di Billy (Dacre Montgomery), il fratello di Max. In questa terza stagione, diventa, però, un personaggio centrale e proprio cardine dell’intera vicenda. Inoltre, vengono anche esplorate le motivazioni principali del suo carattere, ma anche della sua caratterizzazione. In quest’ultima stagione si parla, quindi, di ribellione, ma anche di female power, individuabile nella nascita e crescita del rapporto tra El e Max, personaggi femminili molto emancipati; dal personaggio di Nancy Wheeler, ma anche nella new entry Robin che introduce nella serie un altro tema molto attuale ed importante.

Facciamo le nostre regole

Max (Sadie Sink) a El (Millie Bobbie Brown)

Dal punto di vista tecnico, la serie mantiene i suoi standard di qualità, presentando una regia frenetica, strepitosa e molto citazionista in alcuni casi. Questa, inoltre, riesce a valorizzare incredibilmente la potenza delle interpretazioni da parte dei giovani attori. Millie Bobbie Brown, David Harbour, Gaten Matarazzo e Winona Ryder, in particolare, regalano alcune delle interpretazioni migliori della loro carriera in questa terza stagione. Questa contiene, in più, alcune delle scene d’azione più belle, entusiasmanti e tese dell’intera serie come la battaglia finale al Starcourt Mall, divisa in tre squadre. Grazie anche alla strepitosa colonna sonora, moltissime scene sono in grado di emozionare, far sentire in pericolo, far ridere a crepapelle, intristire, far empatizzare lo spettatore con ciò che sta avvenendo e con i personaggi, caratteristica che rappresenta veramente un buon 80% della riuscita dell’intera serie. Anche la fotografia – piena di neon, artistica, drammatica, a volte molto retrò, citazionista – rappresenta uno dei punti di maggior forza di tutto Stranger Things. Per tutta la stagione vi è, infine, sempre un senso di angoscia, di ansia e una tensione incredibili, arrivando poi ad un climax esplosivo.

Uno degli altri punti di forza di questa serie sono da sempre le citazioni e i riferimenti a prodotti provenienti soprattutto dagli anni ’80. In quasi tutti gli 8 episodi di questa terza stagione si possono scovare numerosi easter eggs. In particolar modo, troviamo riferimenti a IT, Ritorno al Futuro, L’Alba dei Morti Viventi, Terminator, La Storia Infinita, La Cosa, Magnum P.I., Lo squalo e tanti altri.

Stranger Things 3 termina, infine, con una delle conclusioni più commoventi, significative e strappalacrime dell’intera serie, ma anche dell’anno, che riassume un po’ tutto lo spirito della stagione stessa, ovvero l’andare avanti, il crescere, l’accettazione della progressione ed evoluzionedella vita. Grandi perdite, grandi incontri, grandi reunion, molte emozioni per una stagione a dir poco indimenticabile che lascia aperti numerosi spiragli per una possibile quarta tornata della serie Netflix/Duffer Brothers.

Tra i contro di questa terza stagione di Stranger Things troviamo, indubbiamente, la CGI delle creature – soprattutto del Mind Flayer – e gli effetti visivi in generale, a volte al limite del B-movie e del trash, dovuto forse al budget televisivo. Quindi, poca cura degli effetti per una serie in cui essi stanno praticamente al centro o poco più in là. L’altro difetto principale è l’assenza di un senso di unità effettiva tra i personaggi. Si arriva, durante il corso della stagione ad avere non tre, addirittura quattro gruppi e, quando sembra che tutti si riuniscano, vi è nuovamente una divisione fino alla fine. Collegato a questa questione è, senza ombra di dubbio, l’altro difetto della terza stagione di Stranger Things, ovvero la frammentazione e l’incertezza che si respira nelle prime puntate di questa. Questa divisione in gruppi, infatti, rende i primi episodi della stagione come un qualcosa di molto diviso, come se ogni personaggio appartenesse ad un comparto stagno e non potesse incontrarsi ed interagire con quelli appartenenti all’altro comparto. In conclusione, l’ultimo difetto riscontabrile non solo in questa, ma anche nelle due precedenti stagioni è la potenza, forse eccessiva, di El che, in alcuni momenti, appare come l’unico personaggio che riesce ad avere qualche chance contro le avversità che si parano davanti. Questa potenza eccessiva di El porta ad una parvenza di inutilità dei personaggi che stanno al suo lato. Questa condizione viene, però, modificata e alterata dagli scrittori, anche se, solamente, a fine stagione.

Jim Hopper (David Harbour) e Joyce Byers (Winona Ryder) nella serie

VOTO 9

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