Ragione o follia?

Con la sua Final Cut, Apocalypse Now di Coppola mostra i muscoli ma anche la sua importanza per la storia del cinema

In occasione del festival del “Cinema Ritrovato” organizzato dalla Cineteca di Bologna, in Piazza Maggiore – a seguito di un’introduzione da parte di Coppola stesso – la versione finale di uno dei suoi capolavori, nonché parte integrante della storia della settima arte. Mezz’ora più lungo della sua versione originale del 1979 è pensato appunto per essere la versione definitiva, “ultimate”. Il film è stato anche arricchito di un comparto audio-video aggiornati alle tecnologie moderne, con Dolby Atmos – con il fine di catturare lo spettatore in un vortice di emozioni contrastanti e ipnotizzarlo – e risoluzione 4K per potenziare al massimo luci, colori ed inquadrature del mitico Coppola.

Dato che l’originale di Apocalypse Now non era solo lungo ma anche insolito nello stile e nella sostanza per un film dell’epoca, abbiamo pensato di tagliare ove possibile non solo per questioni di tempo ma anche per tutto ciò che poteva sembrare ‘strano’. Una quindicina di anni dopo lo davano alla TV mentre mi trovavo in albergo, e dato che mi è sempre piaciuto l’inizio mi sono messo a guardarlo e ho finito per vedermelo tutto. Mi sono reso subito conto che il film non era strano come pensavo, ed era diventato più ‘contemporaneo’. Aggiungiamoci che molti (compreso il distributore) pensavano che fosse stato scartato tanto ottimo materiale. Tutto questo ha condotto a quello che è stato poi chiamato Apocalypse Now Redux […]. In quella versione veniva ripristinato tutto ciò che era stato tagliato. In seguito, quando mi chiedevano quale versione preferissi vedere in circolazione, mi capitava spesso di pensare che l’originale del 1979 fosse stato accorciato troppo brutalmente e che Redux fosse troppo lungo, così mi sono deciso a favore di quella che mi sembrava la versione perfetta, che è intitolata Apocalypse Now – Final Cut.

Francis Ford Coppola
Il capitano Willard (Martin Sheen) in una scena del film

Frutto di un difficoltoso anno e mezzo di riprese – caratterizzato da problemi di budget, tempistiche, climatici, il protagonista Martin Sheen venne colpito da un infarto sul set – Apocalypse Now è il film che ha consacrato Francis Ford Coppola al genere del war movie e ancora oggi questa pellicola è sicuramente una delle migliori in ambito di guerra insieme, forse, a Full Metal Jacket, Salvate il soldato Ryan e La Sottile Linea Rossa. Liberamente ispirato all’opera di Joseph Conrad Cuore di Tenebra, il film segue le orme del capitano Willard, un veterano della guerra del Vietnam, il quale ha alle spalle già tre anni di servizio laggiù, in quella terra selvaggia, maledetta, mortale, quasi magica che è il Vietnam. Questi tre anni non hanno avuto degli effetti particolarmente benefici sulla sua salute mentale ed egli appare, all’inizio del film, come in preda a degli attacchi di panico e schizofrenia. La sua condotta e il suo comportamento quando viene richiamato in guerra e viene messo a capo di un manipolo di uomini a bordo di una chiatta con una missione che, però, soltanto Willard conosce: trovare e uccidere definitivamente il capitano Kurtz (Marlon Brando), uno degli ufficiali migliori dell’esercito degli USA, che, tuttavia, è impazzito, rifugiatosi in una delle parti più oscure e inside della foresta e diventato capo di una propria tribù di fedeli.

Martin Sheen dà una prova attoriale veramente potente, portando sullo schermo un personaggio con cui il pubblico ha un rapporto di amore e odio. Egli rappresenta il buono, il giusto, il razionale, ma d’altro canto non è altro che un sicario senza scrupoli, il quale alla fine del film subirà un cambiamento a dir poco radicale, trasformandosi, praticamente, in chi doveva cacciare, quasi a toccare l’importanza e il calibro di Dio. Egli si mostra molto scrupoloso ed incredibilmente capace nel districarsi all’interno della giungla violenta e prepotente – quasi un personaggio a sé stante -, ma allo stesso tempo sente come una connessione e una forma di empatia con il suo obiettivo, con Marlon Brando, l’altro grande protagonista della pellicola. Nonostante la sua parte sia molto risicata e duri poco più di 20 minuti di screentime, è una delle interpretazioni più memorabili della storia del cinema. La breve comparata, quasi ai livelli di un cameo, però non inficia sulla potenza del personaggio di Kurtz, la cui presenza è palpabile e percepibile durante tutta la pellicola.

Io ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei.

Walter E. Kurtz (Marlon Brando) nel film

Proprio questi due personaggi si fanno carico di un gioco di contrari, di elementi antitetici come la razionalità e l’istinto, la violenza e la pacatezza, la guerra come utile e la guerra come spreco e valvola di sfogo, la guerra come giusta e come sbagliata, il buono e il cattivo, il sano e il malato. Alla fine delle più di tre ore di durata, i confini di questi ideali, quasi, antitetici si mischiano, diventano indefiniti. Non si sa più distinguere tra giusto e sbagliato, tra reale e falso: Kurtz la pensava realmente così sulla guerra, oppure era spinto soltanto da manie di protagonismo divinità e delirio? Willard ha subito un cambiamento a causa di tutti gli orrori che ha visto in guerra o all’interno della sua anima vi è sempre stata un anima irrazionale e bestiale, quasi come quella di Kurtz (oppure no?). Il viaggio di Willard per trovare Kurtz si trasforma in una vera e propria missione e scoperta del proprio animo, al punto che i due sono imprescindibili l’uno dall’altro. Le possibilità crescono, alimentando le teorie dello spettatore che si ritrova, però, infine, turbato, confuso ed incredibilmente “intrippato”. Proprio questo era l’obiettivo di Coppola: confondere e disturbare lo spettatore (non è forse così che funziona la guerra?) grazie ad una regia molto introspettiva, focalizzata sui primi piani, una colonna sonora a tratti disturbante ed onirica, un ambientazione veramente cupa e un po’ di black comedy e satira di sottofondo. Apocalypse Now si presenta quindi come un film dalle molteplici forme che appartiene ad un genere, ma che ne potrebbe contenere molti altri, un film complesso su cui si potrebbero scrivere libri interi solo per analizzarne la sua filosofia ed incredibilmente sontuosa e magistrale nella sua poetica.

Kurtz (Marlon Brando) in tutta la sua magnificenza

Voto: cult del cinema (10)

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